Riprende il confronto sui cicli e sulla riforma ordinamentale
Sette anni di scuola primaria e poi cinque alle
superiori La nuova arichitettura si concilia adeguatamente
con lobbligo scolastico di dieci anni
Nel corso dell'ultima riunione della consulta nazionale della scuola del PPI si
è discusso se dare il via libera all'accordo recentemente intervenuto fra i partiti della
maggioranza in materia di riordino dei cicli. Il progetto di riforma ordinamentale (che
insieme all'autonomia, alla parità ed ai nuovi organi collegiali completa il quadro
organico di riforma della scuola voluto dal Governo dell'Ulivo e proseguito dall'attuale
compagine) rappresenta il tassello più prestigioso e, in certa misura, più qualificante,
posto che da senso all'innalzamento dell'obbligo ed alla stessa riforma della formazione
professionale e della formazione tecnica superiore.
Come si ricorderà, il DDL presentato da Berlinguer prevedeva un'architettura in due cicli
rispettivamente di 6 + 6 anni, dei quali i primi costituivano la nuova scuola primaria ed
i secondi (suddivisi in due trienni) riformavano la secondaria. Le perplessità erano
state numerose. Fermo il principio della riduzione dagli attuali 13 a soli 12 anni
dell'intero percorso, in modo da far uscire a 18 anni dalla scuola, come avviene negli
altri Paesi europei, la questione verteva sull'impostazione dei due cicli. Noi popolari,
per rispetto della particolare fase adolescenziale e per una specifica attenzione alla
collocazione sul territorio della nuova scuola, proponevamo il modulo 8 + 4, cioè una
primaria lunga che riassorbisse senza danni elementare e media, in un rinnovato modulo di
continuità formato da 4 bienni ed una superiore corta di quattro anni. Il nuovo accordo
oggi prevede una soluzione di 7 + 5, cioè con una scuola primaria di sette anni, dei
quali quattro per l'acquisizione e lo sviluppo delle conoscenze, due di maggior impegno
conoscitivo e un anno finale di orientamento e preparazione alle superiori. Queste ultime,
dal canto loro, si presentano della durata di un quinquennio, con una scansione di un
primo biennio generalistico (come il ginnasio) e di un successivo triennio specialistico
(come il liceo), articolandosi nelle aree umanistica, scientifica, tecnica-tecnologica,
artistica e musicale. La soluzione appare accettabile.
La collocazione del ciclo primario avverrebbe nelle attuali elementari e medie; quella del
secondario negli attuali istituti secondari superiori.
La architettura attuale si concilia adeguatamente con la legge dell'obbligo di nove e poi
di dieci anni, in quanto nove di essi verrebbero coperti dai sette anni della primaria e
dal biennio del "ginnasio". Il decimo anno potrebbe interessare l'ultimo anno
della scuola materna. Tanto più che se si insiste a voler usare la terminologia
dell'"obbligo" scolastico, si deve rovesciarne l'impostazione e ritenere che
l'obbligo sia dello Stato e per lo studente si sottolinei invece la esistenza di un
"diritto formativo" che fino a 15 anni è "scolastico" e gratuito e
che oltre e fino ai 18 anni è "formativo", come del resto già viene previsto
dall'art. 50 del DDL 3593/A collegato alla finanziaria 1999. In definitiva l'intero ciclo
primario ed il primo biennio coincideranno con il nuovo obbligo e saranno gratuiti.
Il nuovo modello inoltre si colloca abbastanza bene nell'attuale processo di
dimensionamento ex- DPR 233 e di riconoscimento delle scuole autonome. Infatti le numerose
verticalizzazioni, molte volte privilegiate più per comodità di rapporti scuola-ente
locale o per moda, che avrebbero avuto serie difficoltà con il modulo di una primaria di
soli sei anni, dovendo "tagliare" due anni rispetto agli otto anni degli
istituti comprensivi, con l'architettura di sette anni possono adattarsi meglio. E' vero
che se il riordino dei cicli non viene approvato presto e non coincide con il
"rodaggio" delle nuove istituzioni, si finirà con il creare molto disagio,
dovendosi procedere all'unificazione di strutture, collegi docenti, organi collegiali e
soprattutto di due progetti educativi e di diversi piani e metodi di studio. Ma sarà più
facile eliminare l'anno in più, se già oggi si strutturerà l'istituto verticale in
bienni e l'ultimo lo si riserverà all'orientamento. D'altro lato il ciclo primario
unitario, mentre spinge a farsi carico delle ragioni ancora attuali che caratterizzano la
scuola media nella particolare età evolutiva degli allievi, costringe a studiare e
implementare unitariamente il settennio, cercando di fare in modo che si collochi anche
fisicamente in modo unitario nei plessi. L'alternativa è che, pur impostando ex-novo il
progetto di offerta educativa del ciclo, si collochi il primo quadriennio nelle attuali
scuole elementari e il secondo triennio negli edifici delle medie. Ma trattandosi di un
problema non tanto di edilizia scolastica, ma di impostazione pedagogica, sarà opportuno
dedicarvi un ulteriore approfondimento.
Ciò che importa è che rispetto al primo documento del gennaio di tre anni fa, la legge
quadro sulla riforma ordinamentale, si è depurata di impostazioni culturalmente
discutibili ed oggi riconosce alla scuola quella funzione autonoma e di
educazione-formazione integrale della persona, cui sempre - come cattolici democratici -
abbiamo voluto ispirarci e che è stato recepito nella nostra Carta costituzionale. Val la
pena di citare l'art. 1 laddove esprime il ruolo del "sistema educativo di
istruzione e di formazione" nella "valorizzazione della persona e nella
crescita della società, nel rispetto delle differenze e dell'identità di ciascuno"
studente. Questo conferma quanto già presente nell'impostazione dell'autonomia, con la
trasformazione della scuola da struttura autoreferenziale in autonomia sociale,
cioè in una comunità educativa che esiste in funzione dell'allievo e della sua crescita
integrale.