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Le tre direttrici della parità scolastica
L'accordo che i partiti di governo hanno raggiunto in tema di parità scolastica, con
il contributo determinante della delegazione del PPI, si incentra su tre direttrici :
- le determinazioni di principio, per la realizzazione della parità e del sistema
scolastico integrato;
- le regole per essere ammessi al sistema;
- la questione dei finanziamenti.
In genere è su questi ultimi che si incentra la attenzione e la critica. Ma non si può
giudicare il risultato realizzato sull'ultima questione, se non si colgono le innovazioni
anche profonde contenute nelle prime due.
Sul piano dei principi, il nuovo testo prevede che il sistema nazionale dell'istruzione
sia costituito dalle scuole statali e dalle scuole non statali paritarie, alle
quali è riconosciuto espressamente di svolgere una funzione pubblica al pari di quelle
statali. Restano fuori, come terzo modello, le scuole private e basta. Alla scuole
paritarie viene riconosciuta la piena libertà di adottare un proprio progetto educativo e
di offerta formativa, nonchè di reclutamento del personale docente.
Sul piano delle regole, per divenire scuole paritarie, si deve rispettare l'ordinamento
generale dell'istruzione, cicli compresi, si devono accogliere tutti i richiedenti e
applicare la gestione partecipata con gli organi collegiali.
Sul terzo punto, quello dei soldi, è prevista un'ulteriore differenziazione. Per le
materne ed elementari scatta subito l'applicazione concreta del sistema integrato, con
finanziamenti riconosciuti alle singole istituzioni, rispettivamente per 30 milioni a
sezione (materne) e per 35 milioni a classe (elementari), per un totale di 900 miliardi
annui (700 + 200). In questa fascia, che in futuro si allargherà poi all'intero ciclo
primario (in quanto sostituirà le elementari) e inevitabilmente all'obbligo, opera quindi
da subito il sistema integrato statale-non statale.
Solo nelle secondarie (medie e superiori) si applica il "famigerato"
intervento di diritto allo studio, mediante la corresponsione di un contributo allo
studente o alla famiglia, fermo che anche per tale fascia viene riconosciuto, dalla nuova
stesura del ddl, il principio che tutti gli studenti delle scuole statali e non statali
hanno diritto ad un medesimo trattamento. Peraltro, determinata la quantità nazionale
(300 miliardi annui a regime, con 200 di partenza nel presente esercizio 1999), si
delegano le Regioni ad effettuare l'erogazione, sulla base di propria legislazione. Si
deve ancora sottolineare che sulla questione delle 500.000 lire ipotizzate pro-capite, è
in corso una discussione, in quanto - ad esempio - proprio noi Popolari sosteniamo che la
cifra (anche tenuto conto del redditometro) debba essere diversificata per tipologia di
scuola e costo effettivo sostenuto dalla famiglia, chiaramente maggiore per i frequentanti
le non statali.
Si tratta quindi di un provvedimento articolato e completo, che avvia in modo
irreversibile e innovativo la nuova politica della parità scolastica effettiva.
Cristiano Zironi
Responsabile regionale scuola PPI Veneto
| 13/08/1999 webmaster@euganeo.it |
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