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Il dibattito in Senato sul disegno di legge di parità
di Paolo Giaretta
È questo l'approdo finale della questione parità per noi Popolari? No, siamo
consapevoli e riconosciamo che c'è ancora un cammino da percorrere per avvicinare
maggiormente le nostre istituzioni scolastiche a ciò che è stato realizzato in altri
paesi europei, in cui la cultura cattolica è minoritaria. Eppure, in quei paesi si sono
realizzate con più chiarezza istituzioni paritarie.
A questo cammino - vorrei ribadirlo - non osta la norma costituzionale. Se leggiamo gli
atti della Costituente, vediamo che personaggi di spicco della cultura laica, come
Marchesi e Codignola, hanno interpretato la norma contenuta nell'articolo 33 nel senso che
non impedisce l'intervento dello Stato in questo settore, semplicemente non obbliga lo
Stato ad intervenire.
È stato già detto dal collega Rescaglio che la proposta comporta comunque un importante
passo in avanti sulla strada della parità, perché vi sono principi e vi sono
finanziamenti. Spesso, in passato, qualche timido accenno di principio non è stato
accompagnato dalla norma concreta del finanziamento e qualche finanziamento non si è
inserito in un sistematico insieme di principi.
Tra i principi, oltre a quelli già richiamati da tanti altri colleghi, vorrei ricordare
la rimozione di quell'odiosa disparità che riguardava l'alunno portatore di handicap
all'interno della scuola non statale.
Per la scuola dell'obbligo e per la scuola superiore avremmo preferito un altro strumento,
ad esempio quello del finanziamento della funzione docente, perché ci sembrava che esso
meglio potesse premiare la qualità della scuola, che è quello che ci deve soprattutto
interessare. Lo strumento delle borse di studio, secondo noi, così come è stato
concepito, non è certamente quello ottimale; occorrerebbe altrimenti superare il vincolo
della pari entità, oppure assicurare risorse più adeguate, in modo che il meccanismo
introdotto della documentazione consenta di fare giustizia tra le diverse spese delle
famiglie che scelgono la scuola non statale e di quelle che scelgono la scuola statale.
Tuttavia, nonostante questo limite, riteniamo che siamo di fronte ad un passo importante,
che consente di superare finalmente una preclusione culturale presente nel nostro paese,
la quale in passato aveva impedito di trovare soluzioni adeguate, e che apre una nuova
prospettiva rispetto ad un intervento concreto a favore delle famiglie e della libertà di
scelta delle stesse.
Alcuni esponenti dell'opposizione si sono rivolti a noi Popolari e ad altri esponenti del
Centro della coalizione per invitarci a rivendicare una coerenza con i principi che
abbiamo più volte affermato. Dentro questa coerenza noi ci stiamo pienamente. Piuttosto
noi stessi rivolgiamo un appello ai colleghi dell'opposizione, certo non a quelli che
comunque guardano con diffidenza ad una soluzione, perché hanno un po' in fastidio che
questo Governo e questa maggioranza riescano ad aprire una nuova prospettiva su un tema
che aveva diviso il paese. Né ci interessano le affermazioni di chi ha in mente lo
smantellamento tout court della funzione pubblica della scuola, pensando che il
mercato da solo possa risolvere il problema della formazione nel nostro paese. Chi si è
avventurato molto avanti sulla strada della funzione del mercato nei processi formativi
(penso al sistema scolastico statunitense) ha dovuto ricredersi e constatare che sono
molto più efficienti i sistemi misti, quelli che definirei non di mercato ma di
emulazione, in cui la scuola conserva il suo ruolo di comunità educante, ma
nell'autonomia e nel pluralismo riceve stimoli per migliorare i processi formativi.
A chi invece ha veramente a cuore il tema della libertà educativa, in quest'Aula e
soprattutto fuori da quest'Aula, vorrei dire di non sottovalutare un risultato importante,
cioè che questo primo passo viene compiuto insieme da culture diverse che in passato non
avevano saputo trovare la strada di un onesto compromesso. Poco importerebbe rialzare gli
steccati qui dentro, in quest'Aula, ma molto importerebbe se gli steccati si rialzassero
nel mondo della scuola, nel paese, tra i giovani, tra gli operatori della scuola, se
dessimo cioè la sensazione che quello a favore della parità fosse un intervento a favore
di una parte del sistema scolastico e non per il miglioramento del complesso della nostra
scuola.
Questo è un risultato importante del nostro sforzo, che forse vale più di qualche passo
in avanti ulteriore, come avremmo voluto, sulla strada della parità, ma è un primo passo
che nasce con una forte coesione nel paese e credo che questo sia un risultato anche per
questo motivo positivo.
| 13/08/1999 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |