Dopo sei anni di scuola primaria,
l'orientamento e scelta della propria strada
La riforma dei cicli scolastici nella proposta del governo
Il disegno di legge del Governo sulla riforma dei cicli scolastici è stato preceduto da un amplissimo dibattito, sollecitato dal ministro Berlinguer con una prima bozza di intenti e un articolato provvisorio. Esso parte dalla convinzione che "educazione e formazione rivestono preminente interesse nazionale" e che è urgente "avvicinare il nostro sistema scolastico a quello degli altri Paesi europei, per la costruzione della casa comune dell'istruzione per la nuova Europa".
Le motivazioni pedagogiche. Dal punto di vista pedagogico, ruota attorno a un cardine fondamentale: quello della necessità di affiancare al tradizionale modello della "trasmissione", che va peraltro salvaguardato nella misura in cui è destinato a preservare le caratteristiche e le specificità della memoria patria, quello della "trasmissione acquisizione" di metodi, della sollecitazione dell'intelligenza critica, della ricerca, in modo da favorire "la formazione della persona nella sua interezza, da metterla al riparo dalla instabilità dei contenuti del moderno sapere e da fornirle gli strumenti per mantenere aggiornati i livelli di competenza, di conoscenza e di abilità".
A questo obiettivo, generalmente condiviso, attorno a cui "ridisegnare tutto l'arco formativo, a partire dalla scuola dell'infanzia fino alla maggiore età", si aggiunge quello di "integrare il sistema scolastico con quello della formazione professionale " (tradizionalmente trascurato o carente) e di "confermare stabilmente una via non universitaria per gli studi superiori".
Per dare efficacia al vasto disegno, si propone l'elevamento dell'obbligo a 10 anni (corrispondenti al 15° anno d'età, con l'indicazione significativa del diritto all'istruzione fino al 18), si prevede l'obbligatorietà dell'ultimo anno dell'attuale scuola materna, denominata scuola dell'infanzia, e la suddivisione successiva in due cicli, quello primario e quello secondario, in conformità con quanto avviene nella maggioranza dei sistemi scolastici dei paesi industrializzati con i quali ci si uniforma sia con la previsione di una progressiva espansione dell'offerta di formazione professionale, sia con la previsione di un sistema di formazione superiore non universitario nel quadro della programmazione dell'offerta formativa svolta dalle regioni.
Unificate elementare e media. Il ciclo primario, della durata di 6 anni suddivisi in tre bienni, delinea un "percorso unitario che riunifica in sé l'esperienza dell'attuale scuola elementare e media". Nei due bienni iniziali si condensano le "finalità della scuola elementare quali sono emerse dalla verifica dell'attuazione della legge 148". Il terzo biennio "è destinato invece al consolidamento, all'approfondimento e allo sviluppo delle conoscenze acquisite e alla crescita di autonome capacità di studio" e tende a un irrobustimento della personalità in vista del passaggio "dall'età più propriamente infantile all'età delle scelte". Tale età si manifesta, nella generalità dei ragazzi, appunto al 12° anno che è quello di conclusione del ciclo primario e di inizio del ciclo secondario, suddiviso a sua volta in due trienni all'interno di una ispirazione fortemente unitaria.
Un'offerta diversificata. Nel primo anno del primo triennio, le preoccupazioni del disegno di legge governativo vertono ancora fortemente sulla necessità di dare un'offerta formativa che agevoli l'adolescente, in uno dei periodi più complessi e delicati della vita, a cercare la propria strada e a maturare la propria vocazione. E' un anno in cui prevalgono, accanto a un nucleo di insegnamenti fondamentali che proseguiranno anche negli anni successivi, un'offerta diversificata rispetto alla quale gli studenti potranno verificare le proprie inclinazioni che si orienteranno verso un indirizzo preciso nel secondo e terzo anno.
Due innovazioni particolarmente significative caratterizzano questa fase: un'organizzazione scolastica modulare che, anche con l'utilizzo di nuove figure di docenti, permetterà di correggere scelte non sufficientemente meditate con il passaggio da un indirizzo ad un altro e la possibilità di espletare una parte dei moduli del terzo anno presso istituti, enti o agenzie a seguito di un accordo quadro tra ministeri della Pubblica istruzione, del Lavoro e Conferenza Stato-Regioni-Autonomie.
Le grandi aree di scelta. Il triennio finale si caratterizzerà, nella continuità del ciclo, per l'approfondimento e ampliamento degli insegnamenti di indirizzo e dell'area scelta tra le grandi aeree umanistica, scientifica, tecnica, tecnologica, artistica e musicale e dovrà assicurare agli studi la necessaria terminalità culturale e professionale.
Un successivo sistema di formazione superiore non universitaria è attivato nel quadro della programmazione dell'offerta formativa da parte delle regioni.
E' prevista la disciplina dei crediti formativi e l'istituzione di una attività di monitoraggio permanente.
| 12/06/1998 webmaster@euganeo.it |
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