Il Piano socio-sanitario prevede la realizzazione di nuove strutture intermedie Nasce in Veneto l’ospedale di comunità
VENEZIA. C’è l’ospedale di comunità tra le maggiori novità introdotte dal nuovo Piano socio-sanitario approvato qualche giorno fa in giunta. Il nuovo modello di assistenza prevede la realizzazione di strutture sanitarie intermedie in grado di ospitare pazienti in dimissione da reparti per acuti dell’ospedale, per i quali sia necessario consolidare le condizioni fisiche o continuare il processo di recupero in ambito non ospedaliero, ovvero pazienti per i quali il medico possa richiedere un ambiente protetto per attuare o proseguire le terapie domiciliari. Il progetto rientra nell’ambito della ristrutturazione della rete ospedaliera, ormai prioritaria per la Regione, con l’obiettivo di aggiornare il «modello veneto» di assistenza diffusa di alta qualità rendendolo più facilmente «sostenibile» rispetto alle risorse disponibili. Sempre sotto il profilo ospedaliero, è prevista inoltre la rivisitazione della rete esistente, sulla base del parametro di 4,5 posti letto per 1000 abitanti con il superamento della duplicazione di alcune specialità in presidi appartenenti alla stessa Azienda. La ridefinizione dei rapporti determinerà un nuovo assetto dell’offerta assistenziale: attualmente, ci sono 269 strutture residenziali extraospedaliere per complessivi 23.815 posti letto, 16 hospice per complessivi 133 posti letto in esercizio su 225 programmati; 15 sezioni per alta protezione Alzheimer, per un totale di 165 posti letto in esercizio su 210 programmati; 20 strutture di ricovero per pazienti in stato vegetativo, comprensivi di 115 posti letto su 122 programmati e 8 ospedali di comunità autorizzati, per un totale di 160 posti letto. «La proposta di Piano socio-sanitario indica la strada per migliorare ulteriormente una sanità che è già tra le migliori al mondo» sostiene il governatore del Veneto Giancarlo Galan commentando il piano realizzato dai suoi due assessori, Valdegamberi per il sociale e Tosi per la sanità, dopo 10 anni di astinenza. «Dovremo proseguire in un percorso di costante modernizzazione, di innovazione clinica e tecnologica e, per poterlo fare, considerati i costi crescenti e i vincoli economici e finanziari, dovremo coniugare rigore e qualità dei servizi» suggerisce Galan. «In un quadro di obiettivi di riorganizzazione, appropriatezza ed efficienza, sarà indispensabile - aggiunge - mettere a punto percorsi che impediscano il formarsi di deficit, con specifiche procedure di monitoraggio e controllo, ma anche con la piena condivisione delle strategie di contenimento della spesa». «Questo Piano - aggiunge Flavio Tosi - ha l’obiettivo di aumentare gli investimenti sul territorio per rafforzare i servizi per il trattamento della fase post acuzie, in particolare per la popolazione anziana; servirà a razionalizzare la spesa, non per spendere meno ma per spendere meglio». «Con questo documento di programmazione socio sanitaria - precisa a sua volta Stefano Valdegamberi - rafforzeremo un modello di integrazione fra servizi sociali e sanitari che tutte le Regioni ci invidiano e cercano di imitare». Il piano punterà in particolare alla modernizzazione del sistema che sarà caratterizzato dall’accreditamento, con obiettivi strategici che riguarderanno l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni sociali attraverso il superamento delle liste d’attesa e il riadeguamento economico-finanziario. Il riassetto del servizio sociosanitario regionale verrà realizzato puntando all’area vasta, cioè alla collaborazione tra aziende limitrofe e ancora verrà promosso l’inserimento degli Irccs nella rete sanitaria. L’intenzione è di rafforzare la funzione di indirizzo, coordinamento, controllo e supporto tecnico alle Aziende, con l’obbligo di una radicale ottimizzazione delle attività gestionali per conseguire economie di scala. Quanto all’assistenza territoriale, la proposta è di affermare un effettivo «modello a rete» tra Usl e Comuni in particolare in ambito distrettuale. Sul fronte delle cure primarie, infine, è prevista la costituzione delle Utap (unità territoriali di assistenza primaria).
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