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L'Italia partecipa al programma europeo di
alfabetizzazione informatica
Prestiti senza
interesse
agli studenti
che comprano il computer
Via libera del Senato anche
alla diffusione del commercio elettronico
Il Senato ha approvato il 27 settembre 2000 il disegno di legge di iniziativa del
ministro Enrico Letta Disposizioni per lo sviluppo del commercio elettronico e la
diffusione della conoscenza informatica. Il provvedimento è all'esame
della Camera dei deputati. Su di esso si è pronunciata la Giunta per gli Affari europei
del Senato, che il 20 settembre 2000 ha espresso parere favorevole, dopo una relazione del
presidente Tino Bedin. Pubblichiamo il testo della relazione.
di Tino Bedin
Il disegno di legge "Disposizioni per lo sviluppo del commercio
elettronico e la diffusione della conoscenza informatica" si inserisce nel quadro
più generale di interventi che il Governo, in coerenza con l'iniziativa "eEurope"
adottata dal Consiglio Europeo di Feira lo scorso giugno, sta avviando per lo sviluppo
della società dell'informazione e della conoscenza informatica.
Il primo dei due articoli di cui si compone il disegno di legge, prevede interventi per lo
sviluppo del commercio elettronico e riproduce il testo dell'articolo 17 del disegno di
legge collegato alla legge finanziaria per il 2000 "Disposizioni in materia di
istruzione, ricerca, innovazione tecnologica e informazione" (AC.6560), nella
versione già approvata con modificazioni dalla Commissione Istruzione della Camera dei
deputati il 22 marzo scorso,. e che, successivamente, sono state stralciate dal testo
anche per venire incontro alle osservazioni critiche che, su tale scelta, erano state
avanzate dai Gruppi di opposizione.
Con il secondo articolo si incentiva l'acquisizione di strumentazioni informatiche da
parte dei giovani. Attualmente in Italia vi sono in media 13 computer ogni 1.000
abitanti, contro i 47 degli Stati Uniti, i 31 del Regno Unito, i 25 della Germania.
Il commercio elettronico
Il comma 1 dell'articolo 1 introduce agevolazioni, nei limiti del de
minimis stabilito dalla disciplina comunitaria per gli aiuti (ovvero circa 200
milioni) da concedere, sotto forma di crediti di imposta, alle aziende che intendano
sviluppare attività di commercio elettronico. Con il comma 2, sempre nei limiti del de
minimis comunitario, vengono concessi contributi in conto capitale per l'introduzione
di innovazioni nelle metodologie operative, gestionali e nelle tecnologie nel settore
tessile, abbigliamento, calzaturiero e in altri settori di particolare rilevanza per lo
sviluppo competitivo del Paese.
Alle due finalità sono destinati rispettivamente 80 e 30 miliardi all'anno per il
triennio 2000-2002, mentre viene lasciato un ampio margine di discrezionalità alla
normativa secondaria di attuazione, prevedendo che sia il Ministero dell'Industria ad
individuare, attraverso bandi annuali, priorità e modalità di intervento.
Il computer nelle scuole
L'articolo 2 prevede l'istituzione di un Fondo di garanzia, la cui
dotazione è complessivamente, per il biennio 2000-2001, di 180 miliardi, per la copertura
dei rischi sui crediti erogati dalle banche nell'ambito del programma di diffusione delle
tecnologie informatiche fra gli studenti. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha
stipulato un accordo con l'Associazione Bancaria Italiana per la concessioni di crediti
agevolati a tasso zero agli studenti che, nel corso dell'anno scolastico 2000/2001,
frequentano il primo anno delle scuole medie superiori. La strumentazione da acquistare
dovrà corrispondere a requisiti minimi fissati dall'accordo ad un costo massimo anch'esso
indicato.
Il Fondo coprirà i rischi di mancata restituzione dei crediti effettuati dalle banche,
che la relazione tecnica, a fronte di crediti erogati per 800 miliardi, stima tra il 20 ed
il 25 per cento. Da ciò la congruità della dotazione del Fondo fissata in 180 miliardi.
Un incentivo alla modernizzazione
Legando le innovazioni nei settori produttivi alle tematiche del commercio
elettronico, il disegno di legge contribuirà ad affrontare una delle strozzature che
impediscono lo sviluppo del commercio elettronico nel nostro paese. Oggi le aziende di
commercio elettronico sottolineano che i problemi sono non tanto dovuti a carenza di
domanda, quanto piuttosto alla mancanza di un'offerta strutturata per il commercio
elettronico. I fornitori non sono quasi mai predisposti per collegarsi ad Internet e non
sono in grado di rispondere con immediatezza agli ordinativi delle aziende commerciali.
All'interno di quel complesso fenomeno che va sotto il nome di new economy sicuramente
un ruolo centrale riveste lo sviluppo del commercio elettronico. Nel 1999 sono state
circa 250 milioni le famiglie che, in tutto il mondo, hanno utilizzato Internet (nel 1991
erano poco meno di 3 milioni), e di queste all'incirca un quarto hanno fatto acquisti
tramite la rete, per un controvalore stimato in 227 mila miliardi di lire. A settembre
dello scorso anno, precisa un recente rapporto OCSE, in tutto il mondo gli utilizzatori
del commercio elettronico sono stati pari a 60,5 milioni, di cui 40 concentrati negli
Stati Uniti, dove il rapporto utilizzatori/abitanti è a pari a 160 ogni 1.000 abitanti. A
parte il caso degli Usa, nel resto del mondo ed in particolare in Europa, oggi, solo il 10
per cento delle persone che utilizzano Internet si rivolge al commercio elettronico per
fare acquisti. La penetrazione del commercio elettronico in rapporto alle vendite al
dettaglio continua al momento ad essere bassa, sia negli Stati Uniti, dove raggiunge lo
0,6 per cento del totale delle transazioni, sia in Europa, dove la percentuale è ancora
più bassa, dello 0,2 per cento (in Italia non si arriva allo 0,1 per cento).
Per il futuro si prevedono tassi di crescita con percentuali a due cifre. In Europa entro
il 2005 si passerà dagli attuali 20 milioni di cittadini che fanno la spesa in rete ad
oltre 85 milioni, con un giro d'affari che salirà dagli 8 ai 64 miliardi di euro.
Ma anche in questo caso l'Europa del commercio elettronico non sarà un solo paese. Se nel
prossimo quinquennio tutti i mercati nazionali conosceranno una forte espansione, si
evidenzia una marcata differenziazione tra un Nord del continente in crescita più
pronunciata (Scandinavia, Germania, Benelux e Gran Bretagna), che nel giro di pochi anni
si porterà ai livelli americani, ed un Sud in ritardo.
Vediamo la situazione italiana. Nel 1999 le aziende con accesso ad Internet erano più di
641.000 e nel 2001 dovrebbero superare quota 1.600.000, mentre le famiglie passerebbero
dagli attuali 2.861.000 a 5.700.000. Le aziende con un sito Internet, sempre al 1999,
risultavano più di 164.000 e nel 2001 diventeranno oltre 400.000. Per quanto riguarda gli
acquisti in rete vengono stimati nel 1999 circa 490.000 acquirenti residenziali e 28.000
imprese, che al 2001 salirebbero rispettivamente a 2.300.000 e 140.000. Il valore annuo
delle transazioni si è attestato attorno ai 420 miliardi per le vendite al dettaglio, e
ai 2.000 miliardi per le transazioni tra aziende. Nel 2001 queste cifre dovrebbero salire
rispettivamente a 2.700 miliardi e 15.000 miliardi.
Le cifre riportate testimoniano in maniera assai eloquente l'importanza in prospettiva che
il commercio elettronico avrà all'interno delle economie occidentali e la necessità,
quindi di attrezzarsi al più presto per rispondere alla nuova sfida.
Il disegno di legge è del resto coerente con quanto indicato all'articolo 17 del decreto
legislativo n. 114 del 1998 di riforma del commercio, in materia di commercio elettronico,
anche se serviranno ulteriori approfondimenti ed interventi per potenziare le
infrastrutture, definire regole e procedure di accesso, di sicurezza delle transazioni, di
garanzia della qualità dei prodotti.
Anche in questo contesto l'intero articolo 1 dovrebbe purntare alle innovazioni, più che
al sostegno di settori specifici, pur rilevanti.
Una proposta europea
In riferimento alla compatibilità comunitaria, il parere è positivo, sul
piano tecnico e sul piano politico.
Sul piano tecnico, abbiamo già rilevato come l'intervento finanziario si collochi
all'interno della disciplina che regola gli aiuti "de minimis", così come
chiarita nella Comunicazione della Commissione in materia èpubblicata sulla GU C 68 del 6
marzo 1996, che prevede appunto la forma deegli sgravi fiscali che il disegno di legge
introduce come sostegno alla diffusione del commercio elettronico.
Sul piano politico, ho citato le deliberazione del Consiglio europeo di Feira che ha
concluso la presidenza portoghese. Nelle conclusioni si chiede l'imnpegno degli Stati
membri per la diffusione di Internet e si prevede che a Nizza si farà il punto delle
iniziative. Credo sia utile acquisire nel corso del dibattito si questo disegno di legge
eventuali stati di avanzamento già predisposti dalla Presidenza francese.
Il disegno di legge è coerente anche con la Posizione comune (CE) 22/2000, definita dal
consiglio il 28 febbraio di quest'anno in vista dell'adozione della Direttiva sul
commercio elettronico.
La Posizione comnune sostiene che "lo sviluppo del commercio elettronico nella
società dell'informazionne offre grandi opportunità per l'occupazione nella Comunità,
in poareticolare nelle piccole e medie imprese. Esso faciliteràla crescita delle imprese
europee, nonché gli investimenti nell'innovazione ed è tale da rafforzare la
competitività dell'industria europea a condizione che Internet sia accessibile a
tutti".
Ed in questa annotazione c'è anche la psiegazione dello sforzo per mettere Internet a
disposizione del maggior numeor possibile di studenti ed attraverso di loro alle famiglie.
Certo la Posizione comune affronta temi più ampi rispetto al disegno di legge in esame.
Anche se essa stessa non pretende di essere esaustiva: ad esempio afferma che la direttiva
non è volta a definire norme in materia fiscale. In generale comunque la direttiva è
destinata a creare regole per il commecio elettronico. In questro senso occorre che il
commercio elettronico
ci sia e che anche l'Italia sia pronta ad utilizzarlo.
In definitiva si propone parre favore con il richiamo ai contenuti della Posizione comune
citata come un isnieme di elementi che devono già essere predisposti dal governo. Nel
frattempo potrebbe essere affrontata in sede di fase ascendente da parte del Senato per
verificare le condizioni di una rapida adozione della Direttiva.
20 settembre 2000
| 6
ottobre 2000 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |