RASSEGNA STAMPA

Le Scienze
28 agosto 2007

È la prima dimostrazione diretta
Le statine difendono dall'Alzheimer
Sono stati esaminati i cervelli di 110 persone che hanno donato l'organo alla ricerca

Chi assume statine corre un rischio ridotto di sviluppare la malattia di Alzheimer. È questo il risultato di una ricerca pubblicata sul numero odierno della rivista "Neurology", organo della American Academy of Neurology, condotta da ricercatori dell'Università di Whasington a Seattle.
Le statine sono farmaci ampiamente prescritti per abbassare i livelli di colesterolo in persone sofferenti di patologie cardiovascolari o a rischio di incorrervi. Già precedenti ricerche avevano suggerito un effetto protettivo da parte delle statine, "ma il nostro studio - ha detto Gail Li, che ha diretto la ricerca - è il primo in cui siano stati confrontati i cervelli di persone che avevano ricevuto statine e no".
Li e colleghi hanno esaminato i cervelli di 110 persone di età compresa fra i 65 e i 79 anni, che hanno donato quell'organo alla ricerca. Dopo aver pesato i campioni in relazione a numerose variabili, fra cui età al decesso, sesso, eventuali ictus, ecc., i ricercatori hanno potuto notare che nei cervelli delle persone che avevano ricevuto una terapia a base di statine eran presente una quantità di fibrille di proteine tau nettamente inferiore rispetto agli altri. Il deposito nel cervello di fibrille di proteina tau e di placche di proteina beta amiloide sono i segni caratteristici della malattia di Alzheimer.
"Questi risultati - - ha aggiunto Eric Larson, coautore della ricerca - sono nuovi ed esaltanti, e hanno importanti implicazioni per le strategie di prevenzione, anche se dovremmo confermare la scoperta con un ulteriore studio controllato randomizzato, un tipo di studio xhe però in questo caso si scontra con problemi di carattere etico."
Va peraltro ricordato, ha concluso Li, che "le persone affette da Alzheimer sono diverse. È probabile che le statine aiutino a prevenire la malattia più in alcuni soggetti che in altri. Forse un giorno saremo in grado di dire con più precisione chi può beneficiare di quale tipo di statina per prevenire i cambiamenti prodotti dalla malattia." (gg)

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29 agosto 2007
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