RASSEGNA STAMPA

La Repubblica
24 giugno 2006
di Maria Novella De Luca

Il progetto
Bindi: una legge per le badanti;
le famiglie hanno bisogno di aiuto

Lo stop a Padoa-Schioppa: il risanamento non pesi sui più deboli

ROMA - «Un mese di Governo? Mi sembra un po´ presto per fare bilanci. Io poi non credo nemmeno alla regola dei primi cento giorni...». Rosy Bindi, chemisier blu e filo di perle al collo, è seduta su una poltrona giallo canarino nello studio, nuovo di zecca, del neonato ministero della Famiglia, dove gli unici ornamenti per adesso sono il tricolore d´ordinanza e le pareti appena dipinte. Un dicastero piccolo, senza portafoglio, ma con forti deleghe su temi delicati e popolari, i bambini, la terza età, le adozioni.
Sul suo tavolo l´agenda delle priorità: una legge quadro per la formazione professionale delle "badanti", un fondo per la non autosufficienza, il Garante dell´Infanzia. «Sulla politica di Zapatero si sta creando uno stereotipo nel nostro paese. Tutti parlano delle leggi spagnole sui matrimoni gay, dimenticandosi invece che il primo atto di Zapatero è stata una legge per garantire l´assistenza alle famiglie che si prendono cura delle persone non autosufficienti. Questa sì che è una vera emergenza».
Un´emergenza a cui le famiglie italiane hanno risposto con i propri mezzi. Ad esempio con il ricorso di massa alle badanti. Secondo le Acli, oggi in Italia ce ne sono almeno un milione, e in gran parte clandestine.
«Le famiglie italiane lasciate sole dalle istituzioni hanno privatizzato la risposta. Ma è il numero delle badanti, che propongo di chiamare "assistenti familiari", a darci la misura di quanto stia diventando grave il problema degli anziani non autosufficienti».
Un tipo di assistenza il cui costo è oggi interamente a carico delle famiglie.
«È vero, e per questo vogliamo istituire un fondo per la non autosufficienza, che dovrebbe aiutare a sostenere le spese più gravose, e finanziare una rete di servizi domiciliari. A cui si deve collegare però una emersione dal lavoro nero e una maggiore professionalità di chi si prende cura dei nostri vecchi».
In che modo?
«Penso a una legge quadro che preveda per queste persone un profilo professionale e corsi di formazione con l´insegnamento della lingua e delle regole primarie dell´assistenza, dove il tirocinio potrebbe essere svolto già presso le famiglie. Una formazione che dovrà essere organizzata dalle Regioni insieme a quelle realtà che finora si sono occupate delle "assistenti familiari", come l´associazionismo o il terzo settore».
Resta il problema della "clandestinità".
«È ovvio che dovremo regolarizzare chi già lavora stabilmente nelle famiglie. Ciò che mi preme infatti è dare dignità a questo nuovo mestiere e sicurezza alle famiglie».
La politica del suo ministero parte quindi dalla terza età invece che dalle culle vuote?
«La famiglia è una, e il problema degli anziani è strettamente legato al futuro dei giovani. Mi spiego. C´è una generazione di mezzo, quella delle coppie di 50, 60 anni, che si ritrova schiacciata tra la cura degli anziani e l´incertezza sul domani dei figli. Famiglie "sandwich", che devono scegliere se destinare le proprie risorse all´assistenza di un genitore non più autonomo, o sostenere, ad esempio, l´uscita di casa dei giovani».
Ma i soldi li troverete? La situazione dei conti pubblici sembra drammatica... «Il Governo Prodi ha messo la famiglia al centro dei suoi obiettivi. Padoa Schioppa le risorse le deve trovare. Non ci sono solo diritti individuali da tutelare, ma ci sono anche i diritti della famiglia. Paesi assai più laici del nostro come la Francia, la Svezia o la Norvegia possono insegnarci molto in tema di famiglia e tutela dell´infanzia».

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24 giugno 2006
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Tino Bedin