RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera.it
24 agosto 2007
Adriana Bazzi

Un metodo applicabile anche a sclerosi multipla o schizofrenia
Scoprire l’Alzheimer in sessanta secondi
Grazie alle mappe magnetiche del cervello potrebbe diventare relativamente semplice identificare il disturbo fin dall’inizio

Sessanta secondi per svelare i primi segni di malattie del sistema nervoso come l’Alzheimer, la sclerosi multipla o la schizofrenia: lo promette un nuovo test in sperimentazione negli Stati Uniti, capace di registrare e analizzare i deboli campi magnetici che si creano quando le cellule nervose sono in attività. L’esame si chiama appunto magnetoencefalografia, in sigla Meg (giusto per ricordare, l’Eeg, l’elettroencefalogramma rileva invece l’attività elettrica del cervello): potrebbe essere perfezionato e messo a disposizione dei neurologi e degli psichiatri nel giro di uno o due anni. I risultati delle prime prove saranno pubblicati sul prossimo numero del Journal of Neural Engineering e lasciano intendere che il test, grazie alla sua facilità e rapidità di esecuzione, rappresenterà una vera e propria rivoluzione nella diagnosi precoce di alcune malattie neurologiche.
CONFRONTI - Un gruppo di ricercatori dell’Università del Minnesota a Minneapolis, coordinati da Apostolos Georgopulos, hanno analizzato con la Meg i deboli campi magnetici che si producono quando i neuroni si «accoppiano»: confrontando le mappe , ottenute quando a lavorare è un cervello sano, con quelle rilevate in persone affette da malattie del sistema nervoso, come appunto l’Alzheimer, gli studiosi sono riusciti a individuare le mappe comunemente associate con queste patologie. Utilizzando queste mappe su 142 pazienti, hanno diagnosticato la presenza di malattia nel 90 per cento dei casi.
IN FUTURO - «Adesso stiamo continuando gli studi – ha commentato Georgopulos – e vogliamo acquisire dati da un maggior numero di pazienti. Ma il test potrebbe entrare nella pratica clinica nel giro di uno o due anni». Oltre alla facilità e rapidità di esecuzione, la Meg ha anche il vantaggio di non essere invasiva per il paziente: si esegue applicando all’esterno della testa alcuni sensori capaci di rilevare i campi magnetici e di trasmetterli a un decodificatore che li trasforma in una mappa cerebrale colorata. E non solo: potrà evitare al medico lunghi e complessi esami per la valutazione del comportamento del paziente alla ricerca dei primi segni di malattia, a volte persino poco attendibili. La possibilità di identificare una malattia al suo esordio potrà consentire al medico di mettere in atto trattamenti di riduzione del danno o terapie riabilitative che ne rallentino quanto meno la progressione.

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