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Contro il rischio di una ulteriore frammentazione sociale
Parità scolastica:
sistema integrato
e non guerra di religione
Ciò che conta non è la
proprietà della istituzione,
ma il modo della sua gestione,
il progetto educativo ed il patto formativo che instaura
con la sua utenza ed il suo territorio e la qualità del risultato che produce
Nelle discussioni che in questi giorni coinvolgono il discorso della parità scolastica
e l'opposizione al finanziamento delle scuole non statali, l'argomento che più di
frequente (e con maggiore dignità culturale) viene proposto è quello del rischio che un
pullulare di tante scuole "private " e "di tendenza" provochi
l'ulteriore frammentazione della nostra società ed una recrudescenza degli scontri
ideologici e culturali, che sono l'esatto opposto del pluralismo e della educazione alla
tolleranza ed alla convivenza.
Chi avanza tale preoccupazione, anche quando è in buona fede, come è apparso nel
bell'articolo che Claudio Magris ha pubblicato sul "Corriere" di
domenica, non considera tuttavia la realtà vera delle situazioni e del sistema scolastico
che si vuole proporre. Non a caso, dopo decenni di scontri ideologici, nella fase di
preparazione dell'Ulivo, in piena notte di governo Berlusconi (a proposito, questi oggi
tanto sbandiera, ma da presidente si è ben sognato di far passare anche solo in consiglio
dei ministri una proposta di parità, anzi il suoi ministro D'Onofrio ha addirittura
annullato la stessa autonomia!), si riuscì a superare l'antica "querelle"
compiendo un salto di qualità nell'impostazione del problema. Non più vedendo la parità
come il frutto di una rivendicazione privatistica, ma all'opposto come una innovazione ed
una risorsa pubbliche, nell'interesse dell'intero sistema scolastico.
L'idea del mettere assieme scuole statali e non statali veniva reinterpretata come il modo
di reimpostare il sistema scolastico all'insegna della flessibilità e della integrazione.
Analogamente a quanto avviene per altri servizi pubblici, a partire da quello sanitario,
l'attuazione del diritto all'educazione, all'istruzione ed alla formazione, deve avvenire
mediante un sistema al quale partecipano strutture statali e non statali, purchè in
possesso dei requisiti standard e capaci di svolgere autenticamente una funzione pubblica.
Restano fuori da tale sistema, per scelta propria o selezione negativa, quelle realtà che
non vogliono rispondere a una logica pubblica.
Ciò diviene tanto più ovvio ed inevitabile in presenza del riconoscimento dell'autonomia
alle singole scuole statali in quanto, in un tale sistema, ciò che conta non è la
proprietà della istituzione, ma il modo della sua gestione, il progetto educativo ed il
patto formativo che instaura con la sua utenza ed il suo territorio e la qualità del
risultato che produce.
Quindi il meccanismo nell'ambito scolastico deve essere analogo a quello sanitario: un
sistema misto in cui vi sia prevalenza dell'intervento statale, che deve comunque
garantire il servizio, integrato con la presenza e il funzionamento di istituzioni non
statali che siano accreditate (cioè rispondano ai requisiti richiesti per lo svolgimento
del servizio), siano poi convenzionate (come avviene per i laboratori o le cliniche e come
essi finanziate i base a parametri oggettivi che operino dentro una adeguata
programmazione), siano ovviamente controllate da un adeguato sistema di valutazione che
sia terzo rispetto sia alle statali e che alle altre.
Così come nella sanità il "prodotto" della struttura privata convenzionata
deve essere pari a quello della struttura pubblica in termini di qualità e di efficacia,
egualmente nella scuola il risultato educativo-formativo deve essere eguale. Ciò
significa che deve rispondere ai valori costituzionali, non effettuare discriminazioni,
riconoscere eguali diritti per l'utenza, per i docenti e per i gestori (gli organi
collegiali di istituto) e, ovviamente, partecipare interamente al sistema territoriale
(per gli aspetti dell'ampliamento dell'offerta formativa, dei servizi didattici,
dell'aggiornamento, dell'innovazione, ecc.). Se sono accreditate e convenzionate, debbono
di conseguenza essere finanziate come le altre statali. Tanto più che costano anche di
meno.
Diverso - come anche accade nella sanità - il caso delle strutture che vogliono restare
libere (ovvero che non possiedano tutti i requisiti) e che - non venendo accreditate e
convenzionate - operano in assoluta libertà e non vengono finanziate, tanto più se sono
svolte da società o imprese con fini di lucro.
Quindi in tale sistema - tanto più se realizzato in forma piena e cioè coinvolgendo
anche la formazione professionale (che già oggi è mista e prevede l'accreditamento, come
recita il decreto applicativo dell'art. 17 della Legge 196/97) e la nuovissima formazione
tecnica superiore (per la quale, altrettanto, è previsto un sistema misto, come avviene
per le stesse Università che essa lambisce, in tutto il settore dei diplomi universitari)
- risulta evidente che sarebbe rispettato ogni principio costituzionale, a cominciare da
quelli del pluralismo e della reciproca convivenza e tolleranza culturale ed etnica.
Non è il caso di Magris, che anzi stigmatizza il fanatismo dei laicisti radicaloidi che
danneggiano un'impostazione laica, la quale deve riguardare anche i credenti, ma talvolta
si ha l'impressione che nell'opposizione forsennata al sistema scolastico integrato,
finiscano col coincidere le posizioni del peggiore laicismo con quelle degli oltranzisti
preconciliari che non vogliono nessuna parità effettiva per non avere nessun controllo.
Invece la posizione giusta è quella, come al solito, dell'equilibrio e dell'intelligenza
dei veri maestri. Chiudendo, da relatore, la discussione alla Costituente sui famosi
articoli riguardanti la scuola, Aldo Moro ebbe ad affermare testualmente ""una
volta chiarita l'utilità che il pubblico ricava da iniziative private, sicuramente
orientate verso il bene comune, è giusto che lo Stato sussidi quelle scuole che, per
numero dei frequentanti, mostrino di rispondere alle simpatie dei cittadini e, per
rendimento didattico accertato, manifestino di esercitare utilmente la funzione educativa
nell'interesse privato e pubblico"". Come si vede non c'è nessuna sbavatura
e nessun rischio di guerre di religione. E' questo il sistema integrato, come noi lo
vogliamo.
Cristiano Zironi
7 dicembre 1998
| 5/4/1999 webmaster@euganeo.it |
il
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