i-s21

Riprende il confronto sui cicli e sulla riforma ordinamentale
Sette anni di scuola primaria e poi cinque alle superiori
La nuova arichitettura si concilia adeguatamente con l’obbligo scolastico di dieci anni

Nel corso dell'ultima riunione della consulta nazionale della scuola del PPI si è discusso se dare il via libera all'accordo recentemente intervenuto fra i partiti della maggioranza in materia di riordino dei cicli. Il progetto di riforma ordinamentale (che insieme all'autonomia, alla parità ed ai nuovi organi collegiali completa il quadro organico di riforma della scuola voluto dal Governo dell'Ulivo e proseguito dall'attuale compagine) rappresenta il tassello più prestigioso e, in certa misura, più qualificante, posto che da senso all'innalzamento dell'obbligo ed alla stessa riforma della formazione professionale e della formazione tecnica superiore.
Come si ricorderà, il DDL presentato da Berlinguer prevedeva un'architettura in due cicli rispettivamente di 6 + 6 anni, dei quali i primi costituivano la nuova scuola primaria ed i secondi (suddivisi in due trienni) riformavano la secondaria. Le perplessità erano state numerose. Fermo il principio della riduzione dagli attuali 13 a soli 12 anni dell'intero percorso, in modo da far uscire a 18 anni dalla scuola, come avviene negli altri Paesi europei, la questione verteva sull'impostazione dei due cicli. Noi popolari, per rispetto della particolare fase adolescenziale e per una specifica attenzione alla collocazione sul territorio della nuova scuola, proponevamo il modulo 8 + 4, cioè una primaria lunga che riassorbisse senza danni elementare e media, in un rinnovato modulo di continuità formato da 4 bienni ed una superiore corta di quattro anni. Il nuovo accordo oggi prevede una soluzione di 7 + 5, cioè con una scuola primaria di sette anni, dei quali quattro per l'acquisizione e lo sviluppo delle conoscenze, due di maggior impegno conoscitivo e un anno finale di orientamento e preparazione alle superiori. Queste ultime, dal canto loro, si presentano della durata di un quinquennio, con una scansione di un primo biennio generalistico (come il ginnasio) e di un successivo triennio specialistico (come il liceo), articolandosi nelle aree umanistica, scientifica, tecnica-tecnologica, artistica e musicale. La soluzione appare accettabile.
La collocazione del ciclo primario avverrebbe nelle attuali elementari e medie; quella del secondario negli attuali istituti secondari superiori.
La architettura attuale si concilia adeguatamente con la legge dell'obbligo di nove e poi di dieci anni, in quanto nove di essi verrebbero coperti dai sette anni della primaria e dal biennio del "ginnasio". Il decimo anno potrebbe interessare l'ultimo anno della scuola materna. Tanto più che se si insiste a voler usare la terminologia dell'"obbligo" scolastico, si deve rovesciarne l'impostazione e ritenere che l'obbligo sia dello Stato e per lo studente si sottolinei invece la esistenza di un "diritto formativo" che fino a 15 anni è "scolastico" e gratuito e che oltre e fino ai 18 anni è "formativo", come del resto già viene previsto dall'art. 50 del DDL 3593/A collegato alla finanziaria 1999. In definitiva l'intero ciclo primario ed il primo biennio coincideranno con il nuovo obbligo e saranno gratuiti.
Il nuovo modello inoltre si colloca abbastanza bene nell'attuale processo di dimensionamento ex- DPR 233 e di riconoscimento delle scuole autonome. Infatti le numerose verticalizzazioni, molte volte privilegiate più per comodità di rapporti scuola-ente locale o per moda, che avrebbero avuto serie difficoltà con il modulo di una primaria di soli sei anni, dovendo "tagliare" due anni rispetto agli otto anni degli istituti comprensivi, con l'architettura di sette anni possono adattarsi meglio. E' vero che se il riordino dei cicli non viene approvato presto e non coincide con il "rodaggio" delle nuove istituzioni, si finirà con il creare molto disagio, dovendosi procedere all'unificazione di strutture, collegi docenti, organi collegiali e soprattutto di due progetti educativi e di diversi piani e metodi di studio. Ma sarà più facile eliminare l'anno in più, se già oggi si strutturerà l'istituto verticale in bienni e l'ultimo lo si riserverà all'orientamento. D'altro lato il ciclo primario unitario, mentre spinge a farsi carico delle ragioni ancora attuali che caratterizzano la scuola media nella particolare età evolutiva degli allievi, costringe a studiare e implementare unitariamente il settennio, cercando di fare in modo che si collochi anche fisicamente in modo unitario nei plessi. L'alternativa è che, pur impostando ex-novo il progetto di offerta educativa del ciclo, si collochi il primo quadriennio nelle attuali scuole elementari e il secondo triennio negli edifici delle medie. Ma trattandosi di un problema non tanto di edilizia scolastica, ma di impostazione pedagogica, sarà opportuno dedicarvi un ulteriore approfondimento.
Ciò che importa è che rispetto al primo documento del gennaio di tre anni fa, la legge quadro sulla riforma ordinamentale, si è depurata di impostazioni culturalmente discutibili ed oggi riconosce alla scuola quella funzione autonoma e di educazione-formazione integrale della persona, cui sempre - come cattolici democratici - abbiamo voluto ispirarci e che è stato recepito nella nostra Carta costituzionale. Val la pena di citare l'art. 1 laddove esprime il ruolo del "sistema educativo di istruzione e di formazione" nella "valorizzazione della persona e nella crescita della società, nel rispetto delle differenze e dell'identità di ciascuno" studente. Questo conferma quanto già presente nell'impostazione dell'autonomia, con la trasformazione della scuola da struttura autoreferenziale in autonomia sociale, cioè in una comunità educativa che esiste in funzione dell'allievo e della sua crescita integrale.

Cristiano Zironi

28 aprile 1999


5 giugno 1999
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