i-s27
Il dibattito in Senato sul disegno di legge di parità
di Angelo Rescaglio
Non farò la storia dei princìpi che oggi ci hanno portato a questa discussione, ma
piuttosto mi atterrò - perché sono stato un osservatore attento in Commissione - a
un'idea di parità che è venuta avanti in questi tre anni. Credo che la grande
dimenticanza, mentre noi stiamo discutendo, consiste in questo.
Lei, signor Ministro, ha dato una definizione della parità, che nessun giornale mai ha
riportato e nessun parlamentare ha mai ricordato, la quale credo rimarrà scolpita nella
storia di questo Parlamento: la parità è una scelta di civiltà. L'espressione è sua,
signor Ministro e mi è rimasta impressa da quel pomeriggio in Commissione, anche perché,
da giovane parlamentare, frugando nei testi di una civiltà parlamentare del passato, non
ho mai trovato un'affermazione così categorica e così precisa.
Lei inoltre ha aggiunto che questa scelta di civiltà farà in modo che anche la scuola
pubblica ne tragga vantaggio, non tanto per una competizione qualunquistica, ma perché la
cultura di per sé è sempre competizione, nella ricerca di valori. Mi pare che questo sia
un punto di partenza che ha dato poi senso a tutta una cultura della parità che in questi
tre anni abbiamo vissuto insieme.
Dopo decenni di accettazione della realtà (e questo anche per la presenza responsabile
dei popolari) il 5 agosto 1997 è intervenuto il primo solenne pronunciamento: anche in
questo caso mai nessun Ministro in questi cinquant'anni aveva avuto un tale coraggio. Il
titolo di quel pronunciamento, cioè di quel testo di legge era molto preciso:
"Disposizioni per il diritto allo studio e per l'espansione, la diversificazione e
l'integrazione dell'offerta formativa nel sistema pubblico dell'istruzione e della
formazione", e nella relazione di accompagnamento di quel testo, che tanti hanno
dimenticato, trovo alcune affermazioni che danno senso a tutta la discussione. Diceva
quella relazione: "Il Governo si è dato carico di porre al centro della propria
azione il potenziamento e la valorizzazione della persona umana" (a noi che siamo
eredi di tutta una tradizione personalistica, del personalismo di Mounier, piaceva molto
questa definizione, questo riferimento) "nell'intero sistema formativo ed ha avviato
un complessivo riordino del sistema dell'istruzione incentrato sulla valorizzazione e sul
miglior utilizzo delle risorse esistenti sul territorio". E ancora, parlando di
scuola, dice: "(...) riconoscendo anche il valore delle iniziative di formazione e
istruzione, da chiunque promosse, che siano coerenti con gli ordinamenti generali ed
abbiano livelli di qualità e di efficacia adeguati al conseguimento del successo
formativo".
Si parlava ancora di una verifica sull'efficacia dell'azione formativa, della vocazione
altamente di qualità della scuola materna e di quella elementare, per arrivare a
prevedere, alla lettera b) della relazione, "di agevolare con misure
economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia": anche questo è un
concetto dimenticato!
Si parla di famiglia che educa e che forma in maniera molto precisa: formazione della
famiglia! Si fa riferimento all'adempimento dei compiti relativi, previsto nell'articolo
31 della Costituzione, tra i quali rientra il dovere-diritto (articolo 30 della
Costituzione) dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli.
Credo che questi siano documenti che costituiscono il primo passo di un itinerario che
favorisce la comprensione della cultura della parità, come io amo definirla.
Il 10 dicembre del 1997 si è verificato un secondo fatto: l'approvazione della
disposizione per la riforma degli esami di Stato, conclusivi dei corsi di studio
d'istruzione secondaria e superiore. In questi giorni sono capitato per caso in un
istituto cattolico, un liceo linguistico di Cremona e ho sentito, con molto piacere,
affermare che, per la prima volta, non si è avuto il timore delle commissioni, come
invece avveniva in passato.
Infatti, lavorando con molta attenzione, abbiamo previsto nella nuova normativa che
l'istituto rimane sede di esame; non si discute sul progetto educativo e la commissione -
ugualmente alle scuole di Stato - era ordinata secondo tre più tre o quattro più quattro
componenti; non si discute neppure il credito scolastico perché è legato a un progetto
educativo specifico.
Nel dicembre del 1998, parlando di disposizioni urgenti in materia di personale scolastico
(la famosa "riservata" che andrà in atto tra poco) si prevede che "sono
ammessi anche i docenti non abilitati, che abbiano prestato servizio anche negli istituti
e scuole di istruzione secondaria legalmente riconosciuti o pareggiati, nonché nelle
scuole materne autorizzate, per almeno 360 giorni nel periodo compreso tra l'anno
scolastico 1997-1998, di cui almeno 180 giorni compresi negli anni scolastici 1994-1995,
1995-1996, 1996-1997 e 1997-1998".
Questo fatto avviene per la prima volta nel nostro paese, ma rimane ancora il grosso
problema di un coefficiente di servizio che è a metà. In Commissione però abbiamo già
lottato per rivedere questa norma che, a mio parere, è anocronistica. Tuttavia, alla
"riservata" potranno accedere, per la prima volta in questo paese, anche gli
insegnanti che hanno operato nella scuola non statale.
Vi sono poi i regolamenti dell'autonomia, i discorsi in rete, fino alla fornitura dei
libri di testo, che la scorsa settimana abbiamo approvato per gli studenti della scuola
dell'obbligo e della scuola secondaria superiore, stabilendo che possono accedere al
beneficio della fornitura gratuita, totale o parziale dei libri di testo, gli alunni che
adempiono l'obbligo scolastico e che appartengono a nuclei familiari la cui situazione
economica sia equivalente a 30 milioni annui di reddito.
Anche in questo caso abbiamo insistito - ed è stato accolto - sul principio che prevede
che non vi sia nessuna distinzione tra gli studenti della scuola statale e quelli della
scuola non statale.
In quest'Aula ci si è scagliati anche contro il Comitato ristretto in alcuni degli
interventi che mi hanno preceduto: il Comitato ristretto - anche con la volontà accanita
del senatore Biscardi di ascoltare l'umore che serpeggiava in questo paese - ha avuto una
funzione, solo che i politici, i commissari della 7a Commissione non sono sempre stati
attenti. Sono state svolte 50 audizioni alle quali eravamo quasi sempre i soliti a
partecipare. Abbiamo sentito qual era il tipo di accoglimento di questa proposta e di
questo problema che nel paese in questi anni è cresciuto anche per la volontà di tanti
politici che appartengono a quest'Assemblea. Queste audizioni sono state molto
interessanti, anche se da versanti opposti, naturalmente.
Ho sentito in quest'Aula un riferimento alla scuola ebraica; in proposito ricordo quel
giorno in cui ci si accanì - un po' eccessivamente, secondo me - contro la parità,
perché le idee sono diverse in questo paese. Comunque, ben 50 audizioni ci hanno portato
a capire il problema e la dimensione culturale dello stesso. I testi del relatore Biscardi
sono stati analizzati in modo poco approfondito, senza scendere nei particolari. Per
carità, non eravamo d'accordo su tutto, mancava la parte economica, lo so bene, ed alcuni
princìpi potevano essere discutibili; però non vi è stato ancora - l'ho detto in
Commissione - chi si sia soffermato per un momento su due princìpi che erano
fondamentali, per la prima volta solennemente affermati. Al capo III si dice che è
vietata ogni forma di controllo sull'orientamento culturale e sull'indirizzo
pedagogico-didattico delle scuole e degli istituti di educazione privata; e, ancora, alle
scuole paritarie è garantita piena libertà per quanto concerne l'orientamento culturale,
l'indirizzo pedagogico-didattico e il progetto educativo che da essi discende. Una duplice
affermazione che credo non consenta molti tentennamenti. Veniva affermato il concetto
essenziale che la scuola non statale ha un progetto educativo e mi riferisco sempre ad un
progetto educativo serio.
Lo dico qui con molta tranquillità: io ho conosciuto la scuola cattolica, quella seria.
Mi spiace che qualcuno abbia introdotto oggi il problema del "diplomificio", che
non appartiene alla mia storia, di chi ha vissuto una vita nella scuola; la scuola
cattolica seria, che si è identificata nel concetto fondamentale di libertà, di un
progetto portato avanti che la scuola di Stato non ha il diritto di controllare, perché
questa è l'essenza stessa della natura della scuola paritaria.
Quindi, direi che c'è stato un tentativo complessivo di portare avanti un discorso che
oggi dà senso a questa discussione. A chi pensa che questa impostazione di analisi sia
caduta dall'alto, chi ritiene che soltanto i meriti siano di alcuni, dico: no, credo che
abbiamo lavorato tutti perché si arrivasse ad una discussione seria e culturalmente
motivata.
Il testo della maggioranza che è in discussione riconosce un unico sistema nazionale di
istruzione - e credo che questo sia un principio che è già stato ampiamente sottolineato
- costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e dagli enti locali. È
assicurata piena libertà dall'articolo 2, che prevede la possibilità di scelta del
regime di riconoscimento legale; sono previsti poi il finanziamento alle regioni ed il
riconoscimento della famiglia. Ho già insistito su quello che per me è un punto
fondamentale: la convenzione con le scuole materne ed elementari.
Certo, è sempre stato detto e scritto che la parità si caratterizza per due aspetti,
quello dei princìpi e quello dei finanziamenti. Per quanto attiene ai princìpi,
l'accordo raggiunto stabilisce che le scuole paritarie fanno parte, a pari titolo con le
statali, del sistema nazionale di istruzione. Si riconosce la loro funzione di servizio
pubblico ed è ad esse riconosciuta piena e totale libertà di progetto educativo e di
scelta dei docenti ed anche quest'ultimo aspetto non è secondario.
Per quanto riguarda i finanziamenti si riconoscono circa 30 milioni annui per sezioni di
scuola materna e 35 milioni per classi di elementari. Non dimentichiamo che le scuole
materne ed elementari rappresentano il 70 per cento dell'intero complesso delle scuole non
statali del nostro paese.
Sono inoltre stanziati 300 miliardi per borse di studio da destinare alle famiglie a basso
reddito.
È giusto inoltre ricordare anche altri due interventi per noi qualitativamente molto
importanti e cioè, da un lato, l'estensione alle scuole paritarie dei benefici della
legge n. 104 del 1992 riguardante il sostegno ai ragazzi portatori di handicap.
Certo, siamo noi i primi a dire che il sistema delle borse di studio non è il migliore
dal momento che si configura come un surrogato del buono-scuola; se poi si stabilisce che
esso deve essere di pari importo tra studenti delle scuole statali e di quelle paritarie,
in presenza di risorse assai modeste esso finisce per essere ingiustamente uguale per
situazioni diseguali. Qualora le risorse fossero più consistenti, in virtù del vincolo
della documentazione espressamente richiesta dalla legge, si potrebbe facilmente superare
questa disparità.
Crediamo fondamentalmente in una scuola paritaria, che non abbia finalità di lucro. Da
qui il nostro riconoscimento e ricordo di uomini di fede colti che in questo paese hanno
saputo educare tanti giovani al rispetto della famiglia, dell'autorità e della patria con
scelte culturali efficaci e coerenti, spesso in un clima di povertà e di solitudine.
Nella mia storia di 37 anni di docente in un liceo scientifico, non posso ignorare che lo
Stato deve avere una scuola efficiente. Mi spiace di aver sentito alcune espressioni,
riportate qui, che sembrano colpevolizzare coloro che guardano ad una scuola libera
perché vogliono mettere in discussione una scuola pubblica. Questa non è la nostra
storia, perché la scuola pubblica deve avere una sua efficienza.
Ma oggi i tempi danno ragione a chi guarda al futuro della scuola stessa, valorizzando le
potenzialità reali culturali che il paese possiede: una classe docente che lavora con
passione negli istituti pubblici e nelle scuole non statali. Questo è l'unico itinerario
percorribile se vogliamo dare ai giovani l'immagine di una cultura e di una ricerca
davvero a misura d'uomo.
| 13/08/1999 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |