RASSEGNA STAMPA

Il Gazzettino di Padova
31 gennaio 2007
di Gabriele Coltro

Padova. Fondazione Breda nei guai
Infermiere "appaltate"
Sei romene fanno causa

La legge vieta tutte le forme di interposizione tra il datore di lavoro e il prestatore d'opera. Comunemente si chiama "appalto di manodopera". E si verifica quando il lavoratore viene assunto da intermediari che, versando una retribuzione inferiore a quella corrisposta dal datore di lavoro ai propri dipendenti, arrecano un pregiudizio economico. In particolare la legge fa divieto all'imprenditore di affidare in appalto, anche a cooperative, l'esecuzione di mere prestazioni di lavoro, qualunque sia la natura dell'opera o del servizio prestato. L'inosservanza del divieto fa scattare l'assunzione da parte del committente della veste di effettivo datore di lavoro.
L'appalto di manodopera non è largamente utilizzato nel ricco Nordest solo nell'edilizia e nelle piccole fabbriche. Una grave violazione della legge ha per palcoscenico la Pia Fondazione Breda , che gestisce a Ponte di Brenta una delle più antiche strutture cittadine di assistenza per anziani non autosufficienti. Sono passati più di cent'anni da quando, il 2 febbraio 1905, un Decreto reale riconosceva come ente morale la Fondazione voluta dal senatore Vincenzo Stefano Breda , un uomo che segnò profondamente lo sviluppo tecnologico della città, segnalandosi per la sua profonda dedizione verso i più deboli. E gli ultimi dieci anni di storia sono stati alquanto burrascosi. Sui vertici della casa di riposo sono passati due commissari straordinari, i giudici del Tar e del Consiglio di Stato, nonchè la magistratura penale che ha spedito sotto processo per falso ideologico in atti pubblici l'ex presidente dell'ente.
Ebbene, la Fondazione si ritrova a fare i conti anche con il poco ortodosso utilizzo di operatrici socio sanitarie "appaltate" da Veneto Assistenza, una cooperativa a responsabilità limitata con sede legale in via Svezia, a Padova Est. A sollevare il coperchio su un pentolone in pericolosa ebollizione è stato Vittorio Rosa, presidente del Sindacato Lavoro e Società aderente alla Cisal, che ha avviato una vertenza relativa a sei infermiere professioniste che hanno svolto la loro opera alla casa di riposo con retribuzione sottopagata. Le operatrici sanitarie, assistite dall'avvocato Emanuele Spata, affronteranno giovedì della prossima settimana il tentativo di conciliazione all'Ufficio provinciale del lavoro. Controparte convocata la Fondazione Breda . In caso di esito negativo è scontato il ricorso al giudice del lavoro. Si tratta di quattro romene e due moldave, tra i trenta e i cinquantasette anni, che hanno prestato servizio dal 2003 al settembre scorso, e che reclamano una differenza retributiva variabile dai 3 mila ai 34 mila euro. Formalmente dipendenti della Veneto Assistenza, in pratica svolgevano lo stesso servizio delle loro colleghe della casa di riposo, prendendo ordini dalla capo reparto: pulivano, vestivano, nutrivano gli anziani degenti non autosufficienti, osservando le direttive e i turni di lavoro impartiti dalla responsabile del reparto.

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rs-07-014
10 febbraio 2007
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Tino Bedin