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Via libera del Senato
alla legge-quadro sul riordino dei cicli distruzione
di Angelo Rescaglio
Signor Presidente, signor Ministro, credo non sia facile ora tornare al tema della
scuola, ma lo farò esaminando da vicino il testo che abbiamo in esame, evitando quindi di
parlare (come capita sempre quando ci imbattiamo in un problema della scuola) di tutta la
scuola, poiché qui, invece, il problema è specifico.
Dirò subito che il mio sindacato, lo SNALS, quello che annovera più iscritti nell'ambito
del personale della scuola, ha espresso un giudizio sostanzialmente positivo sul disegno
di legge in discussione: così posso tranquillizzare tutti quelli che sono polemici sulla
riduzione di un anno scolastico, che nessun insegnante, tra quelli che sono in servizio
oggi, perderà il posto.
E fa bene a ricordarlo il responsabile della scuola dei Popolari nell'editoriale di oggi.
Che cosa devo dire in ordine al problema in generale? A differenza delle ultime riforme
globali della scuola - il riferimento va alla media unica e alla introduzione dei tre
maestri nelle elementari -, riforme di vasto respiro, questa, che passa alla storia come
riordino dei cicli scolastici, ha conosciuto momenti di intensa discussione nel Paese. Ho
partecipato a tantissimi incontri.
Dicevo, quando si introdusse nelle "elementari" quella riforma globale che
portò ai tre maestri, la cosa trovò riscontro soltanto nell'ambito dei consigli di
circolo, non ebbe una vasta eco al di fuori. Eppure, si trattava di qualcosa di
sostanziale, nella realtà scolastica di questo Paese. E così la riforma della scuola
media, che veniva dopo due anni di sperimentazione, fu ugualmente di vasto respiro, ma i
tempi allora non erano particolarmente idonei ad una discussione diffusa. Non vorrei però
che qualcuno dicesse che questa riforma non ha avuto dei precedenti illustri, né che non
vi sia stata discussione nell'ambito del Paese, perché in questi due anni di
presentazione del testo ci siamo trovati spesso a misurarci con studenti, genitori ed
insegnanti sul problema della riforma oggi in esame. Ne abbiamo ampiamente dibattuto nelle
varie componenti - torno a dire, docenti, genitori, studenti - derivando la consapevolezza
che una riforma della scuola è esigenza ampiamente avvertita. Senza poi far riferimento a
ciò che avvenne nel 1924, quando una nuova riforma colossale, la prima di questo secolo,
avvenne in perfetto silenzio, ma erano quelle stagioni storiche di altre avventure.
Sono perfettamente convinto - come è riconosciuto, signor Ministro, nella sua relazione
al disegno di legge - che questo stesso progetto (cito le sue parole) "Costituisce
per altro solo una parte della risposta alle complessive esigenze di riforma della scuola.
Gli altri capisaldi di tale riforma, sono infatti l'autonomia delle istituzioni
scolastiche" - se ne sta discutendo, mentre proprio oggi in "Commissione
Cultura" abbiamo espresso un parere sui regolamenti ad essa relativi - "la
riforma dei programmi di insegnamento e la realizzazione, alla pari di altri Paesi
europei, di un sistema pubblico integrato", legge in attesa di essere approvata dalla
Camera.
Noi Popolari abbiamo coscienza precisa di una profonda trasformazione del nostro sistema
scolastico, soprattutto considerando la realtà delle elementari e delle medie oggi, con
la loro lunga storia nel nostro Paese; ma, nello stesso tempo, voglio assicurare i
"critici" del disegno di legge che nessuno vuole distruggere quella storia,
quell'identità che ormai appartiene al DNA della nostra scuola.
Accosto qualche elemento del testo: prima di tutto la "scuola di base", per la
quale sono previsti, come è noto, sette anni in una dimensione unitaria. Quante volte,
abbiamo notato l'impossibilità di contatto tra la scuola elementare e la scuola media?
Ricordo battaglie di vasto respiro, quando la "scuola media" rinfacciava a
quella "elementare" di non dare una preparazione adeguata; incomprensioni
culturali che abbiamo visto sul campo. Il disegno dei sette anni, senza togliere la
specificità che appartiene alla storia della scuola media e della scuola elementare,
vorrebbe adesso configurare un cammino unitario. Certo, si tratterà poi di ricuperare e
di ritrovare i contenuti adeguati, però l'idea di un'unitarietà di intenti, in una
stagione che ha qualche cosa in comune da quei sette ai tredici anni, sia pur con la
varietà degli stili esistenziali che conosciamo, non è insignificante.
In altri tempi, si sono tentati approcci, ma spesso con una certa diffidenza culturale.
Ora, quei periodi di vita, così fondamentali per gli sviluppi esistenziali successivi,
sono analizzati in una visione d'insieme, con questa finalità. So che qualcuno, leggendo
il testo dell'articolo 3, dove si parla di scuola di base, ha detto che si trattava di
parole scritte al vento. Ora, bisogna che ci intendiamo bene: tutte le leggi in questo
organismo, quando vengono presentate, potrebbero essere parole gettate al vento. Mi
soffermo su tre principi: "educazione ai principi fondamentali della convivenza
civile" (e diciamo cose da poco con questa formulazione?), "consolidamento dei
saperi di base, anche in relazione alla evoluzione sociale, culturale e scientifica della
realtà contemporanea" e, infine, "sviluppo delle competenze e delle capacità
di scelta individuali atte a consentire scelte fondate sulla pari dignità delle opzioni
culturali successive". Quante volte ci siamo soffermati sull'urgenza di creare degli
stimoli critici fin dalla prima età nei ragazzi che andavano e che vanno a scuola per
permettere loro di operare delle scelte nel cammino esistenziale?
C'è anche il dubbio - sollevato da qualcuno che riguarda il futuro di eventuali
insegnanti in esubero. Ho già riferito; riportando un discorso dell'editoriale di oggi
del "Popolo", che nessuno ha intenzione di ridurre il numero degli insegnanti
che adesso hanno un'occupazione nella scuola: sono follie. Giustamente, però, per quanto
riguarda gli insegnanti della scuola elementare eventualmente in esubero, si deve
ricordare che una riforma di questa portata si attua gradualmente e che potrebbe
sperimentare una utilizzazione degli insegnanti eccedenti per una assistenza programmata,
nel biennio successivo alla scuola dell'infanzia, agli alunni che mostrino maggiori
difficoltà. Si troveranno gli spazi culturali per recuperare eventualmente delle
situazioni di emergenza. Del resto, tutti sappiamo che a quell'uno per cento di riduzione
degli organici, nella scuola, che quest'anno era preventivato nella riforma Bassanini, non
si è impedito di avere altre possibilità occupazionali, e mi riferisco alla scuola per
adulti o ad altre forme che sono state riscoperte dal cammino dell'autonomia, che è ormai
alle porte.
Mi soffermo un momento anche sulla valutazione reale della "scuola
dell'infanzia", in questi decenni spesso lasciata al suo destino e che ora trova, in
questo testo, una storia di autenticità. Chi ha parlato, per tanti decenni, di scuola
dell'infanzia? Quando nel testo si dice che si mira allo sviluppo affettivo, cognitivo e
sociale dei bambini, "promuovendone le potenzialità di autonomia, creatività"
- non so quanti corsi di aggiornamento abbiamo fatto sulla creatività nei primi anni di
vita il pronunciamento è altamente significativo.
Quanto ai cinque anni di "scuola secondaria", devo riconoscere che all'inizio ho
trovato un po' di difficoltà - l'ho già detto al Ministro - a pensare che scomparivano i
licei, noi che siamo così legati alla storia del nostro liceo classico. Qui si riflette
la situazione attuale, ma si specifica, in questo caso, la dimensione culturale di tali
scelte. Basterà anche qui soffermarsi un momento sulla lettura del testo:
"Arricchire la formazione culturale, umana e civile degli studenti, sostenendoli
nella progressiva assunzione di responsabilità"; e poi, un passaggio che ho molto
apprezzato: "Nel corso del secondo anno, se richiesto dai genitori e previsto nei
piani dell'offerta formativa delle istituzioni scolastiche, sono realizzate attività
complementari"; giudico positivamente questo accenno alla famiglia, come primo
elemento educativo, che è richiamato anche nel primo comma dell'articolo 1.
Gli obiettivi di questa impostazione sono ugualmente degni della massima attenzione e
appartengono alla redazione del testo: riconoscimento della priorità dei problemi
dell'educazione; coinvolgimento dei genitori nella realizzazione degli obiettivi educativi
(ma ci rendiamo conto di cosa è stata, in questi anni, la presenza dei genitori nella
scuola, con le difficoltà precise che incontravano?); crescita di una moderna cultura
professionale che, accanto alle abilità e capacità professionali, fornisca a ciascuno
capacità di riconversione; sviluppo di una cultura fondata sulla responsabilità.
No, non mi sembra che siamo lontani da un'impostazione seria e motivata. Certo, bisognerà
poi recuperare i saperi, trattandosi di una legge quadro; tuttavia, le motivazioni di
fondo esistono.
A proposito dell'articolo 6, tanto bistrattato e frequentemente citato, poiché nel primo
comma si fa riferimento alle "specifiche professionalità maturate", bisognerà
probabilmente pensare, nel tempo, a qualcosa di costruttivo sulla formazione
professionale. In questi anni già sono stati introdotti riferimenti precisi e anche il
testo oggi al nostro esame ne propone; si richiede adesso di portare a compimento tutto
l'insieme di nozioni e propositi che abbiamo maturato.
Per quanto concerne la qualificazione, il personale docente deve acquisire sicurezza:
signor Ministro, questo è anche il momento di pensare agli insegnanti e a quanti dovranno
realizzare, concretamente, le riforme, dando loro la sicurezza necessaria nel momento in
cui diventano protagonisti di una storia che ha una sua impronta certamente epocale.
Voglio esprimere le valutazioni globali corrispondenti alla nostra ottica e sottolineare
l'impegno che noi Popolari abbiamo profuso per dare a questo testo una qualificazione
precisa. Mi riferisco, in particolare, al comma 1 dell'articolo 1, che recita: "Il
sistema educativo di istruzione e di formazione è finalizzato alla crescita e alla
valorizzazione della persona umana
, nel quadro della cooperazione tra scuola e
genitori
". Sono anche questi i nostri cavalli di battaglia, la dove si
affermano dei principi sanciti dalla Costituzione, come il dovere-diritto della famiglia
è educare e istruire i figli (e questi non sono certo aspetti che ci lasciano
indifferenti
).
Quindi, la nostra è una valutazione complessivamente positiva, che ha punti di
riferimento precisi e che nasce anche da alcuni giudizi dalla rivista AGE pubblicata in
settembre, che dedicava un articolo alla riforma dei cicli. Leggo testualmente: "La
prima osservazione riguarda l'impianto complessivo che, rispetto alle proposte precedenti,
risulta più comprensibile
Concordiamo
con il mantenimento di una scuola
superiore quinquennale e il sostanziale mantenimento di un triennio apposito
il
richiamo ai "principi sanciti dalla Costituzione" rappresenta un quadro
importante di riferimento, nel delineare la scuola del futuro. Tra questi sottolineiamo
l'importanza che sia salvaguardato "il dovere-diritto delle famiglie a educare e di
istruire i figli. In questa prospettiva condividiamo l'affermazione che "il sistema
di istruzione e formazione è finalizzato alla valorizzazione della persona umana nel
quadro della collaborazione scuola e genitori"".
Ci auguriamo, inoltre, che il Ministro, in futuro, prestando attenzione a tanti nostri
suggerimenti, introduca - ripeto - a una valutazione globale della formazione
professionale, di cui si parla, in forma un po sommaria, nel testo al nostro esame.
Del resto, quando si parlerà domani dell'impegno di questa classe politica in ordine alla
scuola si dovrà pur riconoscere come è stata ampiamente valorizzata la formazione
professionale, che però ha bisogno di indicazioni precise e qualificate.
Continuiamo a credere in una scuola che educa; che valorizza la presenza della famiglia
nella sua fondamentale vocazione educativa; che sa interpretare le attese dei ragazzi e
dei giovani, proprio in un momento in cui emergono tante inquietanti solitudini; una
scuola che già Quintiliano, nella "Istitutio Oratoria", sognava vicino
ai ragazzi, fortemente personalizzata, ben lontana da quella immagine tetra che Orazio
ricordava, pescando nelle sue esperienze amare, vissute accanto al maestro Orbilius; è la
scuola forse sognata da Don Milani, nella sua indimenticabile "Lettera ad una
professoressa" e che il Concilio - mi piace qui ricordare quel testo emblematico "Gravissimum
aeducationis", immaginava nella fedeltà ad una tradizione culturale e, insieme,
aperta alle istanze del futuro, nella riscoperta dei ruoli particolari che sono della
famiglia e della classe docenti, realtà cui noi Popolari siamo particolarmente vicini,
con la nostra sensibilità umana, prima ancora che politica.
10 febbraio 2000
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febbraio 2000 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |