La paziente operata di tumore, 7 mesi per la mammografia Visita ai reni, 5 mesi di attesa Una vera beffa alla prevenzione
PADOVA. Paziente con tumore al rene. Viene operata a Padova. L'intervento riesce bene e in reparto le dicono di tornare dopo 60 giorni per un controllo. Allora si reca al Cup per prenotare la visita di controllo dopo l'asportazione di un tumore: gliela fissano 5 mesi dopo. Nel frattempo, dal reparto, non vedendo la paziente per il controllo, chiamano il fratello chiedendogli se è morta. E' accaduto a Padova. Non è colpa del Cup, che ha precise disposizioni sulle liste d'attesa, e non è colpa della persona malata di tumore dalla quale non si può pretendere abbia anche la forza di fare battaglie contro la burocrazia. Se una donna incinta vuole (o meglio, deve) farsi un'ecografia per controllare la salute del feto, meglio che la prenoti appena si accorge di essere gravida, altrimenti potrebbe veder saltare il controllo alla settimana stabilita dal ginecologo. E chi deve mettersi un apparecchio ortodontico, beh, meglio che vada in banca a chiedere un prestito per andare da un dentista privato perché all'Usl 16 l'attesa è di oltre una anno. Incredibile ma vero. In provincia non va meglio: per una visita oculistica all'Ulss 17 di Monselice si arriva a fine marzo, a metà febbraio per un'ecodoppler Tsa, l'11 marzo è la prima data disponibile per un'elettromiografia a Este. "Il blocco delle sostituzioni del personale andato in pensione, rimpiazzato solo nella misura del 50% - spiega Margherita Miotto, vicepresidente della commissione Sanità della Regione Veneto (Margherita) - produce nella quasi totalità dei casi un notevole appesantimento delle liste d'attesa, anche in Ulss, come per esempio la 15, dove fino a poco tempo fa, le liste d'attesa erano piuttosto brevi". Il limite di tolleranza. Un modo per difendersi i cittadini però ce l'avrebbero: si tratta decreto 124 del 1999 sulle liste d'attesa che fissa, per ogni prestazione un "limite di tolleranza" per l'attesa. Per la maggior parte dei casi questo limite è fissato in 30 o 60 giorni. "Se la struttura pubblica non è in grado di fissare un appuntamento entro questo limite - spiega la Miotto - il cittadino ha diritto ad ottenere la prestazione da un professionista in regime di libera professione senza pagare la prestazione, solo il ticket. Pochi sono tuttavia quelli che fanno valere questa norma". La mammografia. Un discorso completamente a parte meritano le liste d'attesa per le mammografie. A Padova è stato avviato un innovativo servizio di screnning su tutta la popolazione femminile in età a rischio (45-69 anni): le donne che vi aderiscono sono invitate, ogni anno o ogni due anni, a farsi gli accertamenti necessari a seconda del loro grado di rischio, in maniera completa gratuita. Le donne anche in età a rischio che scelgono invece di non aderire al programma potranno sottoporsi a ogni eventuale esame diagnostico in convenzione solo in presenza di sintomi (nodi, secrezioni sospette...). Altrimenti dovranno pagarsi gli esami. E anche le donne che aderiranno allo screening che vorranno eseguire controlli senologici di routine al di fuori di quelli programmati (e in assenza di sintomi) dovranno pagarseli interamente. Il progetto mira a controllare tutta la popolazione contenendo i costi.
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