SALUTE

Oltre quattro milioni di persone rinunciano a curarsi
a causa degli alti costi, dei tempi d'attesa troppo lunghi, dell'eccessiva distanza da percorrere

Il diritto alla salute sempre più estraneo
alla vita quotidiana della popolazione

Le elezioni amministrative hanno portato alla ribalta le "periferie",
come simbolo di diseguaglianze sociali sempre più acute,
in un paese come il nostro che è tra i più "diseguali" in Europa

Pubblichiamo una sintesi dell'articolo "La salute,diritto fondamentale" pubblicato lunedì 27 giugno 2016 da Gavino Maciocco in Saluteinternazionale.info dove è disponibile il testo integrale dell'articolo.
La sintesi e la sua titolazione sono della redazione di Euganeo.it.

di Gavino Maciocco

Saluteinternazionale.info si presentò ai suoi lettori, nel gennaio 2009, con un post in cui si citava una riflessione di Amartya Sen sul concetto di salute come diritto umano. "La salute - si chiedeva il premio Nobel per l'economia - può essere considerata un diritto in assenza di una legislazione vincolante?".
Questa discussione è di enorme attualità, a parti invertite. La domanda che ci si dovrebbe porre oggi in Italia è infatti questa: "Il diritto alla salute può essere negato, pur in presenza di una legislazione vincolante?".
La "legislazione vincolante" la conosciamo bene, è l'art. 32 della Costituzione: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività". "Con queste parole - afferma Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale - si introduce la salute nella tavola dei diritti fondamentali che regolano la nostra vita in comune" (…) "Parole semplici, dunque: un diritto, per di più fondamentale per ciascuno di noi; ed è l'unica volta che in cui la Costituzione utilizza questa qualificazione". Aggiunge ancora G.M. Flick: "L'affermazione unitaria del bene-salute da parte della Costituzione - nella duplice componente individuale e collettiva; e nella confluenza fra entrambi gli interessi che guardano ad essa - induce a configurare la salute, in termini giuridici, come un diritto che si risolve in uno status, una condizione di benessere psico-fisico, un'espressione di libertà e di eguaglianza nel rapporto con gli altri, una componente essenziale della propria identità".
La riforma costituzione proposta dal Governo Renzi non tocca l'art. 32 della Costituzione, ma è la politica di questo governo, e dei governi precedenti, che ha reso quell'articolo sempre più estraneo dalla realtà quotidiana della popolazione e in particolare di quella più povera (che notoriamente è anche quella più malata). Circolano in questi giorni dati molto allarmanti sul numero di persone che rinunciano a curarsi. Prendiamo il dato più solido, anche se non recentissimo, quello dell'Istat, stratificato per fasce di reddito, confermato dall'OCSE. Oltre il 7% della popolazione (4,2 milioni di cittadini) rinuncia a curarsi a causa degli alti costi, dei tempi d'attesa troppo lunghi, dell'eccessiva distanza da percorrere.
Torniamo alla domanda: "Il diritto alla salute può essere negato, pur in presenza di una legislazione vincolante?". O ancora: "Si possono impunemente calpestare i diritti sociali, senza pagarne le conseguenze politiche, soprattutto se chi lo fa, il PD, si dichiara di sinistra?".
Le periferie di Roma e di Torino, alle recenti elezioni amministrative, hanno detto di no, che non è possibile. Ma lo schiaffo al partito di governo, e alle sue politiche thatcheriane e regressive, non è arrivato solo dalle aree in cui più evidente e acuto è il disagio sociale. La perdita di consensi non proviene infatti solo dalle periferie delle grandi città. Il PD in Toscana ha perso le elezioni in tutti i comuni (tranne uno) dove si votava: da un capoluogo come Grosseto a un comune come Sesto Fiorentino, dove sono in gioco questioni ambientali di primaria grandezza. Qui in Toscana tra gli elettori che hanno voltato le spalle al PD ci sono anche gli insegnanti che non hanno accettato l'imposizione della "buona scuola", ci sono gli infermieri e i medici del servizio pubblico che vedono il loro lavoro perdere in qualità e sicurezza a causa di assurde ristrutturazioni delle asl e di continue riduzioni di personale.
Queste elezioni amministrative hanno portato alla ribalta le "periferie", come simbolo di diseguaglianze sociali sempre più acute, in un paese come il nostro che è tra i più "diseguali" in Europa. "Molti commentatori - osserva Stefano Rodotà sulla Repubblica del 24 giugno - in questi giorni insistono sui guasti drammatici della diseguaglianza, senza dire una parola sul fatto che questa diseguaglianza non nasce da dinamiche incontrollabili, ma è l'effetto di politiche deliberate, perseguite con determinazione pari all'arroganza".
"Le scelte politiche fatte in questi due anni hanno spesso dimenticato di coniugare la giustizia sociale al cambiamento", scrive in una lettera aperta a Matteo Renzi, Ezio Lattuca, 28 anni, il più giovane parlamentare PD. "Il risultato è quello che nelle periferie i cittadini che soffrono di più l'insicurezza a partire da quella economica, si sono rivolti ad altri. 'Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra diseguali' diceva un parroco delle tue parti. E invece così abbiamo fatto con i bonus per i neonati e per i diciottenni, così abbiamo fatto eliminando la tassa sulla prima casa anche a chi, come me e come te, pur non vivendo in un castello, potrebbe tranquillamente permettersi di pagarla. Come è possibile spiegare queste scelte ad un ragazzo che rinuncia a studiare per le difficoltà economiche della propria famiglia o ad una giovane coppia che la casa di proprietà non ce l'ha e che fatica a pagare l'affitto?!".

27 giugno 2016


1 luglio 2016
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