i-s08

Un grande sforzo di approfondimento e di coinvolgimento
Nuovi compiti
per l’autonomia delle scuole

Rilevanti le competenze dei comuni e delle province

Con il 31 dicembre le conferenze provinciali di organizzazione della rete scolastica, previste dal regolamento sull'autonomia delle scuole, debbono avere concluso i lavori e consegnati alle rispettive regioni i piani di dimensionamento. In conformità a questi le regioni approveranno, entro il 28 febbraio, i piani regionali e, immediatamente dopo, i provveditori agli studi emetteranno i decreti di riconoscimento dell'autonomia e di attribuzione della personalità giuridica alle singole istituzioni. Col che l'autonomia scolastica, almeno quella istituzionale e giuridica, decollerà concretamente, creando alla prima, vera riforma istituzionale del nostro Paese, con la quale - in applicazione, sia pur tardiva, degli articoli 2 e 5 della Costituzione - si realizzano nuove "autonomie sociali" che si aggiungono, con pari livello di dignità, a quelle più note che sono le autonomie locali. E' una grande rivoluzione che, adesso, deve essere completata e implementata di contenuti. E' noto, infatti, che il Governo ha adottato anche lo schema di regolamento sull'autonomia didattica ed il Parlamento sta per approvare il ddl sugli organi collegiali preposti alla gestione delle istituzioni scolastiche autonome ed il cui testo unificato è stato licenziato dalla commissione istruzione della Camera.
Una forza politica come il Partito Popolare, che delle autonomie ha fatto la propria bandiera e che della centralità della scuola e della sua riforma ha fatto il perno centrale della propria azione politica e di governo, non può che compiacersi ed essere stimolato a formulare proposte ed auspici. L'autonomia, infatti, è destinata a fare "flop" se non è accompagnata da un sostegno corale, da una "cultura dell'autonomia" che riesca a permeare sia le componenti interne della scuola, sia le forze politiche e sociali. Le prime debbono divenire protagoniste dell'autonomia, consapevoli che con essa finisce un meccanismo di centralismo e di burocrazia, di autoreferenzialità e di separatezze; le seconde debbono porsi in modo rispettoso dello "specifico" della scuola, rinunciando ad ingerenze e muovendosi in un ambito di condivisione e di concertazione con la scuola. Ora è il momento di una forte presenza ed iniziativa a livello di base.
Soprattutto l'autonomia richiede di essere riempita di contenuti: l'autonomia istituzionale è essenzialmente il riconoscimento di una "autonomia funzionale", cioè didattica, in cui il contenuto, il percorso, la metodologia didattica sono la funzione che le singole istituzioni possono, d'ora in avanti, autonomamente svolgere. Non a caso il regolamento sull'autonomia didattica prevede che le singole istituzioni si diano, anzitutto, un <Piano dell'offerta formativa> (ormai detto comunemente POF, per distinguerlo dal precedente PEI, il progetto educativo d'istituto introdotto con la vecchia carta dei servizi). Il POF costituirà, in pratica, una sorta di "carta d'identità" con cui quella scuola si presenterà al suo territorio ed alla sua utenza, per stringere un patto educativo che sarà basato sugli indirizzi di studio prescelti, sui "curricola", sull'organizzazione e sulle metodologie adottate, sul complesso dell'offerta formativa che - pur omogenea con gli standard minimi richiesti a livello nazionale - la differenzierà dalle altre scuole. Infatti il perno centrale dell'autonomia, com'è anche autorevolmente riconosciuto oramai dai maggiori studiosi e dai più sensibili operatori, sarà proprio il "curriculum", cioè il piano di studio adottato dalla scuola ed il più possibile personalizzato. La qualità e l'efficacia del risultato dipendono in larga misura dalla capacità di personalizzazione dell'insegnamento e l'orientamento stesso, nell'accezione più attuale, si pone come un orientamento formativo o una formazione orientativa. Ne discende un grande compito di responsabilità (che è l'altra faccia dell'autonomia) sia degli operatori (dirigenti e docenti), che dei genitori, innovativamente "partner" dei primi, che degli stessi studenti, almeno nelle scuole superiori.
E' un grande sforzo di elaborazione, di formazione, di coinvolgimento e di confronto culturale, didattico e politico che si richiede all'intero Paese e che impegnerà, oltre alle scuole, enti locali e forze sociali. Il "decretone Bassanini" , cioè il decreto legislativo n. 112 del '98, affida nuove rilevantissime competenze a Comuni e Province: dalla programmazione delle scuole sul territorio, agli organi collegiali di livello distrettuale e provinciale, dall'orientamento scolastico e professionale all'educazione tecnica superiore post-secondaria ed a quella permanente, dall'aggiornamento ai servizi di supporto organizzativo e alle attività promozionali. Le forze sociali ed in particolare il settore del "No-profit", le università e la stessa scuola non statale sono chiamate a partecipare alle "reti di scuole" ed ai processi di ampliamento dell'offerta formativa e di formazione dei "formatori" e dei genitori. Come si vede, un imponente impegno per "fare la nuova scuola" ed essere "dentro la nuova scuola".

Cristiano Zironi

29 dicembre 1998


5/4/1999
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