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Pubblichiamo un estratto dell'articolo "DEF. Sanità indietro tutta" pubblicato lunedì 30 settembre 2013 da Nino Cartabellotta in Saluteinternazionale.info dove è disponibile il testo integrale dell'articolo. La titolazione di questo estratto è della redazione di Euganeo.it.
di Nino Cartabellotta Fondazione GIMBE
Il 20 settembre il Governo ha reso pubblica la nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF) 2013 che, senza dichiararlo apertamente, lascia trasparire in filigrana un “altro” servizio sanitario nazionale (SSN), con meno tutele pubbliche e più risposte private. Infatti, anche se i conti della sanità tengono e la spesa sanitaria in Italia è tra le più basse in Europa, il DEF mette in discussione il principio dell’universalità delle prestazioni, forzando l’introduzione delle assicurazioni private a cui i cittadini italiani dovranno inevitabilmente rivolgersi. Le motivazioni sono facilmente intuibili: con un rapporto deficit/PIL che sfora il 3%, nell’impossibilità di aumentare l’IVA e di reintrodurre l’IMU, il Governo imbocca la strada all’intermediazione assicurativa e finanziaria dei privati per alimentare le casse dello Stato con entrate certe e sicure.
Andando ai numeri – dopo i 25/30 miliardi già sottratti al SSN per il periodo 2012-2015 – con il DEF 2013 il Ministero dell’Economia e Finanze cala inesorabilmente la scure programmando un definanziamento che riduce la quota di PIL destinata alla sanità pubblica dal 7.1% al 6.7%. La riduzione inizierà nel 2015 (ultimo anno interessato dai tagli già deliberati) con un timido 7.0%, per poi perdere un altro 0.3% nel biennio 2016-2017. Non a caso, verosimilmente, il tempo necessario per “far partire anche la terza gamba della Sanità, quella delle assicurazioni integrative”, come ha dichiarato il Ministro della Salute.
Nelle due pagine (su 103) destinate a “Rispondere alle grandi sfide della sanità e dell’assistenza“, alla preoccupante tangibilità del dato finanziario non fa eco una programmazione sanitaria coerente, anzi tra le righe si legge una la volontà di subordinare alle esigenze finanziarie del Paese i diritti sociali dei cittadini sanciti dall’articolo 32 della Costituzione e dai principi fondanti del SSN. Infatti, accanto ai soliti proclami mai attuati concretamente (appropriatezza, governance, lotta agli sprechi, informatizzazione, HTA), alla necessità di risolvere problemi contingenti (responsabilità professionale, precariato) e alla lapalissiana precisazione che il Patto per la Salute è uno strumento di programmazione, nel DEF si leggono parole inquietanti: “sistema sanitario selettivo” – in netto contrasto con il principio costituzionale di universalità – “prestazioni non incondizionate“, “ridisegnare il perimetro dei LEA“, il tutto sotto una “regia nazionale” che può solo essere del Ministero dell’Economia e delle Finanze, a cui quello della Salute ha ormai delegato la programmazione sanitaria.
Se il vero significato del DEF 2013 – accettandolo benevolmente come frutto di un distratto e sbrigativo “copia e incolla” - è quello di una politica sanitaria sotto il segno dell’appropriatezza, è indispensabile attuare interventi adeguati per eliminare tutti gli sprechi che aumentano i costi dell’assistenza, senza produrre benefici per i pazienti e, spesso, aumentandone i rischi:
•Il sovra-utilizzo di interventi sanitari inefficaci e inappropriati (overuse)
•Il sottoutilizzo di interventi sanitari efficaci e appropriati (underuse)
•L’inadeguato coordinamento dell’assistenza
•Le tecnologie sanitarie acquistate a costi eccessivi
•Le complessità amministrative
•Le frodi e gli abusi
Questa strategia richiede il coinvolgimento di tutte le categorie di stakeholders, deve essere attuata a vari livelli di programmazione, organizzazione e decisione ed è perseguibile solo se tutti i protagonisti della sanità – accantonando definitivamente gli interessi di categoria – sono disponibili a riallinearsi sul vero obiettivo del SSN, ovvero “promuovere, mantenere e recuperare la salute fisica e psichica di tutta la popolazione”.
Altrimenti, se il Governo si è realmente invaghito del seducente “venticello europeo” che intende liberarsi di una consistente parte della spesa pubblica oggi destinata alla Sanità, non può e non deve nasconderlo tra le righe di un documento finanziario. Lo smantellamento del SSN merita una riforma condivisa da tutti gli stakeholders della Sanità italiana, deve essere affrontata in Parlamento e coordinata da un Ministero della Salute competente e determinato e soprattutto deve rivelare ai cittadini italiani che, per compensare gli innumerevoli zuccherini elargiti dalla Destra e dalla Sinistra, oggi vengono depredati della più grande conquista sociale.
Il 23 dicembre 2013 tutti i cittadini italiani vogliono festeggiare il 35° compleanno del SSN, rassicurati dalle Istituzioni che la fiscalità generale concorre a finanziare un servizio sanitario realmente pubblico, equo e universalistico. Purtroppo, leggendo e rileggendo il DEF 2013 – nonché alcune dichiarazioni sapientemente imbeccate alla Ministra – invece di cantare allegramente Happy Birthday, ci toccherà intonare un requiem al compianto SSN.
22 aprile 2013
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