i-s008

Nel disegno di legge approvato in prima lettura al Senato
Per gli insegnanti di religione
e la loro materia
completa parificazione
Il vantaggio dell'intera scuola: degli allievi e dei docenti

di Tino Bedin

Finisce il precariato per i 23 mila insegnanti di religione cattolica: essi vengono inseriti nei ruoli dello Stato italiano, per la precisione del Ministero della Pubblica. La loro materia, l'insegnamento della religione cattolica, diventa componente normale (anche se non obbligatoria) delle finalità della scuola pubblica.
Per ora queste sono due volontà: le ha espresse il Senato con l'approvazione del disegno di legge sullo stato giuridico degli insegnanti di religione. Per diventare realtà hanno bisogno del voto conclusivo della Camera. Ci sarà questo voto? Ci sarà in tempo prima che si concluda la legislatura? E' bene che ci sia? Parto dalla coda, perché mi pare che alcune polemiche che hanno accompagnato il voto al Senato siano destinate a stemperarsi se confrontate con la prospettiva finale. Rispetto a quest'ultima, mi pare che la convinzione sia unanime: il ruolo degli insegnanti di religione è una condizione nuova che va codificata entro questa legislatura.
Sono sempre stati "diversi" dai loro colleghi, gli insegnanti di religione, fin dal 1930, dopo il Concordato del '29. Oggi, per quanto già retribuiti in maniera pressoché uguale agli altri docenti, non hanno un corrispondente trattamento previdenziale e di carriera; sono dei precari, mentre per tutto il comparto della scuola si sta risolvendo radicalmente la questione del precariato. Certo che la figura dell'insegnante di religione cattolica ha caratteristiche peculiari, inerenti soprattutto alla nomina, di intesa con l'autorità ecclesiastica, e alla facoltà di quest'ultima di revocare l'idoneità, ma l'evoluzione della scuola statale da una parte e i nuovi profili della classe docente in materia religiosa, ormai per oltre il 70 per cento composta da personale laico, dall'altra, rendono necessaria una revisione del suo stato giuridico.
Il provvedimento è atteso dall'approvazione del nuovo Concordato, cioè da 16 anni. In quella occasione, in particolare con l'Intesa del 1985, si era affrontato e risolto il problema della qualificazione professionale degli insegnanti di religione. Ora - anche sulla base dei contenuti del Concordato - si qualifica il loro reclutamento.
Il vantaggio è dell'intera scuola: degli allievi e dei docenti. I primi (e le loro famiglie) hanno in questi anni largamente espresso consenso all'insegnamento della religione cattolica: la nuova posizione degli insegnanti dà anche alla loro materia un "ruolo" più curricolare e conseguentemente più professionale. I docenti, da parte loro, hanno non solo la stabilizzazione giuridica, ma anche una condizione di maggiore responsabilità didattica personale, derivante da uno degli strumenti più innovativi previsti dalla nuova legge, cioè dal mantenimento nel ruolo docente in una materia diversa dalla religione, nel caso di revoca da parte del vescovo.
E' a queste novità che la nuova legge chiede di essere preparati e magari di prestare attenzione nella "seconda lettura" che il sistema bicamerale italiano consente.
Molti discorsi si sono invece fatti su un aspetto delle norme transitorie, per il passaggio dalla condizione attuale a quella definitiva. Il disegno di legge prevede che siano messi a concorso il 60 per cento dei posti ricoperti attuali e stabilisce che per partecipare al concorso per l'immissione in ruolo sia necessaria la laurea per i soli insegnanti delle scuole superiori. Si tratta di un requisito utile proprio in vista di quella "mobilità" cui accennavo, anche se sono comprensibili le osservazioni di chi insegna con riconosciuta capacità da molti anni pur non avendo la laurea. Non mi pare però la questione capitale, anche perché in ogni caso nessuno perde il posto, nessuno è costretto a rinunciare al ruolo (si può concorrere per gli altri ordini di scuola), nessuno è costretto ad entrare in ruolo (si può insegnare alle superiori alle condizioni attuali senza laurea).
La "questione capitale" è invece nelle due condizioni nuove che ho segnalate all'inizio e che inseriscono definitivamente l'Italia nel sistema educativo pubblico europeo, all'interno del quale è generalmente previsto uno spazio per l'insegnamento della religione. Al Senato la legge è stata approvata dai popolari, dai democratici di sinistra, dai democratici e dall'Udeur. Si è astenuto il centro-destra. Hanno votato contro i repubblicani, i socialisti, i verdi ed i comunisti. Forse basta la geografia del voto per cogliere la direzione della svolta.

Luglio 2000

Il percorso del provvedimento


7 agosto 2000
webmaster@euganeo.it
home page
il collegio senatoriale di
Tino Bedin