SALUTE
La spesa sanitaria pubblica passerà dal 7,1 del 2013 al 6,7 del Pil nel 2017
Per la salute meno tutele pubbliche e più risposte private
Il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2013 reso noto dal Governo lascia trasparire in filigrana un “altro” servizio sanitario nazionale

Pubblichiamo un estratto dell'articolo "DEF. Sanità indietro tutta" pubblicato lunedì 30 settembre 2013 da Nino Cartabellotta in Saluteinternazionale.info dove è disponibile il testo integrale dell'articolo. La titolazione di questo estratto è della redazione di Euganeo.it.

di Nino Cartabellotta Fondazione GIMBE

Il 20 settembre il Governo ha reso pubblica la nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF) 2013 che, senza dichiararlo apertamente, lascia trasparire in filigrana un “altro” servizio sanitario nazionale (SSN), con meno tutele pubbliche e più risposte private. Infatti, anche se i conti della sanità tengono e la spesa sanitaria in Italia è tra le più basse in Europa, il DEF mette in discussione il principio dell’universalità delle prestazioni, forzando l’introduzione delle assicurazioni private a cui i cittadini italiani dovranno inevitabilmente rivolgersi. Le motivazioni sono facilmente intuibili: con un rapporto deficit/PIL che sfora il 3%, nell’impossibilità di aumentare l’IVA e di reintrodurre l’IMU, il Governo imbocca la strada all’intermediazione assicurativa e finanziaria dei privati per alimentare le casse dello Stato con entrate certe e sicure.
Andando ai numeri – dopo i 25/30 miliardi già sottratti al SSN per il periodo 2012-2015 – con il DEF 2013 il Ministero dell’Economia e Finanze cala inesorabilmente la scure programmando un definanziamento che riduce la quota di PIL destinata alla sanità pubblica dal 7.1% al 6.7%. La riduzione inizierà nel 2015 (ultimo anno interessato dai tagli già deliberati) con un timido 7.0%, per poi perdere un altro 0.3% nel biennio 2016-2017. Non a caso, verosimilmente, il tempo necessario per “far partire anche la terza gamba della Sanità, quella delle assicurazioni integrative”, come ha dichiarato il Ministro della Salute.
Nelle due pagine (su 103) destinate a “Rispondere alle grandi sfide della sanità e dell’assistenza“, alla preoccupante tangibilità del dato finanziario non fa eco una programmazione sanitaria coerente, anzi tra le righe si legge una la volontà di subordinare alle esigenze finanziarie del Paese i diritti sociali dei cittadini sanciti dall’articolo 32 della Costituzione e dai principi fondanti del SSN. Infatti, accanto ai soliti proclami mai attuati concretamente (appropriatezza, governance, lotta agli sprechi, informatizzazione, HTA), alla necessità di risolvere problemi contingenti (responsabilità professionale, precariato) e alla lapalissiana precisazione che il Patto per la Salute è uno strumento di programmazione, nel DEF si leggono parole inquietanti: “sistema sanitario selettivo” – in netto contrasto con il principio costituzionale di universalità – “prestazioni non incondizionate“, “ridisegnare il perimetro dei LEA“, il tutto sotto una “regia nazionale” che può solo essere del Ministero dell’Economia e delle Finanze, a cui quello della Salute ha ormai delegato la programmazione sanitaria.
Se il vero significato del DEF 2013 – accettandolo benevolmente come frutto di un distratto e sbrigativo “copia e incolla” - è quello di una politica sanitaria sotto il segno dell’appropriatezza, è indispensabile attuare interventi adeguati per eliminare tutti gli sprechi che aumentano i costi dell’assistenza, senza produrre benefici per i pazienti e, spesso, aumentandone i rischi:
•Il sovra-utilizzo di interventi sanitari inefficaci e inappropriati (overuse)
•Il sottoutilizzo di interventi sanitari efficaci e appropriati (underuse)
•L’inadeguato coordinamento dell’assistenza
•Le tecnologie sanitarie acquistate a costi eccessivi
•Le complessità amministrative
•Le frodi e gli abusi
Questa strategia richiede il coinvolgimento di tutte le categorie di stakeholders, deve essere attuata a vari livelli di programmazione, organizzazione e decisione ed è perseguibile solo se tutti i protagonisti della sanità – accantonando definitivamente gli interessi di categoria – sono disponibili a riallinearsi sul vero obiettivo del SSN, ovvero “promuovere, mantenere e recuperare la salute fisica e psichica di tutta la popolazione”.
Altrimenti, se il Governo si è realmente invaghito del seducente “venticello europeo” che intende liberarsi di una consistente parte della spesa pubblica oggi destinata alla Sanità, non può e non deve nasconderlo tra le righe di un documento finanziario. Lo smantellamento del SSN merita una riforma condivisa da tutti gli stakeholders della Sanità italiana, deve essere affrontata in Parlamento e coordinata da un Ministero della Salute competente e determinato e soprattutto deve rivelare ai cittadini italiani che, per compensare gli innumerevoli zuccherini elargiti dalla Destra e dalla Sinistra, oggi vengono depredati della più grande conquista sociale.
Il 23 dicembre 2013 tutti i cittadini italiani vogliono festeggiare il 35° compleanno del SSN, rassicurati dalle Istituzioni che la fiscalità generale concorre a finanziare un servizio sanitario realmente pubblico, equo e universalistico. Purtroppo, leggendo e rileggendo il DEF 2013 – nonché alcune dichiarazioni sapientemente imbeccate alla Ministra – invece di cantare allegramente Happy Birthday, ci toccherà intonare un requiem al compianto SSN.

22 aprile 2013


5 ottobre 2013
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