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Approvata definitivamente dal Senato la nuova legge
di Tino Bedin
Nell'organizzazione della salute non comanderanno più solo i medici. Meglio: non
bisognerà essere medici per comandare.
La Commissione Sanità di Palazzo Madama ha approvato in deliberante e definitivamente la
legge che disciplina le professioni sanitarie non mediche completandone il percorso
formativo e aprendo concretamente le porte di accesso alla dirigenza.
La novità storica è questa: si prevede che le professioni infermieristiche, già
valorizzate con il riconoscimento del percorso universitario, abbiano un possibile ruolo
dirigenziale nel servizio sanitario. Per questo ruolo la nuova legge prevede un percorso
universitario specifico. Insomma nella organizzazione della salute tutte le professioni
che vi partecipano sono poste in posizione equivalente.
E' anche una risposta moderna e soprattutto di prospettiva ad una emergenza, quella del
personale infermieristico che pone problemi assai gravi.
La soluzione dell'importazione di personale, ultimamente sollecitata, ad esempio, anche
dall'Uripa del Veneto, è certamente una risposta, ma non deve essere la principale.
La prima risposta è rendere queste professioni - come altre - desiderabili da parte dei
giovani italiani e dei giovani veneti in particolare. Se i giovani trovano ragioni
professionali, di soddisfazione personale ed economica sufficiente, accederanno anche a
queste professioni.
E' il senso di questa legge. Non si tratta di un riconoscimento solo organizzativo, che è
pure rilevante. Nella definizione delle professioni infermieristiche la nuova legge
valorizza infatti l'autonomia, la libera organizzazione professionale e la partecipazione
originale al diritto alla salute. Ci sono cioè le basi non solo per il riconoscimento
dirigenziale, ma anche per quell'esercizio libero-professionale della propria attività
che potrà essere uno degli sbocchi.
Non a caso anche nel servizio sanitario gli attori sono impegnati dalla legge a spingere
per arrivare a "modelli di assistenza personalizzata", proprio attraverso le
figure professionali infermieristiche.
Torno ad un tema vivo in questi mesi qui in Veneto: l'assenza di infermieri. La nuova
legge pone alle nostre università e alla regione una sfida significativa: quella della
integrazione europea di queste professioni.
Non potranno sfuggirla. Quando dico europea - ed è questa la vera sfida - intendo
riferirmi non solo all'Europa che c'è ma a quella che verrà.
Una parte importante del personale "aggiuntivo" già oggi arriva dai paesi
candidati, spesso con formazioni professionali ridotte se non assenti. Evidentemente
stipendi ma anche prestazioni sono adeguati alla ridotta formazione.
Le nostre università e la regione potrebbero cercare invece collaborazione ed
integrazione - anche in programmi sostenuti dall'Unione - con università dei paesi
dell'Est europeo per collaborare alla formazione del personale ed attivare così scambi
professionali fin da ora.
Credo che anche il governo debba impegnarsi su questo fronte. L'insufficiente iscrizione
dei giovani agli attuali corsi universitari infermieristici, richiede una azione di
comunicazione e valorizzazione. Si è proposto di promuovere entro l'anno una Conferenza
nazionale delle professioni sanitarie infermieristiche centrata sulla europeizzazione di
queste professioni.
La legge interessa circa 400 mila professionisti. E' in gestazione da quindici anni e ne
ha impiegati tre in questa legislatura per arrivare alla conclusione. E' frutto di
iniziative parlamentari di molti gruppi. E' stata approvata all'unanimità dal Senato.
Trova così conclusione un percorso avviato nel corso di questa legislatura dai governi di
centrosinistra che ha permesso con un primo intervento normativo di superare l'antiquata
visione ancillare del ruolo di questi professionisti, di abbandonare il vecchio
mansionario per adottare profili professionali moderni, di restituire piena autonomia e
responsabilità nello svolgimento del lavoro proprio di queste figure.
Ora, con questa nuova legge si presenta l'occasione di riqualificare e rilanciare le
professioni sanitarie non mediche e allo stesso tempo, di migliorare la qualità
dell'assistenza e delle prestazioni sanitarie in generale.
Il provvedimento ha perfezionato, con la previsione della laurea e della specializzazione
universitaria, il percorso formativo degli infermieri, dei riabilitatori, dei tecnici
sanitari, dei professionisti della prevenzione. Ma, soprattutto, pone le basi concrete per
l'accesso alla dirigenza con la positiva conseguenza di offrire a queste professioni uno
sviluppo di carriera appetibile per molti giovani. Sarà così possibile creare nuova
occupazione, con gratificanti prospettive, in un settore che negli ultimi anni ha
registrato una grande difficoltà a completare il turn over per mancanza di nuovi
diplomati. La legge prende così atto di una evoluzione delle professioni sanitarie già
in corso da tempo e viene incontro alle esigenze del malato, creando le condizioni per
un'assistenza più moderna.
21 luglio 2000
| 24
luglio 2000 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |