i-sl6
Il modello universale e solidaristico del sistema sanitario

Gli obiettivi di salute
non possono dipendere dai soldi
Le prestazioni aggiuntive e marginali non devono mai consentire di creare una sanità a due gambe: una per i poveri, l’altra che si “compera” in base al reddito

di Giuseppe Fioroni

Cominciamo con il ribadire la missione del nostro sistema sanitario nazionale, quindi le finalità ed il modello, universale e solidaristico, facendo specifico riferimento all'articolo 32 della Costituzione, al diritto dei cittadini di avere tutelata la salute, al diritto di cura, un diritto che non è collegabile minimamente né al reddito né al luogo in cui si è nati.
E’ necessario ribadire e finalizzare questi compiti e questa missione, con norme estremamente chiare ed altrettanto flessibili, in grado di consentire il recepimento di ciò che quotidianamente si modifica nel mondo scientifico e della sanità. Proprio per questo, è utile un impianto che, con chiarezza estrema, ne definisca il modello e ne ribadisca i contenuti.
C’è un ulteriore obiettivo da raggiungere, anche tramite questo disegno di legge: la trasformazione di una mentalità. Molto probabilmente, se oggi facessimo un sondaggio tra i cittadini, la sanità risulterebbe come una grande spesa, anzi come un centro di sperpero, mentre i dati dimostrano che le cose stanno in modo molto diverso: alla Sanità viene destinato circa il 5 per cento del PIL; la commissione Onofri parla di un investimento al di sotto del 5 per cento nel 2001, proseguendo con questo trend.
Dunque, abbiamo di fronte a noi il quadro di una sanità in cui si spende poco. Forse si sta spendendo male, ma è necessario affermare con forza che la spesa per la Sanità non solo non è troppa, ma è poca. Vi è la necessità di investire di più in strutture e in tecnologia, anche se per la prima volta - notiamolo - con l'ultima Finanziaria, è stato incrementato il fondo sanitario nazionale. Il cambiamento di mentalità, per il cui verificarsi questa delega crea i presupposti, riguarda, come spesso il ministro Rosy Bindi ci ha ricordato, la trasformazione della sanità da una spesa ad un investimento per una delle risorse più importanti del nostro paese.
La più radicale trasformazione è rappresentata da un piano sanitario nazionale che fissa gli obiettivi di salute e nel contempo individua livelli essenziali ed uniformi di assistenza, determina le prestazioni appropriate perché quegli obiettivi di salute vengano raggiunti e garantiti gratuitamente a tutti i cittadini, ovunque siano nati e a prescindere da quale sia il loro reddito. Su questi livelli essenziali e su queste prestazioni appropriate si fissa il fondo sanitario nazionale, e non viceversa. Ipotizzare infatti che, sulla base dei soldi disponibili, si fissino livelli essenziali e prestazioni appropriate significa snaturare il nostro sistema sanitario nazionale.
Bisogna dunque muoversi con un concetto di Piano sanitario nazionale e poi di prestazioni aggiuntive e marginali che non consentano mai di trasformare il nostro sistema sanitario nazionale in un sistema a due gambe: una per i poveri ed una correlata a ciò che uno ha, tramite le prestazioni che si possono acquistare. Va invece ribadito e consolidato questo sistema solidaristico in cui ciascuno vede garantita la propria cura, ma non paga per essa: paga in base a quanto può, anche per chi non può.
Occorre poi passare alla "verifica del processo di aziendalizzazione". Siamo convinti che questo processo vada completato, evitare che esso significhi far assumere all'azienda sanitaria il fine del profitto come suo obiettivo come determinante il meccanismo del rapporto costo-beneficio, per cui - in una azienda che non produce bulloni, ma produce e garantisce salute - si rischia di fare solamente ciò che rende e non si fa ciò che non rende (pensiamo a cosa significhi questo nei confronti di patologie croniche e complesse). Completare il processo di aziendalizzazione significa invece consentire all'azienda sanitaria, che produce e deve produrre salute, di avere strumenti più efficienti, più efficaci e che erogano prestazioni di maggiore qualità, mutuandoli dal privato. In questo contesto, vanno collocati il ruolo dei direttori generali, il ruolo potenziato dei consigli dei sanitari e, dall'altra parte, obiettivi che non siano più solo il pareggio di bilancio, ma nel contempo anche e soprattutto quello di far accorgere il cittadino che la sua salute sta maggiormente a cuore a chi gliela deve curare e che queste cure sono efficaci, efficienti e soprattutto rapide.
La delega pone poi grande attenzione al personale del sistema sanitario nazionale, come risorsa. Mentre, da un lato, ribadisce il concetto che non si può contemporaneamente essere dipendenti di due diverse strutture, perché è difficile ipotizzare che un dirigente possa lavorare la mattina per uno e il pomeriggio per la concorrenza, dall'altro introduce in questo contesto anche punti importanti: per accedere all'estensione del contratto di diritto privato, alla licenziabilità senza giusta causa e a una maggiore assunzione di responsabilità deve esserci anche un adeguato trattamento stipendiale.
L'individuazione di una remunerazione aggiuntiva e diversa all'interno del fondo sanitario nazionale vada proprio in questo senso.
Va in questa direzione il ruolo del medico di base. Rendere corresponsabile il medico di famiglia, il medico di base, che è la prima linea, il centro informatore della spesa sanitaria, significa di fatto aiutarlo ed incentivarlo, affinché ci sia una prescrizione giusta, corretta ed efficace, che è quella che interessa il cittadino.
 Altri aspetti fondamentali all'interno della delega riguardano l'assetto istituzionale: riafferma il completamento del processo di regionalizzazione, propone alle comunità locali ed ai sindaci un ruolo non nella gestione della sanità ma nella programmazione sanitaria locale. E’ oggi difficile per i sindaci eletti direttamente dire ai propri cittadini che si occupano di tutto meno che di un bene così importante quale è la loro salute. Opportuna dunque la possibilità di realizzare un programma congiunto con i direttori generali, che individui gli obiettivi e le priorità di salute per il proprio territorio e che nel contempo consenta agli stessi sindaci, dopo un anno, di verificare l'attuazione gli obiettivi che erano stati prefissati insieme, fermo restando che poi spetterà a chi nomina la possibilità della revoca.

Il deputato Giuseppe Fioroni
è membro del Gruppo Popolari e Democratici L’Ulivo;
fa parte della Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati


07/081998
webmaster@euganeo.it
home page il collegio senatoriale di
Tino Bedin