i-e31
LItalia ratifica il
Trattato di Amsterdam
Dopo la moneta,
il lavoro:
lUnione Europa si va completando
Ci si aspettava di
più, dice il Parlamento italiano, ma a conti fatti gli aspetti
positivi sono probabilmente prevalenti. La relazione del senatore
Tapparo
e i commenti dei senatori Bedin, Bettamio e Besostri
Il Parlamento italiano, prima la Camera e poi il Senato, ha
proceduto ad approvare il disegno di legge del governo dal titolo
"Ratifica ed esecuzione del Trattato di Amsterdam che
modifica il Trattato sull'Unione europea, i Trattati che
istituiscono le Comunità europee ed alcuni atti connessi, con
allegato e protocolli, fatto ad Amsterdam il 2 ottobre
1997". E stato cioè ratificato il nuovo Trattato dellUnione Europea.
Oltre che in aula, il Trattato è stato esaminato in Senato dalla
Giunta per gli Affari europei e dalla Commissione Esteri.
Riportiamo il resoconto del dibattito alla Giunta
per gli Affari Europei.
Il senatore TAPPARO, relatore sul provvedimento in titolo, rileva
come le decisioni scaturite dalla Conferenza intergovernativa
abbiano inciso soprattutto sul primo e sul terzo pilastro,
concernenti, rispettivamente, le politiche comunitarie e la
cooperazione giudiziaria, rinviando tuttavia un esame più
approfondito delle questioni istituzionali al futuro. Per quanto
concerne in particolare la parte relativa ai diritti fondamentali
di cittadinanza il Trattato di Amsterdam prevede una procedura
sanzionatoria per violazioni gravi e continuate dei princìpi di
libertà e democrazia e dei diritti dell'uomo e introduce
specifiche disposizioni per contrastare le discriminazioni basate
sul sesso, la razza e la religione. In relazione al primo
pilastro viene anche inserito un nuovo titolo dedicato
all'occupazione con il quale gli Stati membri si impegnano a
coordinare le rispettive azioni conservando tuttavia la
competenza primaria in questa materia. Il Trattato prevede
altresì che il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata,
possa rivolgere delle raccomandazioni agli Stati membri e, con la
procedura di codecisione con il Parlamento europeo, possa
adottare misure di incentivazione che non comportino
l'armonizzazione della legislazione.
Nell'ambito del primo pilastro non vengono inserite disposizioni
che modificano la politica monetaria mentre figura invece
l'integrazione nel Trattato delle norme di politica sociale
precedentemente circoscritte nell'ambito di un protocollo
allegato al Trattato di Maastricht. Altre innovazioni riguardano
l'ambiente; viene infatti introdotto l'obiettivo dello sviluppo
sostenibile e di una maggiore integrazione della tutela
ambientale nell'ambito delle altre politiche, la salute ed i
consumatori, materie di cui vengono ampliate e precisate le
finalità.
In merito alla politica estera e di sicurezza comune (PESC)
l'oratore rileva come perduri per le decisioni più importanti il
ricorso al sistema dell'unanimità, peraltro contemperato dal
principio dell'astensione costruttiva. Tale principio, nei casi
in cui si prevede una decisione all'unanimità, consentirà di
deliberare anche in presenza di astensioni a meno che uno Stato
non si dichiari contrario per importanti ragioni di politica
nazionale, nel qual caso la decisione viene rimessa al Consiglio
europeo, che si pronuncia all'unanimità. Tra le altre
innovazioni che riguardano la PESC figurano la possibilità che
il Consiglio europeo definisca delle strategie comuni nonché
l'istituzione di un Alto rappresentante, che coinciderebbe con il
Segretario generale del Consiglio, chiamato a far parte della
Troïka che rappresenterà l'Unione europea, nonché la
costituzione di una cellula di pianificazione politica e di
allarme tempestivo destinata a svolgere compiti di analisi e di
preparazione delle decisioni.
Illustrando le innovazioni che riguardano il terzo pilastro il
relatore rileva come dal nuovo Trattato sia prevista una graduale
"comunitarizzazione" di materie quali i controlli alle
frontiere, l'immigrazione e il diritto d'asilo, che attualmente
rientrano nella sfera di applicazione della cooperazione
intergovernativa, in relazione alle quali il Consiglio, per un
periodo transitorio di cinque anni, continuerà a deliberare
all'unanimità previa consultazione del Parlamento europeo
mentre, successivamente, verrà applicata la procedura di
codecisione. In relazione a tali materie i protocolli allegati al
Trattato prevedono anche delle deroghe per Regno Unito, Irlanda e
Danimarca. Al Trattato è inoltre allegato un protocollo che
integra le disposizioni degli accordi di Schengen nell'ambito
dell'ordinamento comunitario. Vengono altresì rafforzati gli
strumenti in materia di cooperazione intergovernativa nei settori
doganale, di polizia e del diritto penale. In tale campo, in
particolare, è prevista anche l'adozione di decisioni quadro per
fissare gli obiettivi comuni dell'armonizzazione della normativa
degli Stati membri.
Per quanto concerne i profili istituzionali, fra le principali
innovazioni figura la previsione di un voto del Parlamento
europeo sul Presidente della Commissione designato dai Governi,
l'esigenza di un'intesa fra i Governi e il Presidente in merito
alla designazione degli altri Commissari ed un protocollo che
prevede che, in vista del prossimo ampliamento, ciascuno Stato
membro disponga di un solo Commissario allorché saranno
ridefiniti i criteri di ponderazione del voto in seno al
Consiglio. Lo stesso protocollo prevede altresì la convocazione
di una nuova Conferenza intergovernativa sul funzionamento delle
istituzioni comunitarie almeno un anno prima che il numero degli
Stati membri dell'Unione sia superiore a 20.
Il Trattato di Amsterdam fissa anche un tetto di 700 componenti
per il Parlamento europeo prevedendo un impegno a ridefinire il
numero di deputati che spettano a ciascuno Stato membro mentre
viene confermata l'esigenza di una deliberazione unanime del
Consiglio, su proposta del Parlamento, per l'adozione di una
procedura elettorale uniforme. Rilevando come il Trattato
contempli altresì uno snellimento della procedura di codecisione
ed una sua estensione a nuovi settori, l'oratore sottolinea
tuttavia come i poteri del Parlamento restino limitati in alcuni
dei settori più significativi, quali la politica sociale e
l'occupazione, per i quali permane la semplice procedura di
consultazione. Viene confermato, in particolare, un ruolo
preminente del Consiglio a scapito della Commissione del
Parlamento nell'ambito del secondo e del terzo pilastro. Alcune
delle decisioni più importanti del settore comunitario, nel
campo del diritto di stabilimento, dei programmi scientifici e
tecnologici e dei diritti fondamentali, dovranno inoltre essere
prese all'unanimità con procedura di codecisione con il
Parlamento europeo.
L'oratore rileva altresì come dal nuovo Trattato risulteranno
ampliate le competenze della Corte di giustizia ed illustra il
protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e
proporzionalità, che definisce i criteri per l'attribuzione di
nuove competenze all'Unione europea solamente in relazione
all'inadeguatezza del livello inferiore a raggiungere gli stessi
scopi. Tali criteri precisano tra l'altro gli spazi che devono
essere lasciati alla competenza degli Stati in merito al
recepimento delle direttive e all'attuazione delle politiche
comunitarie.
In conclusione l'oratore ritiene inadeguate le soluzioni adottate
in merito alla lotta alla disoccupazione, in quanto un prevalente
orientamento liberista ha comportato delle scelte eccessivamente
prudenti in merito allo sviluppo dei settori tecnologicamente
strategici, ed esprime forti perplessità sulla possibilità di
attuare una politica estera e di sicurezza comune più efficace.
Prima dell'avvio concreto dell'allargamento sarà inoltre
necessaria una nuova Conferenza intergovernativa volta a definire
gli aspetti istituzionali rimasti irrisolti affrontando in
particolare il crescente dualismo fra Parlamento europeo e
Consiglio.
Il presidente
BEDIN condivide il giudizio non completamente soddisfacente
sul Trattato di Amsterdam espresso dal relatore Tapparo e rileva,
tuttavia, come a sei mesi di distanza dalla firma del Trattato,
quando fu più sentita la delusione per le precedenti
aspettative, è possibile svolgere una lettura più ottimistica
del nuovo accordo. L'oratore osserva in particolare come, a
differenza del Trattato di Maastricht, che si caratterizza per
gli aspetti monetari e di bilancio, il Trattato di Amsterdam
verrà ricordato per l'accento posto sul tema dell'occupazione -
che pur rimanendo di competenza degli Stati membri vedrà lo
svolgimento di un'azione di coordinamento da parte dell'Unione
europea - la cui centralità è dimostrata dal fatto che nel
vertice straordinario di Lussemburgo si è concordato di
applicare talune disposizioni in materia del nuovo Trattato prima
ancora che sia completato il procedimento di ratifica. Il
Trattato verrà ricordato anche per il ruolo più significativo
riconosciuto, come rilevato dal relatore Tapparo, al Parlamento
europeo e ai Parlamenti nazionali, grazie alla significativa
estensione della procedura di codecisione. Lo stesso voto del
Parlamento europeo sui paesi ammessi alla moneta unica e la
correlazione posta dal Governo italiano tra la designazione di un
componente del Comitato esecutivo della Banca centrale europea e
le indicazioni assunte dal Parlamento, confermano un'evoluzione
nel senso della riduzione del deficit democratico. A tali
elementi si aggiunge poi il protocollo che, riconoscendo il ruolo
della Conferenza degli Organismi specializzati negli affari
comunitari dei Parlamenti nazionali (COSAC), contribuisce al rafforzamento della
democrazia nel sistema delle istituzioni comunitarie.
L'oratore sottolinea altresì come la definizione del principio
della cooperazione rafforzata - di cui la stessa moneta unica
costituisce un esempio che potrà proficuamente applicarsi anche
per la soluzione di problemi nei reciproci rapporti fra i nuovi
Stati membri - aiuterà l'Unione europea a progredire con una
maggiore velocità contestualmente al processo di allargamento.
Nel parere della Giunta sarebbe pertanto opportuno indicare i
suddetti aspetti positivi osservando tuttavia l'esigenza di un
ulteriore rafforzamento dei profili istituzionali dell'Unione.
Osservando come lo stesso assorbimento degli accordi di Schengen costituisca un
aspetto di grande rilevanza sociale, consentendo la creazione di
un grande spazio unico in cui i cittadini possano realmente
sentirsi europei, il presidente Bedin ritiene infine che nel
parere si possa esprimere anche il sostegno della Giunta per la
dichiarazione allegata al Trattato da Francia, Belgio e Italia,
in merito ad un rafforzamento delle istituzioni che sia collegato
e non contrapposto al processo di allargamento.
Il senatore BETTAMIO condivide le considerazioni del relatore Tapparo e del presidente Bedin. L'oratore sottolinea inoltre come, nonostante il formale rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, resti sostanzialmente inalterato il problema del deficit democratico, prevalendo ancora il ruolo del Consiglio nell'equilibrio dei poteri del sistema comunitario. L'oratore rileva altresì come spetti ancora ai Governi la decisione finale sulle riforme istituzionali e come la PESC, più che una reale politica europea, si configuri come una somma delle politiche nazionali che, in assenza di accordo, determinano la rinuncia dell'Europa a prendere posizione. Una riscrittura del Trattato si rende infine necessaria per realizzare una vera politica sociale e fiscale comune, che eviti che la sola integrazione monetaria comporti fenomeni di competizione selvaggia fra gli Stati membri.
Il senatore BESOSTRI sottolinea l'esigenza di una modifica del
Regolamento nel senso di una trasformazione della Giunta in
Commissione permanente cui dovrebbe spettare l'esame della legge
comunitaria. Con riferimento all'intervento del senatore
Magnalbò si pone inoltre la necessità di una riflessione
nell'ambito del dibattito sulle riforme costituzionali, volta a
precisare le forme di raccordo con l'Unione europea e di
coordinamento della normativa interna di recepimento del diritto
comunitario.
Nella prospettiva di una crescente attribuzione di competenze
alle Regioni si dovrà infatti evitare un'applicazione
disomogenea del diritto comunitario sul territorio italiano, che
comporterebbe altrimenti comprensibili disagi per i cittadini,
gli operatori economici e gli operatori del diritto. L'oratore,
ribadendo infine il proprio rallegramento per la nomina di un
rappresentante del Governo incaricato del coordinamento delle
politiche comunitarie, esprime l'auspicio che tale incarico venga
svolto a livello di Ministro, così come avviene in altri Stati
membri.
Il sottosegretario FASSINO rileva come l'Europa si accinga ad
attraversare una seconda fase costituente caratterizzata
dall'integrazione monetaria, dal processo di allargamento e
dall'ampliamento dello spazio di Schengen, già dal 1999, agli
Stati nordici e alla Grecia. Tali fenomeni comporteranno un salto
di qualità enorme, che richiede la consapevolezza che il
processo di integrazione europea non procede in modo continuo ma
per contraddizioni e salti, il più significativo dei quali si è
verificato con la caduta del muro di Berlino. A seguito di tale
evento, infatti, il processo di integrazione, precedentemente
circoscritto ad un insieme di Stati che si caratterizzavano per
un assetto culturale, sociale, economico e istituzionale più
omogeneo, si è ampliato a nuovi Stati che lo rendono molto più
complesso. Risultano pertanto connesse a tale complessità le due
dimensioni che caratterizzano il suddetto processo, quella
comunitaria e quella intergovernativa, le quali sono entrambe
riflesse nel Trattato di Amsterdam. Benché la prospettiva
auspicabile sia quella di uno sviluppo della dimensione
comunitaria rispetto a quella intergovernativa, si deve tener
conto che tale mutamento non è né semplice né lineare. Anche
se il Trattato di Amsterdam non ha affrontato compiutamente il
problema delle riforme istituzionali si deve pertanto considerare
nella giusta dimensione la portata di innovazioni come
l'estensione del potere di codecisione del Parlamento europeo,
che ha finalmente acquisito una reale incidenza.
L'oratore sottolinea quindi come il problema da affrontare sia
quello del passaggio dal criterio dell'unanimità, ancora
applicato a quasi tutte le materie, al sistema del voto a
maggioranza, e la conseguente interazione di tale problema con il
meccanismo della cooperazione rafforzata. Questi temi non sono
stati risolti al Vertice di Amsterdam anche perché, alla vigilia
dell'unione economica e monetaria e dell'avvio del processo di
ampliamento, si è comprensibilmente preferito svolgere una pausa
di riflessione prima di procedere ad un ulteriore trasferimento
di sovranità.
Con riferimento agli aspetti già descritti dal relatore Tapparo
l'oratore illustra alcuni degli aspetti più significativi del
nuovo Trattato: lo sviluppo del concetto di cittadinanza assume
particolare rilevanza nella prospettiva dell'adesione di paesi
che hanno una minore consuetudine con la democrazia e
considerevoli problemi con le minoranze; l'inclusione nel
Trattato del capitolo sociale e del capitolo sull'occupazione ha
consentito iniziative come il Vertice straordinario di
Lussemburgo e il piano d'azione per l'occupazione; in relazione
al terzo pilastro avranno conseguenze significative lo sviluppo
dei poteri della Corte, la comunitarizzazione delle disposizioni
di Schengen e di altre materie precedentemente concernenti la
cooperazione giudiziaria intergovernativa. In merito alla PESC
l'Unione si è finalmente dotata di strumenti, la cui reale
incisività dipenderà dalla volontà politica, quali l'Alto
rappresentante e la cellula di programmazione che, consentendo di
svolgere un'analisi comune, costituisce il presupposto per ogni
azione comune.
L'oratore osserva inoltre come il Governo non abbia ridotto gli
sforzi per procedere, parallelamente ai negoziati
sull'allargamento, alle ulteriori riforme istituzionali che si
rendono necessarie. In tale quadro sono previsti un rilancio
della discussione in occasione del semestre di Presidenza
tedesco, nel 1999, e lo svolgimento di taluni seminari bilaterali
con la Francia, a giugno, e con la Germania, ad ottobre, che si
accompagneranno all'azione svolta anche a livello parlamentare.
Al riguardo l'oratore comunica alla Giunta di essere stato
informato da parte del Presidente della Commissione affari
istituzionali di ulteriori iniziative avviate dal Parlamento
europeo e ribadisce l'impegno profuso dal Governo su tale
argomento nelle varie sedi.
Il relatore TAPPARO esprime la propria disponibilità a
recepire le considerazioni esposte dal presidente Bedin e dal
sottosegretario Fassino e sottolinea tuttavia l'esigenza di non
improntare il parere della Giunta ad un'eccessiva prudenza. A
tale proposito sarebbe necessario raggiungere progressi più
significativi in campo istituzionale ed in merito a politiche
idonee ad affrontare in modo sostanziale il problema
dell'occupazione, senza attenersi esclusivamente a principi
liberisti. Gli sviluppi in Kosovo ed altri avvenimenti inducono
inoltre a ritenere necessaria una politica estera e di sicurezza
più efficace, procedendo alle conseguenti determinazioni
istituzionali.
Prendendo atto delle osservazioni del sottosegretario Fassino
sulla dualità che caratterizza il processo di integrazione
l'oratore rileva la difficoltà di una costruzione istituzionale
che dovrà necessariamente vedere riconosciuta al Parlamento
europeo una maggiore dignità.
| 24/07/1998 webmaster@euganeo.it |
il collegio senatoriale
di Tino Bedin |