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L'Italia è all'avanguardia in Europa
Cambiano i percorsi formativi
dopo la media e dopo le superiori
L'innalzamento dell'obbligo scolastico va però perfezionato

La legge 9/99 ha introdotto due importanti novità nel panorama della Pubblica Istruzione: l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 15 anni, includendo il primo anno delle scuole superiori, e, soprattutto, l'obbligo formativo: ovvero la necessità per tutti gli studenti di frequentare un percorso di formazione sino al diciottesimo anno di età. Tali percorsi formativi possono essere quelli della scuola superiore, della formazione professionale o dell'apprendistato presso le aziende.
Questa prospettiva, che pone il nostro paese all'avanguardia in Europa, consente una maggiore flessibilità nei percorsi individuali degli studenti, senza imporre a tutti una istruzione superiore unicamente scolastica.
Attualmente la normativa, attraverso due diversi regolamenti attuativi, prevede che le scuole stipulino delle convenzioni, per il primo anno di frequenza obbligatoria, con i centri di formazione professionale: tali convenzioni sono rivolte principalmente ai ragazzi che non intendono proseguire gli studi e possono svolgersi secondo percorsi sperimentali. Per gli anni successivi sono previsti diversi livelli di certificazione a seconda dei percorsi prescelti e una costante interrelazione tra scuole, enti locali e realtà produttive. Inoltre il sistema dei crediti scolastici consente il passaggio in ogni momento da un percorso formativo all'altro

Restano le sperimentazioni già decise
I Popolari ritengono l'introduzione dell'obbligo formativo a diciotto anni una delle riforme più qualificanti dell'intero sistema scolastico e si batteranno per una attuazione di questa normativa in maniera pienamente efficace, ovvero attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti previsti, per evitare che il peso dell'operazione gravi unicamente sulle scuole.
L'obbligo scolastico, così come è formulato, è invece frutto di una situazione transitoria, penalizzante per gli studenti che si trovano fin da subito in difficoltà nella prospettiva di proseguire la scuola dopo la terza media, tuttavia la legge copre unicamente il periodo transitorio, in attesa della entrata in vigore della riforma dei cicli scolastici, che prevederà l'obbligatorietà del biennio della secondaria (anticipato di un anno) e l'integrazione tra scuola e formazione professionale già dall'ultimo anno dell'obbligo. Per tale periodo transitorio il governo ha recentemente ribadito il permanere delle sperimentazioni in atto tra centri di formazione professionale e scuole superiori.

La formazione integrata superiore
Dopo il periodo sperimentale negli anni scolastici 98/99 e 99/2000, con il prossimo settembre comincia ad entrare a regime il nuovo sistema della Formazione Tecnica Superiore, in sigla IFTS. La legge 144/99, all'art. 69 ha, infatti, introdotto ufficialmente il nuovo percorso nel sistema scolastico-formativo del nostro Paese. Vengono confermati i capisaldi che hanno caratterizzato la fase sperimentale: durata 1200-2400 ore, suddivise in due o quattro semestri, co-progettazione e co-gestione obbligatoriamente coinvolgente i quattro soggetti interessati: la scuola secondaria superiore, l'università, la formazione professionale regionale e il mondo del lavoro; 50% dei docenti scelti all'esterno; almeno il 30% di monte ore da effettuarsi in "stages"; aree produttive e profili professionali da scegliersi in concertazione; responsabilità operativa affidata alle Regioni. Di nuovo - come prescritto dal decreto-regolamento applicativo dell'art. 69, già in corso di registrazione - c'è la definizione degli "standard" nazionali minimi per garantire la qualità e la spendibilità della qualifica in tutto il territorio nazionale ed in ambito europeo e la formulazione del meccanismo di "certificazione" in uscita. Sono previsti - per il prossimo anno scolastico - finanziamenti per 116 miliardi, tali da attivare oltre 500 progetti, rispetto ai 350 dello scorso anno.

Autonomia e flessibilità superiori alle università
Il nuovo sistema FIS-IFTS rappresenta la più innovativa delle riforme volute da Prodi e dai governi di centro-sinistra in quanto introduce per la prima volta un secondo canale rispetto all'unica formazione superiore, fino ad oggi rappresentata dall'Università. Si tratta di farne un sistema vero e proprio, con pari dignità e non di serie B. Come nelle secondarie si va verso un'integrazione scuola-formazione professionale, così a livello post-secondario si deve andare verso un "doppio canale in cui l'IFTS abbia un raccordo maggiore con il mondo del lavoro e sia quindi a contenuto più professionalizzante". Le sue caratteristiche strutturali gli consentono di affrontare la formazione superiore diretta ai profili più innovativi ed alle figure ed aree economiche-produttive della società futura, a partire dalla "società dell'informazione", dalla net e dalla new-economy, fino ai settori dell''hi-tech e del nuovo welfare.
Per questo il nuovo sistema, pur incardinato nelle regioni, si pone come sistema nazionale, con una grande autonomia e flessibilità, superiore alla stessa università. E deve garantire un percorso condiviso e concertato fra i soggetti pubblici e privati coinvolti. Andrà inoltre valorizzato al massimo il ruolo dei comitati nazionali e regionali dell'IFTS, quali momenti di utile raccordo nel sistema, soprattutto nella prospettiva di dare indicazioni omogenee su tutto il territorio nazionale, che consentano poi la di poter spendere i titoli e i crediti acquisiti in tutta la penisola.

Luglio 2000


3 agosto 2000
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