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Intervista ad Angelo  Rescaglio, senatore del Ppi

In contratto sostanzioso e risolutivo
per gli insegnanti

Una scelta che il Ppi intende sostenere
in questa fase di trasformazione della scuola italiana.
La posizione dei docenti di religione.
Il dibattito sulla parità scolastica

di Maria Calabretta

Senatore Rescaglio, quali temi fondamentali interessano la scuola?

In questi due anni, si è lavorato intensamente in Commissione, con una attenzione prioritaria alla scuola, in un momento di profonde trasformazioni. Si guarda, con preoccupazione e con senso di attesa, al futuro, nella speranza di costruire qualcosa di positivo. Ora, gli argomenti riguardano la "parità" e lo "stato giuridico degli insegnanti di religione", nella nuova condizione, "storica" per la stessa scuola, dell'autonomia (nello stesso tempo, non viene dimenticata l'università, la ricerca nel suo insieme, la proposta formativa). Complessivamente, si guarda ad una scuola che sappia intelligentemente, coniugare passato e presente, in una prospettiva di futuro meno provvisorio e culturalmente più attivo ( e penso anche a tutte le "riforme", principalmente quella dei "cicli", ormai avviata sul piano della discussione generale). Si vuole una scuola capace di suscitare certezze nei giovani di oggi, valorizzando al massimo le loro capacità e potenzialità, in un destino che sappia evitare provvisorietà e qualunquismo. E noi "popolari" siamo in prima linea, nel difendere questa scuola e nell'offrire risorse culturali, perché si crei pure una classe docente preparata e motivata con tante risorse interiori ed intellettuali.

L'attenzione ai "precari", come esigenza di giustizia: Che cosa si sta operando?

Un disegno di legge faticoso atteso da tanti ma, sempre, rimandato per ragioni particolari. Il "mondo dei precari" attendeva una risposta, e la classe politica l'ha trovata, con alto senso di responsabilità. E' stata offerta una "sicurezza" sia pure con alcuni limiti, che il tempo permetterà di superare, in uno spirito di costruttiva collaborazione.

Due questioni al centro della vostra attenzione: lo stato giuridico degli insegnanti di religione e la parità. Perché tanta preoccupazione?

L'inquadramento giuridico dei docenti di religione cattolica sembra ormai un problema ampiamente avvertito: la discussione è serena, i temi sono ritenuti attualissimi, considerando che, per tanti decenni, questi "lavoratori della scuola",spesso appassionati lavoratori,  hanno incontrato scarse attenzioni.  Ora si tratta di assicurare ad essi una adeguata sicurezza, con una "idoneità all'insegnamento", in una permanenza assicurata nella scuola, per scelta individuale e consapevole. Nello stesso tempo, noi "popolari" attribuiamo notevole importanza all'insegnante di religione proprio per quel lavoro di sintesi culturale che può realizzare nell'ambito del Consiglio di classe, orfano centrale nel sistema educativo scolastico. Il problema della parità, in realtà, assume una valenza culturale e sociale notevolissima, anche perché non è più possibile rinviare una questione che è nella logica stessa dei tempi. Si sta attuando la discussione generale, e già da questo momento sembrano delinearsi due posizioni fondamentali: chi pensa ad una parità soltanto giuridica, con alcuni distinguo, e chi guarda ad una parità anche finanziaria, per rispondere, pienamente, alle libertà di scelta delle famiglie, che rimangono il fulcro della intera dinamica educativa. "Parità", nella nostra logica, significa progetto educativo serio, trasparenza nella attività e nei bilanci, funzionamento degli organi collegiali, ma diritto autentico di utilizzare il personale per chiamata e con reciproco consenso. Nello stesso tempo, la parità non è un problema cattolico, bensì è una questione che riguarda la realtà di tutta la scuola italiana. Comunque, pare che il problema interessi, da vicino, tutte le diverse componenti politiche, e questo non è una realtà da poco.

La famiglia, nelle sue libere scelte, è costantemente presente alla vostra attività politica. Con quali interventi?

I "popolari" sono, particolarmente, attenti a queste discussioni, perché qui sta gran parte della loro storia: si battono da sempre per la centralità della famiglia, che deve essere riconosciuta libera nelle sue scelte, con quei diritti che rappresentano l'anima vera della nostra democrazia. Del resto, non hanno mai rinunciato, in questi due anni, a fare emergere la loro peculiarità culturale, come si è visto, nell'ultima finanziaria, con la richiesta di un costruttivo e sostanziale intervento a favore della scuola non statale.

Qual è la posizione degli insegnanti, nella scuola di oggi?

I docenti vanno, finalmente, gratificati, dopo tante delusioni. Sarebbe insostenibile rinviare ancora l'urgenza di dimostrare attenzione alle loro esigenze, alle loro "povertà" reali in un certo senso. Il prossimo contratto deve essere sostanzioso e risolutivo, evitando di collocarlo nell'ambito del pubblico impiego. I docenti rappresentano una storia diversa, nel nostro Paese; riconoscerla significa essere coerenti con le nostre esigenze di giustizia e di solidarietà.


07/08/1998
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