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Il dibattito nella commissione sanità del Senato
Il tema della procreazione medicalmente assistita interpella le coscienze di ciascuno
di noi più che le eventuali conoscenze scientifiche. Voglio dire che laspetto etico
viene prima di quello tecnologico-scientifico, il che peraltro non esclude che anche
questultimo meriti attenta valutazione.
Come legislatori ci troviamo di fronte ad un interrogativo profondo; quale deve essere il
rapporto tra scienza ed etica? Quali limiti devono essere posti? Non cè dubbio che
noi siamo tra quanti fermamente convinti che non tutto ciò che è tecnicamente possibile
sia di per se stesso lecito e, soprattutto, giusto.
Da qui deriva in primo luogo lesigenza ampiamente avvertita, non solo dalle
coscienze che si riferiscono alla dottrina cattolica, di una legge che detti norme precise
e chiare al fine di regolamentare una situazione di pressante emergenza, potremmo ben dire
di caos, presente nel Paese. Una legge che si attende da decenni, che già nella
precedente legislatura era giunta ad un testo unificato; una legge che per la materia
interessata investe le nostre coscienze, i nostri riferimenti ideali, i valori profondi
nei quali crediamo, e gli stessi fondamenti di una civile convivenza in cui siano
rispettati e tutelati i diritti delle persone soprattutto delle più deboli e altrimenti
indifese.
Questa legge si impone per consentire che chi viene allesistenza con metodi
artificiali sia tutelato da condizioni che assicurino il rispetto della dignità della
persona, i suoi inviolabili diritti e il suo normale sviluppo nella famiglia, nello
spirito e nella lettera degli articoli 2 e 3 e dal 29 al 32 della Costituzione.
Se la nostra è una cultura della vita e per la vita, questa legge
che è finalizzata alla nascita di nuove persone giustamente deve prevedere, fra
gli interessi in gioco, in particolare linteresse meglio il diritto
del concepito; il divieto della crioconservazione degli embrioni verso la loro morte; il
divieto della loro soppressione, la possibilità, in via transitoria che gli embrioni
destinati a morire siano adottati.
La legge, infatti, deve saper rispondere non solo al diritto dei coniugi ad avere un
figlio, ma anche soprattutto al diritto alla vita ed alla famiglia del nascituro.
Donare la vita è un atto di amore, e non può quindi ridursi alla soddisfazione egoistica
di un proprio bisogno, per quanto affettivo e legittimo, che tende a mettere in subordine
o addirittura ad eliminare i diritti dellaltro. Attenzione anche più intensa va
rivolta a questi diritti, quanto laltro è il nascituro, sicuramente il più debole
e il più indifeso, colui che non ha voce, che non ha rilevanza, ma proprio per questo
deve trovare nella nostra coscienza, e soprattutto nel presidio della legge, piena
attenzione, totale accoglienza e sincera solidarietà.
Si tratta in sostanza di capovolgere una mentalità che sta diventando tendenza
largamente, e a mio giudizio pericolosamente diffusa, circa la considerazione del
nascituro che da oggetto di diritti altrui deve diventare soggetto di diritti propri, che
la legge deve sancire sostituendoli alla impossibilità del nascituro di affermarli in
proprio.
A questo punto credo che dobbiamo porci alcune domande sul testo di legge che ci è stato
trasmesso dalla Camera.
Acclarato che il diritto del nascituro viene prima del diritto di tutti gli altri (e non
credo che ci sia alcuno che voglia contestare questa constatazione);
considerato che il richiamo alle altre legislazioni vigenti in Europa non può essere
cogente per la nostra attività legislativa, non essendo dato certo laffermazione di
una presunta o pretesa superiorità di altri Paesi in termini di diritti civili, che
rischia di trasformarsi in un incomprensibile e ingiustificato complesso di inferiorità,
tanto più che legislazioni ampiamente permissive in materia, come in Gran Bretagna, sono
oggetto di forte revisione in senso limitativo;
considerato che la procreazione omologa medicalmente assistita ha raggiunto risultati
positivi nell80 per cento dei casi, dobbiamo chiederci:
- se la legge approvata dallaltro ramo del Parlamento è tale da ovviare alla
situazione di caos di far west che è purtroppo in atto nel nostro Paese nel
settore della procreazione medicalmente assistita, stabilendo delle regole che impediscano
il mercato della vita e la dispotica disponibilità degli embrioni;
- se questa legge dà una risposta al legittimo desiderio di avere un figlio da parte di
chi si trova in situazione di sterilità accertata;
- se questa legge garantisce i diritti del nascituro e quindi del nato che
è indubbiamente la parte più debole, e priva di voce propria, nel rapporto triangolare
che si costituisce tra uomo, donna e figlio.
Io credo del parere, e credo anche lintero Gruppo Popolare, che la legge approvata
dalla Camera pur con una parte, per noi negativa, che si riferisce alle coppie di
fatto, che secondo noi danno minori o nulle garanzie di stabilità nei confronti del
diritto del nascituro a nascere e crescere nellambito familiare questa legge
soddisfi almeno in larga parte esigenze di tutela della vita e dei suoi diritti secondo i
principi ai quali facciamo riferimento.
Riteniamo perciò necessario e urgente che si giunga ad una sollecita approvazione del
testo varato dalla camera, nella convinzione che lalternativa sarebbe un allungarsi
dei tempi con lesito finale di no aver nessuna legge e quindi di consentire il
perpetuarsi di un mercato di un mercato selvaggio senza regole in un settore di importanza
fondamentale anche per le generazioni future come quello della vita e dei suoi diritti
imprescindibili.
10 febbraio 2000
| 12
febbraio 2000 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |