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Con la legge sul riordino dei cicli scolastici
La formazione professionale
non è più la Croce rossa

dei ragazzi… caduti a scuola
Da ora in avanti i ragazzi non si valuteranno per l'istituto frequentato ma per l'intero percorso formatiuvo compiuto

di Giovanni Manzini

L’approvazione della legge sul riordino dei cicli è stata variamente commentata. Come tutte le leggi fortemente innovative anche questa ha avuto un iter lungo e tormentato, costellato da polemiche e contrasti non solo all’interno della scuola ma anche nella società. Io non sono tra coloro che considerano questa legge una pietra miliare nella storia dell’umanità, ma sono convinto che essa finirà per incidere significativamente sul sistema d’istruzione e formativo del nostro Paese se si verificheranno due condizioni. La prima condizione è che si prende atto culturalmente e operativamente del pilastro su cui poggia tutto il cambiamento introdotto dalla legge: il passaggio dal tradizionale obbligo scolastico al più moderno obbligo formativo, in armonia con il resto d’Europa. Detto in parole semplici questa legge istituisce un nuovo sistema in base al quale tutti i ragazzi italiani entro i 18 anni conseguiranno o un diploma scolastico o una qualifica professionale. Per raggiungere questo obiettivo lo Stato mette a disposizione dei ragazzi tra percorsi: la scuola, la formazione professionale regionale, l’apprendistato tra percorsi che possono integrarsi e interagire fra loro a partire già dal quattordicesimo anno di età.
Questa integrazione tra il sistema scuola e i sistemi della formazione professionale e dell’apprendistato cambia il tradizionale modo di considerare la scuola il luogo della cultura con la C maiuscola e gli altri due sistemi come una specie di Croce Rossa per chi veniva espulso dal primo. A completamento di questa nuova idea la legge ufficializza come parti integranti del percorso scolastico e formativo l’istruzione e formazione tecnica superiore (o corsi superiori post diploma), l’educazione degli adulti e la formazione continua. Se fino ad ora siamo stati abituati a valutare il grado di istruzione di una persona unicamente dal grado di scuola frequentato, da oggi in avanti dovremo abituarci a valutarlo in base all’intero percorso formativo realizzato, riconoscendo pari dignità al percorso scolastico e a quello formativo.
Perché questa legge raggiunga il suo obiettivo che come recita l’art. 1, è quello di far crescere il ragazzo come persona, come cittadino e come professionista, la seconda condizione è che entro 6 mesi Governo e Parlamento emanino i previsti provvedimenti (art. 6) in ordine ai contenuti, ai programmi, ai curricoli e alla qualificazione del personale. Qualcuno, giustamente, ha detto che il lavoro più delicato comincia ora perché si tratta di far diventare vivo questo impianto ordinamentale riempendolo dei nuovi contenuti richiesti dalle regole della globalizzazione senza che questo nulla tolga alla sostanza della nostra cultura umanistica.
Nessuno che voglia bene alla scuola può sottovalutare le ansie e le preoccupazioni che questa legge (che va ad aggiungersi alle altre numerose tessere del mosaico) suscita negli operatori scolastici e nei genitori e negli studenti. Tuttavia da qui alla sua entrata in vigore abbiamo un anno e mezzo, un tempo necessario e sufficiente per prepararci tutti adeguatamente.
L’importante è abbandonare le polemiche che se possono avere avuto un senso in tutti questi anni, oggi sarebbero solo un danno per i ragazzi e per il Paese.


2 aprile 2000
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