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Appunti dellUfficio scuola del Partito Popolare Italiano
Il dibattito sulla necessità di riforma della scuola italiana ha radici che risalgono
alla fine degli anni 60, tuttavia solo negli ultimi dieci ani si è preso coscienza
di un imperativo circa la riforma del sistema complessivo della pubblica istruzione.
Scriveva la CEI nel 1990: "Questa stagione, segnata da un vivo dibattito
sociale e da un risvegliato interesse politico che ha visto lo stato maggiormente
impegnato in funzione di promozione e garanzia dellintero sforzo, ha evidenziato
però anche aspetti problematici che affliggono tuttora la scuola: si pensi alla
difficoltà di assicurare, insieme con laccessibilità, anche la qualità del
servizio e la funzionalità complessiva del sistema.
. Nelle formulazioni
legislative si individua lo specifico educativo della scuola nella "piena formazione
della personalità giovanile". Ora si tratta di dare contenuto e significato
allespressione in un contesto in cui si manifesta il pluralismo in tutte le
dimensioni.
..Da una parte infatti è sempre più condivisa la certezza che
leducazione e la scuola devono fornire le attitudini e le condizioni per
unautorealizzazione permanente della personalità umana, dallaltro non meno
forte è lesigenza di mettere le persone in formazione in grado di fronteggiare e
dominare lo sviluppo tecnologico" (nota "Fare pastorale nella scuola oggi in
Italia")
In questo contesto il progetto dellUlivo, a partire dal 1995, delineava un
organico disegno di riforma della Pubblica Istruzione : "Legge quadro per
listruzione che preveda estensione dellobbligo scolastico, riordino dei cicli
formativi, riforma della scuola per linfanzia, riforma del triennio secondario con
indirizzi scolastici legati a professionalità definite (formazione professionale legata
al lavoro) e propedeutici agli studi universitari
..Nel quadro di una riforma della
secondaria superiore e della formazione professionale (istituzione di u triennio
secondario che prepari agli studi superiori e/o alla formazione dei quadri per la
produzione, innalzamento a 10 anni della durata dellobbligo scolastico, rispetto
agli attuali 8 anni, con diritto formativo fino a 18 anni" (Tesi n° 66 per la
definizione di una piattaforma programmatica dellUlivo: "La scuola è alla base
di ogni ricchezza" ).
Il contesto della riforma
Nei principali paesi europei listruzione è costruita su un doppio ciclo,
primario e secondario, preceduto da uneducazione prescolare e materna. La scuola
primaria si conclude tra i 10 e gli 11 anni, mentre tra i 15 e i 16 anni avviene
lopzione, allinterno della scuola secondaria, tra studi superiori e formazione
professionale.
Il libro bianco dellUnione europea ("insegnare e apprendere verso la società
cognitiva") dà alcuni orientamenti per lazione ai governi europei, tra le
quali particolare importanza hanno:
- favorire sistemi di riconoscimento delle competenze che non sono necessariamente sancite
da un diploma
- offrire una seconda opportunità ai giovani in situazione di emarginazione tramite la
scuola
- favorire listruzione prescolastica
- potenziare linsegnamento delle lingue straniere comunitarie.
Il cammino della riforma
Il 14 gennaio 1997 il governo Prodi presentò un documento sul riordino dei
cicli scolastici, in esso si prevedevano due cicli di istruzione, uno della scuola di
base (di 7 anni, 1 di scuola dellinfanzia e 6 di scuola primaria) e uno di scuola
secondaria (di sei anni, con la fine dellobbligo al termine dei primi 3 con la
possibilità di svolgere lultimo anno di obbligo anche nella formazione
professionale).
Il documento suscitò reazioni contrastanti: da una parte si apprezzava la coraggiosa
proposta di una riforma complessiva del sistema. Dallaltra se ne criticava
limpostazione troppo funzionalistica verso il mondo del lavoro e la scelta di
rendere obbligatorio lultimo anno della scuola materna, spezzando la continuità
didattica di questultima.
A questa proposta faceva seguito, nellestate dello stesso anno, un Disegno di
legge di iniziativa del governo, che riproponeva lo schema del documento definendo il
primo ciclo primario e dividendolo in tre bienni. Lobbligo veniva fissato sempre a
dieci anni con la conclusione dopo il terzo anno del ciclo secondario, sempre in questo
terzo anno veniva prevista la possibilità di frequentare parte dei moduli didattici
presso i centri di formazione professionale. Il primo articolo del disegno di legge,
inoltre, riportava la funzione prioritaria della scuola nellambito della
valorizzazione e della crescita della persona e delle società, nei principi sanciti dalla
Costituzione e in collaborazione con i genitori, valorizzando le differenze e rispettando
le identità di ciascuno.
Il Disegno di legge ridimensionava le perplessità sullimpostazione culturale di
fondo, in quanto recuperava la dimensione personalista dellistruzione cara al mondo
cattolico, ma lasciava aperti gli interrogativi sia sullanno di scuola materna
obbligatorio, sia sulla "sparizione" della scuola media
Il 21 maggio del 1998 il dibattito sui cicli ebbe un nuovo sussulto, con la
presentazione del Disegno di Legge di iniziativa del governo sullinnalzamento
dellobbligo scolastico a 16 anni, in attesa dellapprovazione della riforma
dei cicli. Lobbligo si sarebbe dovuto realizzare nei primi due anni della scuola
superiore attuale, con una conseguente limitazione dei percorsi di formazione
professionale ai soli anni successivi. La scelta allarmava soprattutto il mondo cattolico,
da sempre impegnato nel settore della formazione professionale
Da questa situazione, connessa con la crisi più generale del governo Prodi, scaturiva una
proposta di legge che riportava a 15 anni lobbligo scolastico e prevedeva
lultimo anno da svolgersi nella scuola superiore attuale con percorsi concordati
anche in centri di formazione professionale. Inoltre la proposta portava a 18 anni
lobbligo formativo, rendendo di fatto obbligatoria fino a quelletà la
frequenza dei corsi di formazione professionale. La proposta diventava legge dello
stato il 19 gennaio 1999 anche con i voti dellUdR, allinizio, prima
dellingresso nel governo DAlema, dichiaratamente contraria alla stessa legge.
Lobbligo formativo a 18 anni veniva poi ribadito e definito nellart. 68
della legge 144 del 17 magio 1999. Lazione del governo veniva giudicata in
maniera meno negativa, ma con il permanere di alcune perplessità sul quadro di fondo .
A questo punto si trattava di chiudere la riforma dei cicli anche per rendere meno
complesso il sistema inaugurato con la legge sullobbligo scolastico, inoltre non va
dimenticato che nel frattempo si è avviato il processo di dimensionamento degli istituti
scolastici, con le scelte di comuni e provincie, nella maggioranza dei casi, di accorpare
in istituti unici scuole elementari e medie, in prospettiva della applicazione del primo
ciclo di scuola primaria.
Lattuale proposta
Il disegno di legge approntato dalla Commissione Cultura della Camera sembra raccogliere il frutto di questo lungo percorso, rendendo più funzionale lobbligo scolastico attualmente in vigore ricollocando lultimo anno in un quadro modulare interscambiabile tra scuola e formazione professionale e chiudendo a 15 anni il percorso obbligatorio nellistruzione. Inoltre il prolungamento di sette anni del primo ciclo, con lultimo biennio più un anno di orientamento, recupera in parte le preoccupazioni di chi vedeva il rischio di una soppressione dellattuale scuola media. Infine non si pone più la questione dellobbligatorietà dellultimo anno della scuola dellinfanzia, ma si inserisce tutto questo segmento in un disegno organico di cicli di istruzione..
Note
1) Affermava il pedagogista Cesare Scurati in un convegno dellAzione Cattolica di Milano del 1997: "Alla domanda se lanticipo dellobbligo a cinque anni rappresenti un vantaggio o un rischio per la scuola materna si danno sostanzialmente due tipi di risposta. Il primo afferma che questo status le conferisce un ulteriore risalto istituzionale ..il secondo ritiene che rendere obbligatorio lultimo anno ne rompa lunità .. Senza drammatizzare niente, ci pare che, mentre la prima posizione contiene una speranza molto progettuale, la seconda riflette preoccupazioni reali". Scriveva la Cisl scuola al temine della sua assemblea nazionale a Fiuggi nel luglio del 1997: "Sulla scuola di base, che comprenderebbe in sé lattuale scuola elementare media, esprimiamo invece tutte le nostre riserve, non tanto nei confronti di un possibile ciclo primario di carattere unitario, quanto sullo smantellamento, privo di qualunque solida motivazione, di due identità scolastiche che rispondono a precise consolidate finalità"
2) Scriveva il Card. Martini sul Corriere della Sera del 5 luglio 1998: "Sarebbe poco saggio non valorizzare il patrimonio degli enti di formazione professionale di qualità, che mettono capo al privato sociale e, segnatamente, a benemeriti ordini religiosi accreditati appunto per il loro sperimentato carisma educativo. Si tratta di connettere organicamente scuola e formazione professionale in forme organizzativamente praticabili, davvero disegnate con riguardo al vero bene dellalunno e ispirate a un principio di uguaglianza sostanziale non astrattamente inteso"
3) Scriveva Padre Reguzzoni su Aggiornamenti sociali del dicembre del 1998 "Riteniamo che i principi della politica educativa adottata dal Ministro siano Validi: a tutti i ragazzi (e non solo ai meno capaci) va offerta lopportunità di incontrare il mondo del lavoro attraverso stage ed esperienze di alternanza scuola - lavoro, evitando però laddestramento precoce a un mestiere Tuttavia, a noi sembra che listruzione obbligatoria, non professionalizzante, debba concludersi alletà consentita per lingresso nel mondo del lavoro, cioè a 15 anni ..Lanalisi comparta dei sistemi scolastici europei mostra che dopo letà di 15 anni la formazione può essere obbligatoria fino a 18 anni, ma essa non si svolge nella sola scuola, bensì anche in appositi corsi di formazione professionale o nellapprendistato . Nel disegno di legge approvato alla Camera ci lascia perplessi il fatto di volere che tutti gli alunni frequentino il primo anno di uno qualsiasi degli istituti di istruzione secondaria superiore."
4) Interessante notare come la Consulta nazionale scuola del PPI, allargata a tutti i responsabili delle associazioni che operano in campo scolastico, riunitasi il 21 luglio scorso, abbia espresso unanime apprezzamento per il testo della riforma concordato tra le forze di maggioranza
| 11/08/1999 webmaster@euganeo.it |
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