L'anniversario della nascita del "sistema sanitario nazionale"
Con Tina Anselmi quarant'anni di buona sanità
Il Veneto abolisca la compartecipazione economica dei cittadini
VENEZIA - Il 23 dicembre 1978, la Camera con 381 voti favorevoli e solo 77 contrari su 458 votanti, approvava in via definitiva una delle più innovative e importanti leggi di equità sociale. In quella data, soprattutto grazie allo straordinario impegno Tina Anselmi, affiancata dal parlamentare padovano Fulvio Palopoli, nasceva il "sistema sanitario nazionale". Con la legge 833/1978 (pubblicata in Gazzetta ufficiale il 28 dicembre 1978) si determinava il passaggio dal mutualismo corporativo all'universalismo sanitario, come sancito all'articolo 32 della nostra Carta Costituzionale. Ricordare e valorizzare questi quarant'anni, sostanzialmente, di buona sanità, rinnovando il ringraziamento a Tina Anselmi: politica e partigiana e prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica Italiana, nata a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927 (dal 1º novembre 2016 riposa al cimitero dello stesso luogo di nascita) non significa sottovalutare, purtroppo, le tante strumentali intromissioni politiche e amministrative che tutt'oggi continuano a ostacolare la completa attuazione della riforma sanitaria del 1978. Sono brutti vizi quasi tutti italiani, l'anteporre difficoltà ai cambiamenti di giustizia sociale e lo smisurato prolungamento applicativo, in tempi biblici, delle disposizioni riformatrici. Altre riforme sono state e sono ostacolate nella loro esigibilità; vedi ad esempio quella sulle prestazioni socio-assistenziali, la 328 del 2000, meglio conosciuta come "legge Livia Turco". Sarà ingabbiato nel ginepraio della burocrazia legislativa anche il recente Codice del Terzo settore, che per la sua farraginosità di norme e vincoli, molto probabilmente, non troverà mai completa attuazione. Ritornando alla "riforma sanitaria Tina Anselmi", in particolare, va riletta la parte finale del primo comma dell'articolo 32 della Costituzione: "La Repubblica (...) garantisce cure gratuite agli indigenti". Nel 1948 la stragrande maggioranza degli italiani si trovava in estreme condizioni di "indigenza" del dopoguerra. Sul diritto a "star bene in salute", rapportato invece ai giorni nostri, quel sostantivo, "indigenza", dovrebbe (deve) essere oggetto di radicale cambiamento interpretativo soggettivo, altrimenti milioni di poveri italiani, fra questi molte migliaia di veneti, obbligati alla compartecipazione ai costi, per degli opinabili calcoli sui loro livelli di reddito, rinunceranno alla cure sanitarie, con la conseguenza di non vedersi riconosciuto il fondamentale e vitale "obbligo" delle Pubbliche amministrazioni, chiamate, dalla Costituzione, alla tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo nell'interesse della collettività. Su questa urgenza sociale, nel doveroso riconoscimento a Tina Anselmi, la Regione Veneto, in questi giorni impegnata nel nuovo piano socio sanitario, prendendo in considerazione le proposte di Cgil, Cisl, Uil e del Forum terzo settore, dia un tangibile segnale di cambiamento, eliminando la compartecipazione, a carico dei cittadini: sui costi delle prestazioni sanitarie e sulle rette delle ospitalità protette.
Titolazione a cura della redazione di Euganeo.it
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