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Aggiornamento a cura dellUfficio scuola
del Partito Popolare Italiano / Luglio 1999
Per i cicli e la parità
scelte politiche nella scuola
I punti qualificanti indicati dai Popolari al
Senato e alla Camera
DUE IMPEGNI DIFFICILI
Nei prossimi giorni il Parlamento sarà chiamato ad affrontare due aspetti
fondamentali della riforma scolastica: la legge di parità al Senato e il riordino dei
cicli alla Camera. Ambedue i provvedimenti presentano una forte valenza politica per cui
è facile prevedere che il dibattito parlamentare metterà a dura prova la compattezza
della maggioranza. E noto infatti che sui due provvedimenti nel centro sinistra ci
sono posizioni piuttosto distanti per cui la sintesi politica necessaria
allapprovazione dei due testi non è stata semplice e ha comportato, ovviamente,
sacrifici per tutti. Anche al nostro interno le valutazioni non sono state sempre unanimi,
specialmente allorché si è passati dalle dichiarazioni di principio alla scelta delle
modalità e degli strumenti. Ci sembra utile, pertanto, riassumere i due testi in
discussione, sui quali è stata raggiunta unintesa di maggioranza. In questo momento
non sappiamo se essi saranno approvati senza modifiche, ma in ogni caso ci pare opportuno
riassumerne i contenuti e sottolineare i punti qualificanti rispetto alla nostra
posizione.
PARITA
Il testo prevede sostanzialmente tre capitoli riguardanti rispettivamente le affermazioni di principio, le regole, i finanziamenti.
Affermazioni di principio.
Le più significative sono:
- il sistema nazionale dellistruzione è costituito dalle scuole statali e da quelle
paritarie (art. 1) è quindi riconosciuta la stessa valenza educativa ai due tipi di
scuola;
- le scuole paritarie svolgono una funzione pubblica (art. 2);
- alle scuole paritarie è riconosciuta piena libertà organizzativa, in particolare per
quanto riguarda il progetto culturale e lindirizzo didattico-pedagogico;
- alle scuole paritarie è riconosciuta piena libertà nel reclutamento dei docenti col
solo vincolo che siano abilitati allinsegnamento.
Le regole
Le scuole paritarie:
- corrispondono agli ordinamenti generali dellistruzione;
- accolgono tutti i ragazzi che ne facciano richiesta col solo vincolo che accettino il
progetto educativo;
- accolgono i ragazzi portatori di handicap;
- si danno organi collegiali improntati alla partecipazione dei genitori, degli insegnanti
e degli studenti;
- rispettano i contratti collettivi di lavoro del settore.
I finanziamenti
Il testo propone due tipi di finanziamento:
- per le scuole materne ed elementari sono previsti 900 miliardi annui (700 per le materne
e 200 per le elementari) da trasferire alle singole scuole in rapporto al numero di
sezioni o classi (circa 30 milioni per sezione di materna e 35per classe di elementare,
sui capitoli di bilancio n° 1461, 1463, 1625)
- per le scuole secondarie di primo e secondo grado sono, invece, previste borse di studio
o detrazioni fiscali legate al reddito sulla base della legge 448/98 (il cosiddetto
redditometro). Limporto complessivo è di 300 miliardi annui da erogarsi tramite le
regioni a tutti i ragazzi indipendentemente dalla scuola frequentata.
E infine previsto un finanziamento di 7 miliardi per il sostegno degli alunni
portatori di handicap che sceglieranno di frequentare la scuola non statale.
COMMENTO
Per noi popolari non è ancora pienamente la legge di parità, ma è un discreto passo
avanti. Vale la pena sottolineare che la strada della convenzione per le materne ed
elementari da noi proposta è stata così accolta. Si tratta ora di aumentare gradualmente
le risorse nelle prossime leggi di bilancio. Non è stata seguita, invece, la strada del
finanziamento della funzione docente che noi avevamo proposto per gli altri ordini di
scuola. Abbiamo dovuto registrare nella maggioranza una netta contrarietà sia a livello
di principio sia sul piano dellapplicabilità economica. Siamo consapevoli che la
soluzione adottata per questo ordine di scuole riguarda più il diritto allo studio che la
parità, ma contiene ugualmente una importante affermazione di principio laddove si
riconosce che i sostegni economici dello stato debbono essere rivolti a tutti i ragazzi,
indipendentemente dalla scuola che frequentano; trova così una corretta interpretazione
ed attuazione il comma 4 dellart.33 della Costituzione che definisce
lequipollenza del trattamento per gli studenti della scuola non statale rispetto a
quelli della scuola statale.
Lattuale quadro politico ha consentito questa intesa. Non è ancora il risultato
finale, ma onestamente va riconosciuto che non solo si è abbattuto un muro che durava da
cinquantanni, ma si sono anche assegnate risorse reali, soprattutto alle scuole
materne ed elementari.
I CICLI
Il testo prevede cinque articoli, il primo volto a definire il quadro generale del sistema scolastico, i tre articoli centrali volti a definire i tre ordini di scuola (dellinfanzia, primario e secondario) e lultimo inerente alla progressiva attuazione del provvedimento.
Il quadro generale
Per la prima volta in termini di principio si parla di sistema di istruzione e di
formazione, ponendo fine al doppio binario della scuola e della formazione professionale.
In secondo luogo si afferma che lo scopo del sistema scolastico è la valorizzazione della
persona nel rispetto dellidentità e delle differenze di ciascuno e in
collaborazione con i genitori. Infine si fissa lobbligo scolastico al termine di
nove anni di scuola e quello formativo entro il diciottesimo anno di età. In questo modo
lo Stato tende ad assicurare a tutti i ragazzi o un diploma o una qualifica professionale.
La scuola dellinfanzia
Va dai tre ai sei anni e si pone come obiettivo lo sviluppo affettivo, cognitivo e
sociale dei bambino. Si raccorda con i nidi e con il ciclo primario.
Il ciclo primario o di base
Ha la durata di sette anni. Si conclude con un esame di stato.
Il ciclo è finalizzato allacquisizione e allo sviluppo delle conoscenze e delle
abilità di base, alla crescita di autonome capacità di studio e al graduale passaggio
dalle aree tematiche alle discipline e al consolidamento dei saperi di base e ad
approfondimenti su temi specifici volti ad orientare la scelta del ciclo secondario.
Il ciclo secondario
Ha la durata di cinque anni e si articola in quattro aree: umanistica,
scientifica, tecnica e tecnologica, artistica e musicale. Ha la funzione di accrescere
e consolidare le conoscenze apprese nel primo ciclo e sostenere gli studenti nella
progressiva assunzione di responsabilità, offrendo le conoscenze necessarie per
proseguire gli studi o entrare nel mondo del lavoro. Il ciclo si articola in un biennio e
in un triennio:
- il biennio è articolato per moduli caratterizzati a seconda dellindirizzo e del
curriculum prescelto; lo studente può scegliere di passare ad un altro modulo, anche di
diverso indirizzo, attraverso un percorso didattico di sostegno definito dal Consiglio di
classe. Nel secondo anno una parte dei moduli può svolgersi nei centri di formazione
professionale. Al termine del biennio, in coincidenza con lesaurimento
dellobbligo, è rilasciata una certificazione che attesta il percorso didattico
svolto e le competenze acquisite;
- il triennio prevede una divisione in materie fondamentali e in materie di indirizzo con
una possibilità di periodi di formazione anche allinterno di realtà diverse da
quelle scolastiche. Il triennio può essere interamente svolto nei centri di formazione
professionale quando è finalizzato al conseguimento di una specifica qualifica
professionale.
Ogni modulo o anno di scuola secondaria frequentato positivamente comporta
lacquisizione di un credito formativo, che può essere utilizzato nel passaggio da
unarea allaltra o per la ripresa degli studi. Al termine del ciclo di studi si
sostiene lattuale esame di stato, oppure, se si sono frequentati i corsi di
formazione professionale, si consegue la relativa qualifica. Lo studente potrà a questo
punto decidere se seguire un percorso di formazione superiore non universitaria, se
frequentare luniversità o se entrare nel mondo del lavoro.
Lattuazione progressiva
Entro sei mesi dallapprovazione il Ministro presenta un regolamento
attuativo che prevede la gradualità di applicazione e le modalità di assegnazione
dellattuale personale ai diversi cicli.
COMMENTO
Il testo varato riprende le linee fondamentali del disegno di legge presentato dal
governo, mantenendo la scelta di esaurire listruzione e la formazione entro il
diciottesimo anno di età, per dare ai nostri studenti le stesse opportunità di
inserimento lavorativo e di proseguimento degli studi dei loro colleghi europei. Il ciclo
primario o di base è ridotto di un anno (da otto a sette) e viene considerato un percorso
unitario. Questa scelta, che si discosta dalla nostra proposta originaria, la quale
manteneva gli otto anni, ha suscitato perplessità che possono essere fugate solo se
l'applicazione risulterà graduale e non punitiva né della scuola elementare né della
media attuali. Il ciclo secondario, pur anticipato di un anno, mantiene
larticolazione attuale, con una riduzione degli indirizzi e una maggiore
flessibilità in rapporto alla formazione professionale e allorganizzazione
didattica, nel quadro dellautonomia scolastica. La fase di transizione inaugurata
con la legge sullinnalzamento dellobbligo trova quindi una conclusione con una
maggiore centralità rispetto al passato dei percorsi di formazione professionale (che di
fatto tornano possibili sin dai quattordici anni e diventano obbligatori per chi non
intende proseguire gli studi dopo il biennio), senza contare lampio spazio che si
apre per la formazione superiore non universitaria. La proposta è in sostanza la sintesi
tra lipotesi originaria e quella dei popolari (ciclo primario di otto anni e ciclo
secondario di quattro) e uniforma il nostro sistema scolastico a quello dei principali
paesi europei, senza la rigidità di alcuni di essi che di fatto non consentono uno
scambio tra i diversi indirizzi una volta effettuata la scelta.
CONSIDERAZIONI FINALI
Parità e cicli sono stati calendarizzati rispettivamente per il 20 luglio al
Senato e per il 23 alla Camera.
Come era prevedibile, per ambedue i provvedimenti c'è stato uno sforzo di sintesi
all'interno della maggioranza che ha comportato per tutti qualche rinuncia.
Per quanto ci riguarda possiamo tranquillamente affermare che i due provvedimenti
contengono i principi fondamentali della nostra impostazione iniziale e, in larga misura,
anche le soluzioni tecniche da noi auspicate.
Ci sembra pertanto che con l'approvazione di queste due "tessere" il mosaico
della riforma cominci a delinearsi più chiaramente.
Se ad essi si aggiungeranno presto anche i provvedimenti riguardanti lo stato giuridico
degli insegnanti di religione e gli organi collegiali di istituto, provvedimenti che sono
a buon punto rispettivamente al Senato e alla Camera, la riforma può dirsi conclusa in
senso largamente positivo per i Popolari.
| 01/07/1999 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |