i-s33

Aggiornamento a cura dell’Ufficio scuola del Partito Popolare Italiano / Febbraio 1999
La scuola che diventa moderna
I cambiamenti riguardano parità, autonomia, cicli e personale


PARITA'

Tempi
E’ definita in un disegno di legge (Disposizioni per il diritto allo studio e per l’espansione, la diversificazione e l’integrazione dell’offerta formativa nel sistema pubblico dell’istruzione e della formazione) varato dal Consiglio dei Ministri, che ora è all'esame della Commissione Istruzione del Senato
.

Contenuti
Il testo prevede la realizzazione di un sistema pubblico integrato che comprenda le scuole statali e quelle non statali, queste ultime, per rientrare nel sistema, dovranno rispettare in linea di massima i programmi nazionali, prevedere la presenza di tutte le componenti negli organi collegiali, definire il progetto educativo d'istituto, avere insegnanti abilitati e inquadrati (almeno i 3/4) in specifici contratti nazionali, accogliere chiunque condivida il progetto garantendo anche l'assistenza ai portatori di Handicap. I finanziamenti, erogabili in diverse forme, saranno proporzionali al numero degli studenti per permettere ai genitori di poter scegliere liberamente la scuola da far frequentare ai loro figli. Il finanziamento specifico è rinviato all’anno successivo a quello dell’approvazione della legge. E' la prima volta che un governo vara un DDL sulla parità. La legge paritaria è prevista dall’art. 33 comma 4 della costituzione

I popolari ritengono che la questione nodale sia quella del finanziamento, che deve avvenire attraverso tre canali: il contributo dello stato al pagamento degli oneri assicurativi e previdenziali dei docenti delle scuole non statali; una "dote" ad ogni studente delle scuole non statali di circa 400.000 lire da utilizzare per la promozione della qualità dell’istruzione; le convenzioni per le scuole materne. Inoltre deve essere garantito dalle leggi regionali il diritto allo studio per quanti, senza le necessarie disponibilità economiche, intendano frequentare una scuola statale o non statale. I popolari chiedono che il senato vari la legge entro l’estate.

Le recenti leggi regionali per il diritto allo studio approvate dai Consigli regionali di Lombardia e Emilia Romagna hanno affrontato il problema della possibilità per tutti gli studenti di frequentare le scuole non statali materne (in Lombardia) e di ogni ordine e grado (Emilia Romagna). La legge della Lombardia prevede un finanziamento alle scuole materne non statali senza fini di lucro, al fine di un contenimento delle rette. Per ottenere il finanziamento le scuole devono sottoscrivere una convenzione che, tra le altre norme, prevede l’accoglimento di ogni studente e la creazione di organi collegiali. La legge dell’Emilia prevede un intervento della Regione con assegni di studio per gli studenti capaci e meritevoli ma bisognosi che intendano frequentare le scuole statali e non statali di ogni ordine e grado. Inoltre è prevista la convenzione tra le scuole materne statali e non statali e la regione.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato la legge della Lombardia osservando che il finanziamento alle scuole materne va inteso come assistenza e in tal senso andranno indirizzati i contributi. La legge dell’Emilia è stata rinviata al Consiglio per apportare modifiche ad alcuni punti che, tuttavia, non riguardano né gli assegni di studio agli studenti né la possibilità della stipula delle convenzioni. Anche la regione Toscana ha recentemente ampliato i fondi per il diritto allo studio, prevedendo la possibilità di interventi per le scuola dell’obbligo statali e non statali.


INNALZAMENTO
DELL’OBBLIGO SCOLASTICO E FORMATIVO

Tempi
E' stata approvata la legge, ora occorre che il Ministero emani un regolamento applicativo per le disposizioni riguardanti le modalità di svolgimento dei percorsi - progetti individuali nella formazione professionale e per le iscrizioni alla scuole superiori.

Contenuti
La legge prevede di portare l’obbligo scolastico da otto a dieci anni e l’obbligo di istruzione e di formazione a diciotto anni, è quindi garantito il diritto alla frequenza dei corsi di formazione professionale volti al conseguimento della qualifica professionale a quanti, dopo il decimo anno di scuola, non intendono proseguire gli studi nella secondaria superiore. Il provvedimento rimanda poi all’art. 21 della legge 59/97 sull’autonomia scolastica per la disciplina delle iniziative di ogni scuola volte all’orientamento e al contenimento della dispersone scolastica, per mettere ogni alunno nella condizione di compiere le scelte più confacenti alla propria personalità.
In prima applicazione e in attesa della riforma complessiva dei cicli di istruzione, l’obbligo scolastico è fissato a nove anni. In questi giorni il senato sta approvando il DDL 3593 sull’occupazione, all’interno del quale gli articoli 49 e 50 istituiscono l’obbligo formativo che prevede che entro i 18 anni tutti i ragazzi conseguano o un diploma di scuola superiore o una qualifica professionale regionale. L’articolo 51 istituisce poi il post-diploma di livello superiore.

I popolari intendono collegare l’innalzamento dell’obbligo con la riforma dei cicli e ritengono indispensabile l'introduzione, in sede applicativa della legge, della reale possibilità di frequentare l'ultimo anno di scuola obbligatorio anche in integrazione con la formazione professionale. Questo prevede l’ordine del giorno votato dal Senato in occasione dell’approvazione della legge il 20 gennaio 1999. I centri di formazione professionale devono essere accreditati e garantire gli standard minimi di apprendimento.


CICLI

Tempi
E’ definita in un disegno di legge varato dal Consiglio dei Ministri, che è all'esame della Commissione Cultura della Camera
.

Contenuti
Il disegno di legge prevede dieci anni di scuola obbligatoria (un anno obbligatorio di materne, sei di scuola primaria e tre di scuola secondaria). Al termine di questi 10 anni gli studenti potranno scegliere se interrompere gli studi, fare altri tre anni di scuola secondaria (necessari per frequentare l'Università), oppure frequentare la formazione professionale. Sarà comunque possibile il passaggio continuo tra professionale e ultimo triennio di secondaria. I primi tre anni obbligatori di secondaria saranno divisi in un anno di orientamento generale (nel quale l'alunno potrà "provare" alcune materie per un quadrimestre o comunque per corsi di un tempo inferiore all'intero anno, continuando a studiare, però, le materie fondamentali in modo continuativo) e due anni in cui l'alunno sceglierà alcune materie propedeutiche per accedere poi al triennio di scuola secondaria che intende frequentare ( ci saranno sei indirizzi per l'ultimo triennio: umanistico, scientifico, tecnico, tecnologico, artistico e musicale). La scuola secondaria finirà comunque entro i diciotto anni di età con un esame di stato. I titoli di studio non riporteranno più soltanto il voto d'esame ma il rendimento nelle varie materie.
Il disegno di legge prevede che il primo triennio di scuola secondaria possa essere frequentato anche in sede diversa da quella del secondo triennio (salvando così le vecchie medie che potrebbero trasformarsi in sede di primo triennio). E' prevista una applicazione graduale della legge e, da quest’anno, l’inizio di una sperimentazione.
La legge accenna poi alla necessità di un raccordo stretto tra Ministero e enti locali per la definizione dell'organizzazione della nuova rete scolastica e tra scuole e enti regionali per la definizione della formazione professionale e dei corsi post-diploma.

I Popolari ritengono indispensabile l’approvazione di questa legge, ma propongono delle modifiche che prevedano un primo ciclo di 8 anni divisi in 4 bienni (uno di alfabetizzazione, uno di educazione all'uso del linguaggio, uno di consolidamento e uno di orientamento), ai quali dovrebbe seguire il ciclo secondario di 4 anni divisi in un' anno di obbligo (da svolgersi sia nella formazione professionale che nella scuola secondaria) e tre di indirizzo specifico. I popolari sono comunque disponibili a prendere in esame anche altre soluzioni.


AUTONOMIA

Tempi
Dopo l’approvazione della legge Bassanini il Ministro sta approntando i regolamenti attuativi. Per il momento sono stati approvati il decreto sui dirigenti delle scuole autonome, il regolamento del dimensionamento degli istituti scolastici e il decreto sull’autonomia didattica e organizzativa. I restanti regolamenti (organi collegiali territoriali, riforma del Ministero, sistema di valutazione, BDP) stanno per essere emanati in questi giorni.

Contenuti
Il regolamento per l’autonomia didattica e organizzativa ribadisce che la scuola italiana è unitaria a livello nazionale e - per effetto dell’autonomia - non diventa affatto scuola locale o degli enti locali: il sistema nazionale di istruzione garantisce il rispetto dei valori costituzionali e un’istruzione di qualità. Il regolamento prevede che gli obiettivi e gli standard siano determinati a livello nazionale. Di conseguenza sono individuate le attività e le discipline fondamentali e il monte orario minimo per svolgerle. Alle singole scuole viene riconosciuto un potere di autonomia didattica, per il completamento del curriculum, e di autorganizzazione molto ampio e decisivo per la concreta proposta educativa che si deve esprimere nel "piano dell’offerta formativa" previsto, in forma assolutamente nuova e più significativa delle vecchie "carte dei servizi". Il decreto prevede che - accanto a poche materie fondamentali nazionali (anche fra loro alternative) - siano determinati i curricola con materie obbligatorie, aggiuntive e facoltative decise a livello di istituto e che il loro svolgimento possa avvenire anche per moduli o per cicli anziché per classi, con percorsi formativi, temi e modalità (comprese le nuove tecnologie) decise a livello di singola scuola. Inoltre il regolamento prevede autonomia di ricerca, di sperimentazione e di sviluppo didattico-pedagogico-culturale, fino a fare delle scuole autentici centri di azione sociale. Concetto ribadito dalla possibilità di istituire le "Reti di scuole" per il conseguimento di obiettivi nei settori della formazione del personale docente e non docente, per la ricerca didattica, compresa ovviamente la lotta alla dispersione e per la didattica orientativa, la attività di documentazione e di autovalutazione. Importantissima innovazione: si prevede che le reti si realizzino attraverso accordi fra scuole, con la possibile partecipazione anche di scuole non statali, di dipartimenti universitari, di enti locali, di altre agenzie formative (ad esempio i centri della formazione professionale). Infine il regolamento affida alle singole scuole autonome funzioni amministrative e di gestione delle risorse umane, in coordinamento con le competenze degli organi collegiali di istituto e della figura dirigenziale.

Un dimensionamento equilibrato
Il decreto 233, che definisce i criteri per il miglior dimensionamento delle nuove scuole autonome, stanno ponendo alcune difficoltà di applicazione del regolamento per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche autonome, specialmente là dove regioni e provincie indicano parametri molto rigidi per la concessione dell’autonomia. La definizione degli organici presentata in questi giorni dal governo dovrebbe aiutare la soluzione dei problemi.


ORGANI COLLEGIALI

Tempi
E’ terminato l’esame da parte della Commissione Cultura della Camera. Il provvedimento andrà in aula nei prossimi giorni.

Contenuti
Il testo prevede il riordino dei soli organi collegiali di istituto e pertanto propone la costituzione:
- di un Consiglio dell’istituzione, che sostituisce l’attuale Consiglio di Istituto con la funzione di adottare il piano dell’offerta formativa della singola scuola, di gestire le risorse finanziarie, di predisporre il regolamento d’Istituto (previsto anche dallo Statuto degli Studenti) e di definire i rapporti con le altre realtà territoriali e scolastiche. La sua composizione varia da 11 a 15 elementi, in esso i docenti sono in numero pari ai genitori e agli studenti, è presieduto da un genitore.
- il Collegio dei docenti, con il compito di attuare l’autonomia didattica della scuola e di definire il piano dell’offerta formativa della scuola, tenuto conto degli indirizzi formulati dal Consiglio dell’istituzione e dagli organi di partecipazione di famiglie e studenti. Esso si divide in articolazioni disciplinari, che eleggono un proprio coordinatore. E’ presieduto dal Dirigente scolastico
- gli organi di programmazione didattico-educativa e di valutazione, i primi definiti dal Collegio docenti e sostitutivi dei vecchi Consigli di classe, mentre la Commissione per la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia del servizio scolastico, composta da cinque membri, di cui due anche esterni alla scuola, è nominata dal Consiglio dell’istituzione.
- gli organismi di partecipazione dei genitori e degli studenti

I popolari sono favorevoli a questo testo che considera la scuola una comunità educante basata su un sapiente equilibrio tra tutte le componenti e su una efficace organizzazione. I popolari sono contrari alla scuola azienda e a quanti nascondono dietro le critiche ad un inesistente assemblearismo la volontà di ricondurre tutte le decisioni della comunità educante ad un organo di gestione preferibilmente monocratico.


RECLUTAMENTO DEL PERSONALE

Tempi
Il testo di legge modificato in questi giorni dal Senato deve tornare alla Camera. Si prevede l’approvazione finale entro il mese di marzo.

Contenuti
Il Testo prevede la creazione di un doppio sistema di reclutamento basato al 50% su graduatorie permanenti e al 50% su concorsi indetti in caso di effettivo fabbisogno di personale. Prima della messa a regime di questo sistema si prevede un concorso abilitante e corsi-concorsi abilitanti per chi abbia maturato 360 giorni di insegnamento negli ultimi 8 anni nelle scuole statali e non statali legalmente riconosciute, pareggiate o autorizzate.

Il contratto degli insegnanti
Questi i punti qualificanti del Contratto:
1) PROGRESSIONE ECONOMICA
Le promozioni si ottengono senza la partecipazione obbligatoria alle 100 ore di aggiornamento
2)
AUMENTI RETRIBUTIVI
Per tutto il personale: 210.000 lire in media dal prossimo giugno
3) AUMENTI PER LA PROFESSIONALITA'
Docente: dal gennaio 2001 incremento retributivo di 6 milioni medi annui per almeno 250 mila insegnanti con più di 10 anni di servizio.
4) INCARICHI DI COORDINAMENTO
Dal 1 settembre 1999 il collegio dei docenti individuerà 50.000 colleghi cui affidare incarichi di coordinamento.
Aumento: circa 3 milioni annui.
5) FORMAZIONE IN SERVIZIO
Finalizzata alla mobilità professionale.
6) AREE A RISCHIO
Incentivi per 96 miliardi
per chi opera in zone ad alto rischio di criminalità minorile e abbandono scolastico.
7) PERSONALE AMMINISTRATIVO
Tecnico e ausiliario: i segretari della scuola diventano direttori amministrativi, funzione per il cui accesso è prevista la laurea.
8) GRAVI PATOLOGIE
I periodi di assenza per gravi patologie non determinano riduzione dello stipendio.


PROGRAMMI

Tempi
I programmi della scuola non sono modificabili per legge ma con atto ministeriale. Il Ministro, tramite una commissione ristretta di sette "saggi" provenienti dal mondo della cultura, ha definito un documento sui saperi essenziali che dovranno essere alle base dei nuovi programmi.

Contenuti
Il documento prevede:
1) la valorizzazione dei linguaggi della mente e del corpo;
2) il potenziamento dell’area linguistica, affiancando all’italiano e all’inglese (da affrontare subito nel percorso scolastico) altre lingue della comunità europea;
3) un approccio allo studio dei fenomeni fisico, chimici, biologici e della natura "che unisca il momento applicativo e di indagine a quello cognitivo intellettuale";
4) l’educazione, nel campo della lingua italiana, alla scrittura;
5) un insegnamento della matematica rinnovato, che privilegi il punto di vista del "problem solving"
6) un insegnamento della storia che fornisca chiavi di lettura per comprendere, oltre alle dinamiche dell’evoluzione umana, "i segni che variamente caratterizzano il paesaggio rurale e urbano del nostro paese" e dia il giusto spazio alle culture europee ed extra europee;
7) un insegnamento della filosofia destinato a "dotare tutti i giovani di strumenti concettuali adeguati alla ragionevole costruzione di una personalità propositiva e critica"
8) una conoscenza di base della cultura greca e latina;
9) l’inserimento nella pratica didattica concreta dei linguaggi visivi (cinema e teatro) e musicali
10) l’inserimento dell’informatica e dello studio delle nuove tecnologie ad essa connesse;
Resta aperta la questione riguardante la cultura religiosa e il suo ruolo nel curriculum scolastico.


RISORSE PER LA SCUOLA

Bilancio e finanziaria '99
La legge finanziaria del 1999 registra un investimento per il triennio 1999-2001 di 5139 miliardi per tutta la scuola; all'interno di questa cifra sono da segnalare 694 miliardi espressamente per la parità, 550 miliardi per il diritto allo studio e 200 miliardi finalizzati al contributo per i libri di testo.
E' ovvio che la maggior parte degli investimenti previsti nella tabella A (fondo speciale) saranno disponibili via via che saranno approvate le varie leggi di riforma della pubblica istruzione, partire da quella paritaria.

 


28/02/1999
webmaster@euganeo.it
home page
il collegio senatoriale di
Tino Bedin