i-s20
La posizione del Ppi sui problemi della scuola
Il dipartimento scuola del Partito Popolare Italiano ha ritenuto utile preparare una traccia di possibile risposta ad alcune domande che negli incontri elettorali si presume vengano poste sui principali problemi della scuola e della formazione professionale.
1) D: Cera proprio bisogno di una riforma così profonda ?
R: Sì, per almeno due ragioni. Innanzi tutto perché di fronte allo straordinario cambiamento
in atto nella società il sistema formativo italiano rischiava di rimanere emarginato con
danni incalcolabili per le future generazioni. In secondo luogo il nostro paese non poteva
più tollerare che un terzo dei suoi ragazzi uscisse dal sistema formativo
senza un diploma o una qualifica professionale. Questa, prima di essere una esigenza dello
sviluppo, è anche una questione morale.
2) D: Quale ruolo e quale funzione la riforma assegna alla scuola del 2.000 ?
R: La riforma chiede alla scuola e al sistema della formazione professionale di
contribuire, assieme alla famiglia e alla comunità, a far crescere delle persone
libere e responsabili per una società solidale e democratica. Conseguentemente
queste persone saranno anche dei bravi professionisti che contribuiranno alla crescita
dello sviluppo. Quindi una scuola in funzione delle persone e non viceversa.
3) D: Quali contenuti deve proporre la scuola riformata ?
R: I nuovi saperi dovranno fondamentalmente rispondere alle
domande intrinseche in almeno le seguenti 5 direzioni: umanesimo, ricerca
scientifica, tecnologia, estetica, etica. In sostanza i giovani dovranno poter
esplorare le vie che portano alla scoperta dellanimo umano, della scienza, della
tecnica, del bello e del bene.
I curricoli e i programmi, sui quali è aperto un serio dibattito che vede impegnata
fortemente la cultura cattolica, vanno orientati in queste direzioni.
4) D: Perché il progetto di riforma anziché essere affrontato in modo unitario è
stato spezzettato in tanti tasselli che spesso creano seri problemi di collegamento e di
gestione ?
R: Perché lesperienza trentennale insegna che la maxiriforma nel Parlamento
italiano non passa. Meglio la strategia del mosaico, cioè delle tessere
successive, con lunica pregiudiziale che il progetto complessivo del mosaico sia
interamente noto fin dallinizio.
5) D. In quale quadro istituzionale si muove la riforma ?
R: Istituzionalmente due sono i pilastri sui quali poggia lintero progetto di
riforma: lautonomia e il sistema pubblico integrato. In merito
allautonomia con la legge n. 59/98 e con i relativi decreti già
approvati (dirigenza scolastica, dimensionamento, autonomia didattica e organizzativa) e
con quelli in via di approvazione (riforma del Ministero, organi territoriali, bilancio)
si può dire che la nuova organizzazione scolastica sta prendendo forma: a) un ministero
nazionale che definisce gli indirizzi generali ed esercita il controllo sul sistema; b) un
livello regionale che definisce e governa la rete dei servizi scolastici sul territorio;
c) le unità scolastiche che realizzano il loro progetto educativo sulla base di un
curricolo in parte definito a livello nazionale e in parte espressione delle esigenze
proprie del territorio. In sostanza il processo dellautonomia, sia pure con qualche
difficoltà, sta procedendo ed è prevedibile che a partire dalla.s. 2000-2001 alla
maggior parte delle scuole italiane sarà riconosciuta lautonomia.
In merito al secondo pilastro istituzionale, quello del sistema pubblico integrato,
la riforma procede con maggiori difficoltà. Lintegrazione è prevista in due
direzioni, tra scuola e formazione professionale da un lato e tra
scuola statale e non statale dallaltro. Sul primo versante, dopo
lapprovazione della legge sullelevamento dellobbligo
scolastico e la predisposizione dellobbligo formativo a 18 anni, siamo
ora alle prese con il riordino dei cicli. Il testo concordato nella
maggioranza prevede: 3 anni di scuola dellinfanzia non obbligatori, sette anni di
scuola primaria e cinque di secondaria. Obbligatori sono i primi nove, ma, già a partire
dal nono anno, cioè il secondo del biennio secondario, è prevista lintegrazione
della scuola con la formazione professionale in modo tale da avviare concretamente
lobbligo formativo. In pratica ogni ragazzo al termine del biennio secondario potrà
o proseguire sul binario scolastico per conseguire un diploma o sul binario della
formazione professionale per arrivare alla qualifica regionale. Con un provvedimento in
via di pubblicazione si stabilisce che "in prima applicazione" i ragazzi
iscritti ai centri di F.P. possono, previa convenzione del centro F.P. con un istituto
scolastico, assolvere lobbligo scolastico anche nei centri stessi di F.P.
E pertanto infondata la critica di quanti sostengono che con questi provvedimenti si
è penalizzata la formazione professionale. Anzi, con lintroduzione
dellobbligo formativo e del post-diploma (FIS), le opportunità per questo sistema
sono decisamente aumentate.
6) D: E la parità arriverà ?
R: E il secondo pilastro istituzionale. La legge di parità è una
conseguenza diretta dellautonomia. Non è una questione dei cattolici ma un problema
della scuola italiana. Noi siamo favorevoli al testo presentato dal precedente governo e
fatto proprio da quello attuale. Siamo consapevoli che una parte della maggioranza
vorrebbe evitare questo provvedimento, ma, trattandosi di un preciso impegno di
maggioranza più volte ribadito anche dal presidente del Consiglio, pensiamo che un
ulteriore rinvio creerebbe seri problemi nel rapporto fra le forze politiche di
maggioranza e nel governo stesso. La cosiddetta bozza Biscardi non ci trova concordi
soprattutto su due punti decisivi: il mancato riconoscimento del ruolo
"pubblico" delle scuole paritarie e la mancanza di un preciso sistema di
finanziamento. A questo proposito il PPI ha proposto un mix di interventi (convenzioni per
la scuola materna, sostegno agli insegnanti e agli studenti per gli altri ordini di
scuole) ma siamo disponibili ad esaminare tutte le ipotesi.
Va ribadito che la legge di parità non può essere confusa con il diritto alla studio che
resta di competenza delle Regioni e degli Enti Locali. Tuttavia è innegabile che le
singole leggi regionali in materia di diritto allo studio possono avere effetti positivi o
negativi anche sulla legge di parità. Il recente caso della legge della Regione Emilia
Romagna ne è un chiaro esempio. La cosiddetta legge Rivola (dal nome dell'assessore
popolare che l'ha promossa e seguita) non si limita infatti ad assicurare uguali
opportunità di accesso al sistema scolastico e formativo per tutti i bambini e ragazzi,
ma prevede interventi anche per la qualità non solo per i bambini della scuola
dell'infanzia, ma anche per quelli degli altri ordini di scuola. Si tratta di un segnale
che certamente aiuterà il cammino della legge nazionale per la parità.
7) D: E gli organi collegiali ?
R: Il testo della riforma degli organi collegiali distituto è
allesame della Camera. Il testo della maggioranza rifiuta lidea di
scuola-azienda e punta tutto sul concetto di "comunità educante" che valorizzi
lapporto di tutti i protagonisti: gli studenti, i genitori e gli operatori
scolastici.
8) D: Ma gli insegnanti come hanno accolto il progetto di riforma ?
R: Come era prevedibile, molti operatori scolastici sono preoccupati di
fronte al profondo cambiamento in atto perché temono che le innovazioni finiscano per
cancellare le tante cose buone che la scuola italiana ha saputo realizzare in tutti questi
anni. Quando il progetto viene illustrato in tutti i suoi aspetti le preoccupazioni
diminuiscono e lasciano il posto ad un concreto interesse. Ma a due precise condizioni:
una rivalutazione culturale della funzione docente e un più massiccio impiego di risorse
da destinare alla qualità del sistema e al riconoscimento della professionalità degli
operatori stessi. Gli stanziamenti della finanziaria 1999 (oltre 5.000 miliardi in 3 anni)
e il contratto concluso in questi giorni sono segnali che vanno nella direzione giusta,
anche se ancora non sono ritenuti sufficienti.
9) D: E ai precari cosa diciamo ?
R: La recente approvazione della legge sul reclutamento ha consentito la indizione sia del
concorso ordinario per i giovani laureati sia del concorso riservato
per i precari. E prevedibile che nei prossimi mesi questi concorsi vengano portati a
termine e si ponga quindi fine al precariato dal momento che la legge stessa prevede dei
meccanismi precisi in questa direzione.
10) D: E per gli insegnanti di religione cè un futuro ?
R: Il Senato sta lavorando a un disegno di legge che dovrebbe finalmente riconoscere
anche a questa categoria lo stesso stato giuridico degli altri insegnanti. E un tema
delicato perché investe i rapporti fra Stato e Chiesa, ma ci sono segnali incoraggianti.
Conclusioni
I Popolari hanno contribuito in modo determinante alla progettazione e alla realizzazione
della riforma. Le linee guida sono tendenzialmente quelle della cultura
cattolico-democratica: scuola al servizio della persona, sistema pubblico integrato,
autonomia delle singole unità scolastiche, valorizzazione della responsabilità e della
professionalità. Il percorso normativo ha incontrato e continua ad incontrare difficoltà
ma la direzione di marcia appare decisamente tracciata. Anche sul versante della gestione
non mancano motivi di preoccupazione ma anche su questo molto dipenderà dalla capacità
di presenza dei popolari stessi.
12 maggio 1999
| 14/5/1999 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |