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Dal Senato la prima approvazione della legge
Gli insegnanti di religione
entrano in ruolo
Il determinante e costruttivo contributo dei senatori popolari

Finisce il precariato per i 23 mila insegnanti di religione cattolica. Essi entrano nei ruoli del ministero della Pubblica istruzione. Il nuovo inquadramento è previsto nel disegno di legge che il Senato ha approvato prima della conclusione della sessione primaverile e che ora passa in seconda lettura alla Camera.
Viene conservato il "placet" del vescovo ed il suo diritto alla revoca. La revoca è stata finora molto limitata (meno di un caso su cento). Finora l'insegnante perde il posto. Con l'approvazione della legge, gli insegnanti saranno messi in mobilità e destinati all'insegnamento di altre materie.
Per gli insegnanti in attività è previsto un concorso speciale sul 60 per cento dei posti, per i docenti che abbiano insegnato per quattro anni almeno 12 ore settimanali, che abbiano la laurea per le scuole superiori e naturalmente il "placet" del vescovo.
Il provvedimento era atteso dall'approvazione del nuovo Concordato, cioè da 16 anni.
Siamo finalmente giunti al momento della positiva conclusione in termini che, se non soddisfano sino in fondo le aspirazioni del Ppi, rappresentano comunque un passo decisivo, di alto rilievo.
È bene allora tornare per qualche istante al percorso compiuto per poter, con maggiore consapevolezza e volontà costruttiva, guardare al futuro.
Il disegno di legge non ha per oggetto l'insegnamento della religione cattolica, regolato, come è noto, dal nuovo Concordato del 1984 e dalla successiva Intesa tra il Governo italiano e la CEI, ma lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica, i quali, per quanto già retribuiti in maniera pressoché uguale agli altri docenti, non hanno un trattamento previdenziale e di carriera corrispondente a quello degli stessi. Essi sono attualmente precari, mentre per tutto il comparto della scuola si sta risolvendo radicalmente la questione del precariato. È ben vero che la figura dell'insegnante di religione cattolica ha caratteristiche peculiari, inerenti soprattutto alla nomina, di intesa con l'autorità ecclesiastica, e alla facoltà di quest'ultima di revocare l'idoneità, ma l'evoluzione della scuola statale da una parte e i nuovi profili della classe docente in materia religiosa, ormai per oltre il 70 per cento composta da personale laico, dall'altra, rendono necessaria una revisione del suo stato giuridico. D'altra parte, proprio in occasione dell'Intesa del 1985 – sopracitata e come altri ha già ricordato – il Governo italiano aveva già dato assicurazioni in questo senso.
Il Ppi aveva, sin dal 1994, presentato alla Camera un disegno di legge, poi ripresentato nel 1996 al Senato, per una più equa benché rigorosa sistemazione degli insegnanti di religione cattolica. Altre proposte sono state parimenti presentate da altri Gruppi politici in entrambi i rami del Parlamento.
Sul finire del 1997 iniziò l'esame delle diverse proposte presso la 7ª Commissione del Senato con la costituzione di un Comitato ristretto e con un relatore di maggioranza, il senatore Occhipinti. I lavori del Comitato ristretto si protrassero a lungo, per circa due anni, senza pervenire ad un testo unificato da presentare alla Commissione plenaria, a causa di divergenti opinioni in seno alla maggioranza.
Anche nella discussione generale la maggioranza restava divisa, con la prospettiva di votazioni trasversali, che avrebbero snaturato il provvedimento oltre che creato seri problemi politici, danneggiando gli stessi insegnanti di religione cattolica.
Allora, il senatore Monticone propose l'invio in Aula, al fine di evitare tali pericoli e nella speranza di trovare così un più largo consenso nella maggioranza, tanto più che il Gruppo dei Popolari aveva già avanzato alcune proposte emendative atte ad assicurare quanti paventavano l'ingresso surrettizio degli insegnanti di religione cattolica anche in altri ruoli dello Stato e al fine di garantire la qualità di questa presenza nella scuola statale.
Ho voluto richiamare questo accidentato percorso per documentare, attraverso i comportamenti del Ppi, la volontà di operare per il bene della scuola, della cultura e della libera formazione degli alunni e per meglio assicurare ai docenti di religione cattolica la dignità e le garanzie loro dovute, senza cedimenti a faciloneria istituzionale o a nostalgie ideologiche.

Luglio 2000

Il commento di Tino Bedin


7 agosto 2000
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