SALUTE

Crescono in Italia le diseguaglianze nella salute
L'accesso ai servizi sanitari è un diritto fondamentale o un privilegio?
Agli ultimi posti in Europa su tutti gli indicatori di salute che riguardano i giovani

Pubblichiamo una sintesi dell'articolo "L'anno che verrà" pubblicato martedì 30 gennaio 2017 da Gavino Maciocco in Saluteinternazionale.info dove è disponibile il testo integrale dell'articolo.
La sintesi e la sua titolazione sono della redazione di Euganeo.it.

di Gavino Maciocco

"L'accesso ai servizi sanitari è un diritto fondamentale o un privilegio?". Se lo chiedono negli USA mentre Trump si appresta a cancellare la riforma di Obama. Ma dovremmo chiedercelo anche in Italia. In Italia il concetto di salute come Basic Right (Diritto Fondamentale) è scolpito nella Costituzione dal lontano 1948, ma ce ne stiamo rapidamente dimenticando.
La Legge 833 del 1978, con l'Istituzione del Servizio sanitario nazionale, non solo ribadisce tale concetto, ma afferma solennemente che: "Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio". Anche di questo ce ne stiamo dimenticando.
L'emorragia di personale. A forza di dimenticare oggi siamo arrivati a rassegnarci all'idea che sia inevitabile (quindi "normale") che milioni di persone rinuncino a curarsi per motivi economici o che centinaia di migliaia di malati di epatite C siano esclusi da una terapia salva vita. Stiamo, passo dopo passo, pervenendo all'idea "americana" che l'accesso alle cure sia un privilegio, e non più un diritto.
Non fa notizia nemmeno la continua emorragia di personale sanitario, il segnale più evidente e perverso dell'impoverimento del SSN. Dal 2009 al 2015 la sanità pubblica ha perso 40.364 dipendenti, 10.444 unità nel solo anno 2015. E il rapporto pubblicato dal Ministero dell'economia rileva anche la crescita dell'età media del personale e della precarietà lavorativa.
Epidemia di malattie croniche. Anche la prevenzione, altro pilastro della Legge 833/78, è scomparsa dai radar della politica sanitaria italiana. I dati contenuti nell'ultimo rapporto dell'OCSE sulla salute in Europa (Health at a Glance: Europe 2016) sono impressionanti, e anche per questo ignorati dai media. L'Italia è agli ultimi posti in Europa su tutti gli indicatori di salute che riguardano i giovani: sovrappeso/obesità infantile (peggio di noi solo la Grecia); fumo tra i 15enni (peggio di noi solo la Bulgaria); inattività fisica tra i giovani di 11-15 anni (peggio di noi nessuno). Questi dati, che preannunciano l'insorgenza precoce di malattie croniche tra la popolazione, fanno il paio con il dato tutt'altro che positivo sulla speranza di vita tra le persone ultra65enni. Queste infatti godono sì di una notevole longevità (intorno ai 20 anni - tra i primi in Europa), ma questa è resa precaria da un lungo periodo di cattiva salute (con solo 7-8 anni di buona salute - tra gli ultimi in Europa).
Di tutto ciò - di diseguaglianze nella salute (diretta conseguenza delle crescenti diseguaglianze socio-economiche nella società) e di epidemia delle malattie croniche (conseguenza anche della latitanza delle attività di prevenzione) - la politica scientemente si disinteressa. Mentre si dedica spasmodicamente all'esercizio del Lego, a come smontare e rimontare le ASL, riducendone il numero. Un esercizio inutile e dannoso, ma molto in voga, con una distribuzione bipartisan. Questo esercizio è in parte frutto di superficialità e ignoranza ("facciamo vedere che ci diamo da fare, anche se non sappiamo bene ciò che facciamo"), ma è soprattutto figlio della stessa logica che ha partorito la proposta di riforma costituzionale: la logica dell'accentramento del potere nelle mani di pochi.
Il voto dei cittadini. Questa logica è stata clamorosamente bocciata nel referendum dello scorso 4 dicembre. Con una partecipazione straordinaria di cittadini che hanno chiesto alla politica di occuparsi dei problemi reali della società - povertà, lavoro, salute, istruzione, immigrazione, ambiente - e non di giochi di potere. Nonostante ciò tutta la discussione post-referendum si è concentrata sulla data del voto. Non una parola sui programmi (povertà, lavoro, salute, istruzione, immigrazione, ambiente). Tutto - ancora una volta - si gioca sulla lotta per il potere e per la propria sopravvivenza politica.
Ma fermarsi un attimo a pensare, no? Per chiedersi per esempio: l'accesso ai servizi sanitari è un diritto fondamentale o un privilegio?

30 gennaio 2017


4 marzo 2017
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