

Con fascia tricolore e mascherina davanti al "Madre Teresa di Calcutta"
Parlare dell'ospedale della Bassa è rischioso anche per i sindaci
Secondo la polizia locale di Monselice vanno sanzionati in base alle norme sul coronanavirus

La straordinarietà del Covid-19 produce molte situazioni straordinarie. Una di queste si è verificata giovedì 9 aprile davanti all'ospedale "Madre Teresa di Calcutta", quello che avrebbe dovuto essere il grande ospedale della Bassa padovana.
Ecco il racconto di questo straordinario avvenimento nella cronaca di Nicola Cesaro, giornalista del "Mattino di Padova", anch'egli protagonista (involontario) di questa vicenda.
MONSELICE. I sindaci si ritrovano per chiedere un ospedale per la Bassa padovana, i vigili arrivano a sanzionarli. È una scena surreale quella avvenuta questa mattina (giovedì) davanti all'ospedale "Madre Teresa" di Schiavonia, il Covid Hospital della provincia di Padova.
Oltre venti primi cittadini della Bassa si sono radunati per contestare la riorganizzazione della Sanità in questo territorio e in particolare la mancanza di un ospedale di riferimento per i 180 mila cittadini che lo abitano. A inizio conferenza, i vigili della polizia locale di Monselice si sono presentati - con in testa il comandante - a contestare la presenza dei sindaci davanti al "Madre Teresa".
Il motivo? Ritrovarsi per protestare non è un buon motivo per dar vita ad assembramenti. Gli amministratori, è bene sottolinearlo, erano in regola sia con l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale che con il rispetto delle distanze di sicurezza.
I nomi dei sindaci - ma anche dei cronisti presenti alla manifestazione - sono stati messi a verbale. Verbale che, assieme alle singole autocertificazioni, sarà trasmesso alla Prefettura di Padova che valuterà l'eventuale sanzione.
I primi cittadini presenti, allibiti di fronte all'intervento degli agenti, chiedono ora la testa del sindaco di Monselice, la leghista Giorgia Bedin, non presente al sit-in e "titolare" del corpo di polizia che si è presentato puntualmente alla protesta. È stata scrupolosa applicazione della legge o mera ritorsione di stampo politico?
Anche per il Sindacato giornalisti del Veneto c'è stato di che per restare allibiti: per non fare differenze tra i presenti, secondo il racconto dei cronisti, sono stati identificati anche i giornalisti presenti. Il Sindacato ha immediatamente preso posizione.
Il diritto di cronaca viene "multato" a Monselice. Il comandante dei vigili del comune padovano ha denunciato per assembramento il cronista del Mattino di Padova, Nicola Cesaro. "Un inaccettabile episodio di abuso, un tentativo di intimidire la stampa" accusa il Sindacato giornalisti Veneto.
Il collega si trovava davanti all'ospedale di Schiavonia per seguire la protesta di 22 sindaci della zona che chiedevano, come riporta l'Ansa, "la graduale riapertura alla popolazione locale di una parte delle attività ordinarie del nosocomio, ora divenuto a Covid Hospital".
Non è servito a nulla qualificarsi come cronista ed esibire la regolare autocertificazione che motivava la presenza per ragioni di lavoro: Cesaro è stato ugualmente denunciato: "Indossavo la mascherina, rispettavo la distanza di sicurezza, ho spiegato perché ero lì".
Ovviamente anche l'Ordine dei Giornalisti del Veneto ha preso posizione.
L'Ordine dei giornalisti del Veneto ha presentato formale protesta al sindaco e al comandante della Polizia locale di Monselice per l'episodio avvenuto giovedì, quando il collega Nicola Cesaro è stato segnalato per spostamento non motivato, mentre stava seguendo, con tutte le cautele previste, la protesta di alcuni sindaci volta a far riaprire al territorio l'ospedale di Schiavonia. L'attività giornalistica è tra quelle consentite dal decreto del Governo e l'iniziativa della Polizia locale si configura come una palese violazione del diritto di cronaca e dunque di informare i cittadini.
Toccherà ora al Prefetto stabilire se davvero i sindaci di Arquà Petrarca, Baone, Borgo Veneto, Battaglia Terme, Due Carrare, Conselve, Montagnana, Granze, Castelbaldo, Sant'Urbano, Merlara, Pernumia, Ospedaletto Euganeo, Casale di Scodosia, Bagnoli, San Pietro Viminario, Sant'Elena, Barbona e Villa Estense fossero riuniti in un assembramento non giustificato, contrario alle normative sancite dal decreto governativo, e se dovranno essere dunque sanzionati. O se invece, in qualità di pubblici ufficiali e responsabili della salute dei loro cittadini, la loro presenza fosse giustificata da comprovati motivi lavorativi, come hanno scritto nelle autocertificazioni. La precisazione è della giornalista Camilla Bovo sul Gazzettino di venerdì 11 aprile.
Sul fronte politico il Partito Democratico di Padova ha diffuso un comunicato sulla straordinaria vicenda: i sindaci presenti davanti al "Madre Teresa di Calcutta" non erano prevalentemente espressione di liste di centrosinistra, anzi; tuttavia per i Partito Democratico non si trattava di sostenere una bandiera, ma di sostenere un servizio essenziale per i cittadini.
Il Partito Democratico di Padova esprime piena solidarietà ai sindaci che oggi hanno manifestato davanti all'ospedale di Schiavonia per far sentire la voce di quei 180mila cittadini del Distretto 5 abbandonati da Zaia e dalla Regione e che sono stati multati per assembramento dalla polizia locale di Monselice.
La regione si sta dimostrando assente, nonostante le numerose domande che in questi mesi sono state poste. Migliaia di cittadini chiedono la parziale riapertura delle attività ordinarie del nosocomio, trasformato in Covid Hospital e l'azione di oggi da parte dei sindaci era inevitabile.
Quanto accaduto è solo l'ennesima dimostrazione che manca da parte della Regione un ascolto per il territorio. È da oltre un mese i sindaci attendono risposte dall'amministrazione di Luca Zaia, che quotidianamente rimbalza tra una conferenza stampa e l'altra, ma non ha ancora trovato un'ora di tempo per incontrare gli amministratori del territorio e definire un cronoprogramma.
Il Partito Democratico è, invece, dalla parte dei sindaci, di tutti i colori politici, che cercano di dar voce alle istanze dei propri cittadini. Quest'ultimi chiedono risposte all'assenza di un presidio ospedaliero per le patologie non Covid.
Infine, chiediamo alla sindaca di Monselice di chiarire se era a conoscenza sull'atto verso i ventidue sindaci denunciati dalla polizia locale di Monselice.
Il fatto di non sentirsi soli ha fatto piacere ai sindaci. Ne riferisce la giornalista Camilla Bovo sul Gazzettino di sabato 11 aprile, riportando l'opinione di Loredana Borghesan, sindaco di Montagnana.
"Ringraziamo chi ha espresso solidarietà ai sindaci rispetto a quanto avvenuto, ma dispiace constatare che qualcuno non l'ha fatto. Noi eravamo lì per portare avanti la difesa del nostro ospedale e del nostro territorio. Non possiamo permetterci di perdere alcun reparto, professionalità sanitarie. Di fronte a questa emergenza, che non passerà completamente se non nell'arco di almeno un anno, il territorio ha sì bisogno di una forza tecnica, ma anche di una forza politica che ne sappia portare avanti le istanze. Vedremo dunque all'inizio della prossima settimana che tipo di indirizzo possa uscirne".
11 aprile 2020
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